L’Open Arms ritorna in mare e salva 44 migranti. Resta critica sull’Accordo di Malta

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La Ong “Open arms”, dopo il sequestro di fine agosto, ritorna in mare e salva 44 persone che erano a bordo di un barchino in legno. Open Arms dopo aver lanciato varie richieste di poter approdare alla fine ha ottenuto il via libera da Malta per «far sbarcare in sicurezza i 44 naufraghi a bordo che hanno bisogno di cure e assistenza immediata». L’operazione di soccorso si è svolta di notte a 50 miglia da Lampedusa in zona Sar maltese.

Intanto la Ong critica il testo della bozza di accordo siglata a Malta e ora in discussione dai ministri degli Interni europei riuniti a Lussemburgo è “molto lacunoso e presenta al suo interno diverse criticità”. E’ per questo motivo che – spiega “Open arms” in un comunicato – “insieme alle altre Ong che operano nel Mediterraneo Centrale, abbiamo preparato un documento che analizzi l’accordo nelle sue parti più controverse e che formuli proposte per noi imprescindibili per affrontare un tema complesso come quello dei flussi migratori verso l’Europa, sia via mare che via terra. Siamo convinti – afferma “Open arms” – che per porre fine al traffico di esseri umani e alle morti ad esso legate non si possa che passare da alcune scelte irrimandabili: la creazione di canali di ingresso legali o corridoi umanitari, gestiti dagli stati membri dell’Unione europea, che assicuri a chi fugge da guerre e persecuzioni di poter trovare rifugio senza mettere ulteriormente a rischio la propria vita; la cessazione immediata degli accordi con la Libia, un paese in guerra che non può garantire il rispetto dei diritti umani e della vita delle persone in fuga; il rinnovo della missione Sophia fino al 2020, che metta in campo assetti navali oltre che aerei per affrontare in modo adeguato l’emergenza umanitaria che sta trasformando il Mediterraneo in un vero e proprio cimitero”.

La Ong “Open arms” conclude che “solo attraverso soluzioni strutturali e non temporanee, che abbiano come primo obiettivo la tutela della dignità e della vita di uomini, donne e bambini, sarà possibile iniziare a costruire un’Europa più giusta e accogliente che rappresenti i valori su cui fonda la propria identità”.