Immigrazione, Nadia ginecologa a Brescia lavora come governante

0
56

Jorida Dervishi

Una storia d’immigrazione diversa da quelle di chi arriva oggi a Milano, una storia meno drammatica – potrebbe obiettare qualcuno – perché non racconta di chi scappa dalla guerra o di chi si imbarca per un viaggio della speranza. È una storia che racconta pur sempre della partenza da un paese lontano, dei motivi che spingono ad abbandonare paese d’origine e affetti, delle mille difficoltà e della speranza di poter ricominciare da un’altra parte una vita migliore.

“Sono nata 42 anni fa in una piccola città vicino a Ternopil nell’Ucraina dell’Ovest, quella che confina con la Polonia, la Romania, l’Ungheria e la Slovacchia. Ucraina, che in Europa un tempo si definiva il “granaio dell’Europa” e che ora compra grano all’estero; moltissimo, non in prodotti ma in persone, quasi tutte donne, molte in età fertile – e se ne va assieme a loro il nostro futuro. Ho studiato a Kemerovo (Siberia ovest) e mi sono laureata in medicina. Per undici anni ho lavorato come ginecologa ostetrica nell’ospedale della mia città, ora faccio da tre anni la governante a Brescia, una bellissima città”.

Peccato che non nevichi mai.

“Facevo il più bel mestiere del mondo, quello di far nascere bambini, il futuro appunto della nostra nazione che, per la prima volta nella sua lunga e travagliatissima storia, aveva finalmenteconquistato l’indipendenza e la dignità di una nazione, dopo le grandi  sofferenze dell’occupazione  tedesca, e poi russa che aveva fatto letteralmente morire di fame milioni di nostri connazionali, colpevoli di cercare la libertà”.

“Un giorno arriva il momento tremendo delle decisioni e della partenza: con 35 dollari al mese che arrivavano un po’ sì e un po’ no, non si vive in tre e c’erano anche i genitori da aiutare. L’unica soluzione, presa da milioni di donne ucraine, è stata quella di lasciare tutto e andare via, non per “cercare fortuna” ma per cercare di sopravvivere, salvando la famiglia, far studiare i figli, aiutare i genitori. Drammatica, terribile decisione, rischiosissima. Una grande incertezza in tutto, nella mia vita quotidiana, incertezza del mio futuro e del futuro delle mie figlie, che speravo non fossero costrette a fare la stessa cosa. “Niente lacrime, tacere, bisognava andare avanti.”