Palermo, “Anime migranti” racconta il rapporto della città con l’immigrazione

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Foro italico palermo
foto di Massimiliano Parisi

E’ una Palermo quasi sconosciuta quella raccontata da Massimiliano Parisi. Attraverso l’occhio della telecamera emerge l’altra faccia di Palermo, quella accogliente, ospitale, una città dove l’intreccio delle culture millenario continua a vivere per le strade caotiche. 

Ha avvertito la necessità di mostrare l’altra Palermo, Massimiliano Parisi, l’autore del documentario che spiega: “Nasco per caso a Napoli ma sono palermitano a tutti gli effetti”. Poco più che quarantenne, una laurea in filosofia in tasca che lo porta ad entrare in relazione con le persone, con i migranti e così ecco che nasce “Anime Migranti”, poco più di un’ora per conoscere da vicino la realtà palermitana.

“E’ un documentario che affronta il tema dell’immigrazione attraverso le sue diverse sfaccettature – racconta Parisi-. Palermo fa da sfondo mostrando le sue bellezze ma anche le sue rovine. Il documentario-reportage nasce dall’intenzione di voler ricostruire il rapporto della Città con l’immigrazione. E lo fa attraverso il racconto in prima persona dei migranti. Facendo sentire le loro storie, mostrando i luoghi in cui vivono, le loro usanze, di cosa sono fatte le loro giornate. A queste testimonianze si alternano quelle degli esperti che lavorano giornalmente a stretto contatto con loro, per aiutare lo spettatore ad inquadrare correttamente il problema dell’immigrazione. Alcune di queste testimonianze risultano importantissime dal punto di vista giornalistico. Su tutte le interviste ai medici dell’Usmaf Sasn, ed in particolare modo al dottor Pulvirenti. Perché raccontano cosa successe durante i blocchi navali della nave Diciotti e della Sea watch 3, che portarono alla messa in accusa del Ministro degli Interni Salvini da parte del Parlamento Italiano. Altra testimonianza importante per la Città è quella della dottoressa Vassallo. Il 2019 è stato l’anno della chiusura definitiva del Campo Rom della Favorita dopo ben trenta anni. La dottoressa Vassallo racconta la storia del gruppo di persone che sin dall’inizio hanno fronteggiato questa emergenza. Per ultimo ricordo il professor Fulvio Paleologo Vassallo, che tutti conoscono per la sua preparazione ed il suo impegno a favore dei migranti. Risulta importante per come riesce a fornire un quadro esauriente della situazione in Libia”.

“Ultima nota, – conclude – riguarda il fatto che il documentario non abbia finalità commerciali. Sia auto prodotto e frutto del lavoro di una sola persona. Cosa che per buona parte è da apprezzare per i risultati raggiunti e per altri versi è da tenere in considerazione quando il lavoro non appare sufficiente”.

Il documentario e il messaggio di speranza

E’ il rumore delle onde del mare ad aprire il documentario, immagini bellissime dell’alba vista dal porto di Palermo accompagnata dal sottofondo musicale dei Madredeus con “Ao longe o mar” ed il suo messaggio di speranza ed aspettativa positiva. 

Dopo alcuni stacchi sui tetti del quartiere Ballarò di Palermo, dove si trova il Centro Astalli, inizia il racconto per immagini di quello che succede alle prime ore del mattino al Centro con il “rito” della prima colazione. Il montaggio termina con la ripresa di Abdulleh un ragazzone di 19 anni che da lì a poco intervisterò. L’intervista ad Abdulleh, sempre allegro nonostante tutto, presenta lui giunto a 16 anni a Palermo, dopo aver affrontato la traversata in barca da solo, senza i genitori. Partito dal Mali, sarà prima sfruttato in Algeria da una ditta edile cinese e poi rinchiuso in carcere in Libia dove sarà frustato. Subito dopo l’intervista, c’è un breve intermezzo di circa un minuto e mezzo di una partita di calcio tra amici di Abdulleh al Foro Italico di Palermo. Inizia quindi il corpo centrale del documentario con le interviste intervallate da scene di vita quotidiane, nel tentativo di ricostruire completamente il fenomeno dell’immigrazione a Palermo. 

Si inizia con il professor Fulvio Vassallo Paleologo, intervistato all’interno dell’archivio storico comunale in via Maqueda, che racconta la situazione in Libia e quali sono i diritti dei rifugiati, intervallato da alcuni servizi di una Tv libica che mostra gli scontri in Libia. Seguirà un breve spaccato di vita quotidiana a Ballarò. Africani, Rumeni, Bengalesi che popolano il mercato di Ballarò. Subito dopo la parte più impegnativa per quanto riguarda le interviste. Sono tre interviste ai medici dell’Usmaf- Sasn Sicilia, tra cui il Direttore regionale. Tutti conoscono questi medici dai servizi Tv dei salvataggi in mare o per come effettuano il triage al porto, ma nessuno li ha mai intervistati per raccontare cosa fanno esattamente e a quali difficoltà vanno incontro. Sono passati alla cronaca anche a proposito della nave Diciotti o della Sea watch 3 che hanno portato alla messa in accusa del Ministro degli Interni Salvini. Due di loro interverranno sull’argomento raccontando le procedure per effettuare le evacuazioni mediche. Altro racconto inedito è quello fatto con le immagini della preghiera (saleh) all’interno di una moschea di Palermo. Si vede il rito della purificazione dall’impurità, con il lavaggio di mani e piedi e la preghiera svolta tutti insieme sui tappeti persiani. Dopodiché il documentario inizia ad occuparsi dei ROM, prima intervistando la dottoressa Vassallo del Centro salute Immigrati e Nomadi che racconta il Campo Rom della Favorita dal 2000 ad oggi. E successivamente con un montaggio delle baracche del Campo con l’audio di uno degli abitanti che racconta le difficoltà di essere Rom oggi. Da qui inizia l’ultimo parte del documentario. È un viaggio in macchina in compagnia della Comunità di Sant’Egidio attraverso varie tappe per portare il cibo ai senza tetto che vivono per strada. Fermandosi a parlare con alcuni di loro che raccontano la loro difficile esperienza di vita”.