Immigrazione, minori soli: a tre anni dalla legge Zampa ecco i risultati della sperimentazione

0
68
Minori migranti

Sono stati resi noti oggi i risultati della sperimentazionecondotta da UNICEF, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), Consiglio Italiano per i Rifugiati (CIR) e Centro Penc (specializzato in etnopsichiatria) sui benefici dell’approccio tra pari (peer-to-peer) nel supporto ai tutori volontari di minorenni stranieri non accompagnati.


Tre anni fa, grazie all’approvazione della legge 47/2017 – più nota come “Legge Zampa”, dal nome dalla sua prima firmataria, l’on. Sandra Zampa  – veniva istituita la figura del tutore volontario quale rappresentante legale e portavoce degli interessi dei minori stranieri non accompagnati (MSNA) in Italia.
UNICEF, UNHCR e CIR sono stati fin da subito impegnati nel sostegno al nuovo sistema di tutela volontaria, in collaborazione con le autorita` locali e l’Autorita` Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza (AGIA). 
Tra il 2017 e la fine del 2019 sono stati oltre 3.000 i tutori formati, 450 dei quali nella sola Sicilia, regione che fino all’anno scorso ospitava circa il 40% dei minori stranieri non accompagnati presenti nel nostro Paese. 

Approccio tra pari, una ricetta che funziona

Per fornire sostegno a questa nuova figura nel complesso percorso di tutela degli interessi del minore sono stati sperimentati, tra giugno e novembre 2019, dei gruppi di supporto tra pari che hanno coinvolto 18 tutori delle province di Palermo Catania
Obiettivo della sperimentazione è stato facilitare lo scambio di esperienze e informazioni riguardo le procedure e le diverse prassi del percorso di inclusione sociale dei minori stranieri non accompagnati. 
Al centro del dibattito, le sfide nella relazione con il minore, i rapporti con i centri d’accoglienza e con gli attori responsabili della presa in carico dei bisogni delle ragazze e dei ragazzi. 
La sperimentazione ha evidenziato come il supporto tra pari possa essere efficace e sostenibile nel caso dei tutori volontari. 

Chi ha partecipato ai gruppi ha riferito di aver avuto la possibilità di chiarire il proprio ruolo, di condividere strategie efficaci per favorire i percorsi dei minori non accompagnati e di aver fatto luce sui numerosi risvolti, anche emotivi, che caratterizzano la relazione con i ragazzi tutelati. 
Oggi l’attività prosegue a distanza, a causa delle restrizioni imposte dalle misure di contenimento del COVID-19, a riprova del fatto che questa metodologia può essere applicata anche in contesti meno favorevoli, come quello attuale.  

«L’UNICEF investe molto nella figura del tutore volontario come ulteriore garanzia per la protezione del minore» spiega Anna Riatti, Coordinatrice del programma dell’UNICEF per bambini e adolescenti migranti e rifugiati in Italia. 
«L’esperienza italiana ha dimostrato quanto sia importante supportare i tutori volontari nelle sfide che si trovano davanti: dai percorsi legali all’accompagnamento dei ragazzi nella delicata fase di transizione all’età adulta, fino alla loro inclusione sociale e al supporto specifico in caso di vulnerabilità. L’approccio tra pari favorisce la condivisione di vissuti, di difficoltà ma anche di strategie, con ripercussioni positive nella relazione tra tutore/tutelato.»  

«Il supporto fornito dai tutori volontari è fondamentale per garantire il benessere dei minori stranieri non accompagnati» sottolinea Roland Schilling, Rappresentante UNHCR per l’Italia, Santa Sede e San Marino. «Per questo motivo dal 2017 l’UNHCR opera per sostenere l’iniziativa attraverso la società civile e insieme all’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, dando priorità alla partecipazione diretta e all’ascolto dei minori, che hanno contribuito in prima persona alla formazione dei tutori volontari e fornito preziosi contributi per l’analisi e il miglioramento del sistema.»

Tutori volontari, figura da valorizzare

A tre anni dall’entrata in vigore della legge Zampa UNICEF, UNHCR e CIR chiedono alle autorità nazionali responsabili del sistema di protezione dei minori di:precisare chiaramente, in fase di adozione dei decreti attuativi della L. 47/2017, le metodologie per la valutazione del superiore interesse del minore, specificando il ruolo del tutore volontario; favorire il coinvolgimento della figura del tutore volontario da parte degli altri attori coinvolti nel sistema di tutela dei minoripromuovere una riforma legislativa che identifichi in modo chiaro quale sia l’Istituzione che deve garantire il supporto ai tutori volontari nell’esercizio delle loro funzioni, anche attraverso l’investimento di adeguate risorse finanziarie

Le tre organizzazioni chiedono inoltre al Garante nazionale per l’infanzia di:promuovere il modello di supporto peer-to-peer a livello nazionale, anche attraverso le unità operative presenti all’interno del progetto FAMI “Monitoraggio della tutela volontaria per MSNA in attuazione dell’art. 11 L. 47/2017”; di farsi portavoce delle istanze presentate dai tutoridi promuovere la condivisione e disseminazione delle buone prassi presenti, con riguardo alle reti informali tra tutori volontari. 

Infine, si chiede agli attori del sistema di tutela dei minori a livello locale di: promuovere l’implementazione del modello fra pari in altri contesti territoriali; integrare i percorsi di supporto peer-to-peer nei servizi di supporto già esistenti; promuovere una legislazione e una raccolta di dati che tenga conto della fase di transizione all’età adulta.