L’integrazione si Mostra al lido di Venezia

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L'integrazione si Mostra al lido di Venezia

Storie per raccontare e far vivere emozioni. Immagini e parole che proiettano la realtà, scardinandola dalla cronaca, dalla quotidinità, per lanciare messaggi. Questa è, anche, la forza del cinema e dei film.
Non è un caso, dunque, se la Mostra del cinema di Venezia, quest’anno racconta anche la diversità, lo straniero, per cercare di farci conoscere l’altro e sradicare i pregiudizi.

 
Il cinema riflette la società, oggi come fu un tempo con le bellissine pellicole del neorealismo, e se l’Italia da terra di migranti è diventata terra di immigrati, ecco allora che occorre raccontarla anche attraverso il grande schermo.
Il cinema si impegna e al Lido arriva anche il ministro per l’Integrazione, Cecile Kyenge, in occasione di una serie di appuntamenti legati alla proiezione di alcune pellicole incentrate sulle tematiche della diversità e della integrazione. Una giornata ricca di incontri quella del ministro che dice con chiarezza, dopo l’incontro con il Garante per l’infanzia e l’Adolescenza Vincenzo Spadafora, in occasione della presentazione del nuovo film di Ettore Pasculli ‘Italy amore mio’: “Il cinema, con il suo linguaggio capace così tanto di coinvolgere e toccare nel profondo, è fondamentale per l’integrazione e i cambiamenti culturali sui migranti. Al cinema bisogna rendere atto della funzione che ha sempre avuto e portato avanti, quella di denunciare e di sostenere le battaglie e le lotte e di contribuire ad eliminare le paure”.
Ed ecco, allora, i film che ci faranno pensare: La mia classe di Daniele Gaglianone alle Giornate degli autori.
Felice di presentare la “sua” classe è il prof. Valerio Mastandrea con Mamon, Bassirou, ShadiShujan, Mahobeboeh, Issa, Mussa e gli altri stranieri che hanno affollato l’aula del film di Daniele Gaglianone. L’attore è un maestro che prepara una classe di ‘veri’ extracomunitari, che devono imparare l’italiano per integrarsi e avere il permesso di soggiorno. Sull’impianto originario ha preso il sopravvento l’improvvisazione: ”Tutti parlavano liberamente”.
Poi c’è il documentario Schiavi di Stefano Mencherini (uscirà in sala a metà settembre), prodotto da Flai Cgil e Less onlus, che denuncia lo sperpero di denari pubblici e la violazione dei diritti attraverso l’Ena, Emergenza nord Africa, mettendo in luce come si finisca nella rete di nuova schiavitù, poi ancora l’altro film White Shadows di Noaz Deshe, incredibile storia di ‘diversità: albini africani venduti o amputati per soddisfare la credenza che portino fortuna.
Ancora Ana Arabia di Amos Gitai, un lungo piano sequenza di 84 minuti, girato al confine tra Tel Aviv e Jaffa per raccontare la necessità della convivenza; Piccola patria di Alessandro Rossetto, La prima neve di Andrea Segre con il dialogo tra l’africano Dani arrivato in Italia in fuga dalla guerra in Libia e il piccolo irrequieto Michele.