Lampedusa: Save the Children, almeno 600 bambini hanno già perso la vita quest’anno nel Mediterraneo.  

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A tre anni dal tragico naufragio del 3 ottobre 2013 a largo delle coste di Lampedusa, in cui morirono 368 migranti, non si arresta il ciclo di vite spezzate, anche di bambini, nel tentativo di raggiungere l’Europa via mare.

Secondo le stime di Save the Children, l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini in pericolo e a tutelarne i diritti, almeno 600 bambini avrebbero già perso la vita o risulterebbero dispersi nel Mediterraneo nei primi nove mesi del 2016, un numero che ha già superato il totale di oltre 500 minori dello scorso anno.
“Tre anni fa, le immagini delle bare dei migranti allineate nell’hangar dell’aeroporto di Lampedusa fecero il giro del mondo e portarono con forza all’attenzione dell’opinione pubblica mondiale il dramma di chi è costretto ad affrontare viaggi molto pericolosi per fuggire a guerre, persecuzioni e povertà estrema. “Mai più”, promisero allora le istituzioni europee, eppure il Mar Mediterraneo continua a mietere vittime, con più di 10.400 uomini, donne e bambini morti o dispersi nel Mediterraneo dal 2014 ad oggi,” afferma Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia. “In questi giorni, in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione, siamo a Lampedusa per ricordare le vite spezzate dei migranti e per chiedere con forza all’Europa un impegno concreto e non più rimandabile per evitare il ripetersi di simili tragedie e favorire la protezione e l’accoglienza di chi cerca un futuro migliore nel nostro continente”.
Con l’obiettivo di salvare quante più vite umane possibili, Save the Children ha avviato un’operazione di ricerca e salvataggio dei migranti nel Mediterraneo, attiva dallo scorso 7 settembre. Ad oggi, in poco più di tre settimane di attività, la nave Vos Hestia di Save the Children ha già tratto in salvo circa 600 migranti, in quattro diverse operazioni di ricerca e salvataggio, tra cui 85 minori, alcuni dei quali molto piccoli. Tra di essi, sono 75 coloro che hanno intrapreso il pericoloso viaggio verso l’Europa da soli, senza alcun familiare o adulto di riferimento al proprio fianco.
Degli oltre 301.000 migranti sbarcati in Europa nel 2016, il 28% è rappresentato da bambini. In Italia, secondo le stime di Save the Children, dal 1 gennaio al 26 settembre 2016 sono arrivati via mare più di 20.600 bambini, di cui la stragrande maggioranza – oltre 18.400  – sono minori non accompagnati, il doppio rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, provenienti in particolare da Eritrea, Egitto, Gambia, Nigeria, Guinea, Somalia, e altri Paesi dell’Africa subsahariana e occidentale.
“I minori, in particolare se non accompagnati, rappresentano gli individui più vulnerabili tra coloro che intraprendono la pericolosissima traversata del Mar Mediterraneo. Abbiamo il dovere morale, in collaborazione con la Guardia Costiera italiana e le altre ONG, di fare tutto ciò che è in nostro potere per trarre in salvo quante più persone possibile e di offrire ai bambini la protezione di cui hanno bisogno una volta sbarcati in Italia. Riteniamo, inoltre, che le istituzioni europee non possano più ritardare l’attuazione di una agenda europea sulla migrazione che abbia al centro i diritti dei bambini, permettendo quindi che i migranti possano raggiungere il continente attraverso vie sicure e legali – come riunificazioni familiari, corridoi umanitari, ricollocamenti e reinsediamenti – evitando che l’unico modo di arrivare in Europa continui ad essere, per loro, quello di affidarsi a trafficanti senza scrupoli. Quanto al nostro Paese – conclude Valerio Neri – auspichiamo che venga approvata quanto prima la proposta di legge C 1658 sulla protezione e l’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati, promossa da Save the Children, che è nuovamente all’esame della Commissione Affari Costituzionali dopo essere stata ferma per quasi tre anni”.
La sensibilizzazione sui temi delle migrazioni e sulle cause che costringono migranti e rifugiati ad abbandonare le proprie terre sarà al centro degli eventi organizzati a Lampedusa per la Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione.
L’Organizzazione partecipa infatti agli eventi organizzati dal Comitato 3 Ottobre, di cui Save the Children fa parte, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione e con il patrocinio del Comune di Lampedusa. Nelle giornate del 1 e 2 ottobre, quattro ragazze e ragazzi di SottoSopra, il Movimento Giovani per Save the Children – che come veri e propri reporter raccoglieranno voci e testimonianze dall’isola – condurranno, supportati da formatori dell’Organizzazione, un laboratorio sul tema dell’etica della comunicazione rivolto agli oltre 200 studenti provenienti da tutte le regioni d’Italia e da tutta Europa, accompagnati dai loro docenti, che si ritroveranno a Lampedusa assieme ai superstiti e ai familiari delle vittime del naufragio di tre anni fa.
Il laboratorio avrà un taglio prettamente giornalistico grazie al coinvolgimento dei giovani redattori di UndeRadio (www.underadio.it), la web radio del Movimento Giovani per Save the Children che intende favorire la cittadinanza attiva, il contrasto a ogni forma di discriminazione e lo sviluppo di una informazione corretta e priva di pregiudizi, che già coinvolge 2.000 studenti di 36 scuole di Roma, Napoli e Torino.
Durante le attività del laboratorio, i giovani potranno approfondire la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e i principi della Carta di Roma, il protocollo per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione; svolgeranno attività di gruppo per individuare, a partire dall’analisi di titoli e articoli di giornale, casi di informazione scorretta e discriminatoria nei confronti di rifugiati e migranti; produrranno contenuti radiofonici con la realizzazione di una rassegna stampa ispirata ai criteri di una comunicazione etica e responsabile e incentrata sul rispetto dei diritti.

Scritto da redazione