Palermo, Acqua passata e una Storia che non passa

0
51
acquapassata

L’installazione di Inzerillo in piazza del Parlamento

Il tempo scorre come il mare, in un moto incessante sempre diverso, e nelle sue pieghe la storia si compie, coniugandosi in un presente che racchiude il passato e già contiene le origini del futuro.

Con un titolo rappresentato da una domanda, che non cerca risposte ma si propone di destare reazioni, Acqua passata, l’installazione dell’artista palermitano Cesare Inzerillo posta davanti a palazzo dei Normanni a Palermo, ha trasformato piazza del Parlamento in un presídio di riflessione e memoria. Una memoria recente e dolorosa che ci riporta a quel drammatico 3 ottobre 2013 quando in un naufragio avvenuto, al largo di Lampedusa, persero la vita 366 migranti. Una data in cui oggi si commemorano le vittime del mare. Da allora sono stati oltre diciottomila gli essere umani rimasti cadaveri nel Mediterraneo. Quel punto interrogativo capovolto posto nel titolo rafforza il senso civile di questo impegno artistico che chiede, in realtà denunciando, se davvero quanto accaduto in questi anni possa e debba considerarsi completamente “acqua passata”. Certo è che non deve essere dimenticato, divenendo monito universale.

Un’opera surreale, grottesca, volutamente paradossale, composta da una barca e da una metà campo di calcio balilla, proveniente dall’itinerante Museo della Follia. Un accostamento improbabile, inatteso e inconsueto con una parte rappresentata da un relitto, a bordo del quale realmente nel 2009 approdarono a Lampedusa duecento persone, e dunque destinata a solcare il Mare Mediterraneo con a bordo uomini, donne e bambini africani in cerca di un futuro che spesso naufraga con le loro vite prima dell’approdo in Europa attraverso la Sicilia, e un’altra sorprendentemente slegata e destinata  ad intrattenere e a far distrarre da un tema tanto complesso da sviscerare e altrettanto scomodo, ingombrante e doloroso da tenere a mente e da avvicinare al cuore.

La struttura lunga 26 metri

Si tratta di una struttura lunga 26 metri e larga 6 metri, ideata dall’artista Cesare Inzerillo e da Patrizia Monterosso, direttrice generale della Fondazione Federico II, in collaborazione con il Comune di Lampedusa e Linosa, con l’assessorato alle Culture del Comune di Palermo, con il Centro Regionale per la Progettazione e per il Restauro (il responsabile, l’architetto Stefano Biondo, ha curato l’allestimento) e con il progetto Snapshots from the borders e del compositore – sound designer Gabriele Giambertone.

L’installazione di Cesare Inzerillo, traccia di un’arte al servizio dei diritti umani e dell’accoglienza, segno un’arte che interroga, incuriosisce e provoca, ponendo al centro della sua ispirazione un tema spinoso di attualità e importanza assoluta come le migrazioni, frutto del progetto realizzato dalla Fondazione Federico II presieduta da Gianfranco Miccichè, si compone di figure umane, riproduzioni a grandezza naturale di scatti fotografici di migranti di un centro di accoglienza, fermati nell’atto di ricominciare una nuova vita e collocati sull’imbarcazione, autentico relitto storico, come monito di speranza e futuro possibile, e di riproduzioni alte due metri dei giocatori rossi e blu, impegnati nella metà campo di un biliardino.

Una speranza che tuttavia si contamina di indifferenza e ostinata sordità rappresentate da altre figure umane collocate al centro dell’installazione. Così l’opera denuncia anche la capacità di camminare, come se niente fosse, accanto ad un’umanità che “affonda” con la sua dignità, in mezzo alla rovine di una guerra subdola e silenziosa che, pur senza le armi tradizionali, miete vittime civili innocenti ogni giorno. 

La descrizione della mostra

“Acqua passata¿ non rappresenta la realtà ma la ‘presenta’ ne individua la ‘follia'(…)”, scrive la giornalista e storica dell’arte Valentina Bruschi, nella descrizione della mostra riportata su un totem posto accanto all’allestimento.

“Un oggetto perturbante, testimonianza concreta di quanto ci racconta la cronaca. L’oggetto, come un ready-made, diventa parte di un’opera più ampia, installata in una delle piazze più frequentate del centro storico di Palermo, nel suo cuore nevralgico, che suscita – in coloro che la osservano – domande di tipo etico ed estetico.

Intorno a questo frammento di realtà, Inzerillo ha inserito i ritratti fotografici di migranti, impressi su sagome a grandezza naturale, conosciuti in un Centro di Accoglienza di Palermo, provenienti da diversi paesi africani, ognuno con la sua storia da raccontare.

Essi sono la narrazione vivente – sottolinea ancora Valentina Bruschi – di chi è riuscito ad arrivare in Europa, con le proprie speranze e i propri sogni, e i loro sguardi sono colti in momenti di riconquistato senso di normalità.

In Acqua passata¿ l’arte e la cultura diventano strumenti necessari nella ricerca di nuovi percorsi di integrazione e solidarietà. In nome di un’umanità sempre più spesso dimenticata”. 

All’opera si associa un video (https://youtu.be/kIhS5rQiydY) che raccoglie volti e voci a sostegno del progetto e dell’idea.

Un eccentrico invito all’accoglienza ed un viaggio al confine con l’assurdo che ha, invece, il sorprendente pregio di essere profondamente radicato nel nostro presente e di indagarne uno dei drammi più grandi. Una narrazione originale e necessaria perché se acqua passata sono i pericoli che queste persone hanno affrontato per raggiungere l’Europa, non possono esserlo altrettanto le loro storie.