Migranti, critiche al decreto Minniti-Orlando: “Mette in difficoltà il sistema”

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Adriana Sapone

“Un provvedimento dal significato politico e ideologico”. Un decreto che fa tornare indietro al “vecchio binomio immigrazione-sicurezza”. Non usano mezzi termini le associazioni  nel commentare l’approvazione oggi in Senato del dl Minniti-Orlando sull’immigrazione, su cui il Governo ha posto la fiducia. “Mentre nel Mar Mediterraneo si continua a morire e il sistema di accoglienza è ormai al collasso, con l’estate che si avvicina e l’assenza di una reale regia nell’ambito dell’immigrazione, ci pensa il ministro Minniti e la maggioranza che lo sostiene a dare un contributo a questa situazione caotica, chiedendo la fiducia su un provvedimento di cui è evidente il significato politico ed ideologico, così come gli impatti nefasti sulla vita di migliaia di uomini, donne e bambini – sottolinea l’Arci in una nota -. Lontano dal risolvere i problemi davanti ai quali si trova il sistema italiano, oltre a criminalizzare rifugiati e immigrati, questo decreto metterà ancora più in difficoltà il sistema di accoglienza aumentando i tempi di attesa e la spesa pubblica”.

Secondo l’Arci pensare che “diminuire le garanzie per i più deboli (grado unico di giudizio e abolizione del contradditorio, procedura unica per le espulsioni) sia la soluzione alle difficoltà del nostro paese, non solo è sbagliato ma avrà un effetto opposto. Si mortificherà la democrazia di questo paese, limitando per legge i diritti di alcune categorie di persone – gli stranieri -, si avalleranno implicitamente atteggiamenti xenofobi e razzisti,  si faranno lievitare i costi in questo settore”.

Anche Caritas esprime perplessità sul provvedimento del governo. “Si torna al vecchio binomio immigrazione-sicurezza. I Cie, purtroppo non riescono a svolgere la funzione per cui sono nati, risultano molto costosi e sono spesso oggetto poi di comportamenti fortemente lesivi dei diritti delle persone – ha affermato a Radio Vaticana il responsabile immigrazione della Caritas, Oliviero Forti,. “Non crediamo- dice- che l’idea del ministro dell’Interno, di distribuirli per tutto il territorio con centri più piccoli, possa essere in alcun modo la soluzione per far fronte a un tema che è quello della presenza di molti irregolari che andrebbe affrontata, a nostro avviso, partendo da serie politiche di immigrazione e eventualmente anche di regolarizzazione”. Per Forti, poi, in merito all’espulsione degli immigrati “l’assenza di collaborazione da parte dei Paesi di origine, spesso la mancanza di accordi con questi Paesi, comporta l’impossibilità di allontanare dal territorio queste persone. Per noi è prioritario che qualsiasi atto che riguardi una persona, che sia di carattere amministrativo e di altra natura, abbia a fondamento il rispetto dei diritti – conclude -. In molti casi questo non viene garantito nei Paesi di origine, quegli stessi Paesi da cui queste persone spesso sono fuggite o si sono allontanate perché le condizioni sociali e politiche non permettono di rimanere”.