Il fallimento della primavera araba

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Il fallimento della primavera araba

Si sono rallegrate le società arabe per un domani migliore dopo le rivolte che hanno portato alla caduta di diversi capi dei paesi arabi mentre tuttora persistono le rivolte nel Bahrein e in Siria. In Algeria e in Marocco e in altri paesi assistiamo a diverse manifestazioni però in maniera pacifica. Le ragione di tutto ciò è lo scarsissimo sviluppo in ambito democratico che vivonole società arabe, a sua volta ricollegabile a ragioni storiche, culturali e politiche che incidono in maniera rilevante sull’economia e lo sviluppo diquesti paesi.

I paesi arabi hanno sofferto della colonizzazione e dopo che i colonizzatorise ne sono andati hanno lasciato dietro di se i loro modelli di società. E tuttora continuano a muovere i fili di questa società a loro gradimento,lasciando i popoli nell’ignoranza e nella povertà. Questo ha fatto che sì che il malcostume e la corruzione, la povertà e il nepotismo crescessero in modo esponenziale anno dopo anno e decennio dopo l’altro. Inoltre questo ha portato alla nascita di partiti di sinistra che chiedevano diporre rimedio a questo stato di cose. Dopo che i paesi colonizzatori se ne sono andati, è cominciata una serrata concorrenza fra l’America e l’Unione sovieticaper tessere relazioni con questi paesi. L’America è riuscita a portare sotto la sua influenza quasi tutti i paesi arabi, con l’eccezione del partiti Baathche governano in Irak e in Siria, e in Egitto nel periodo Di Gamal Abdennasser e la Libia e l’Algeria che preferirono allearsi con La Russia. Così i popolisotto l’influenza russa ( Irak, Egitto e Siria) si sono trovati in qualche modo più preparati sotto l’aspetto culturale visto che ne seguivano i programmi didattici che sono notoriamente di buon livello.
Tutte le primavere arabe hanno avuto per scintilla la povertà e la volontà diautodeterminazione dei popoli, tranne quelle libiche e siriana dove hanno giocato
un grande ruolo le infiltrazioni di paesi terzi tramite finanziamenti e armiche hanno foraggiato i cosiddetti ribelli fino all’uccisione di Gheddafi mentre in Siria ferve ancora la battaglia. Le primavere arabe non hanno portato i benefici che ci si aspettava e i motivisono principalmente due: il primo è che i popoli arabi non hanno chiaro chi mettere come alternativa ai capi destituiti; il secondo è come preservare lerivolte dalle insidie ideologiche che sono diverse e a volte controddittorie.
Quanto al Marocco in relazione alle primavere arabe, abbiamo assistito , dopol’inizio delle rivolte in Libia, il 17 febbraio, dopo pochi giorni alla discesa per le strade del popolo marocchino quando si sono riversate per strada milioni di persone con la parola d’ordine ” Isqat al fasad wa al mufsidin”. Il Re Mohamed sesto è stato costretto a rispondere con alcune misure tampone preannunciate con il suo discorso al Paese il 9 Marzo 2011 cioè dopo 20 giorni dall’inizio della rivolta. Ha promesso che farà delle grandi migliorie fra cui la revisione della costituzione rinunciando ad alcunisuoi poteri a vantaggio del governo. La costituzione è stata poi effettivamente cambiata a luglio dello stesso anno quando ci sono state anche elezioniparlamentari che hanno visto vincitore il partito della Giustizia e dello sviluppo che ha una ideologia islamica. Ma dopo un anno e mezzo di questo cambiamento la situazione non era migliorata affatto. Anzi sono aumentati i prezzi degli alimentari e dei combustibili. Questo ha portato il partito dell’indipendenza a dare le sue dimissioni.
Il Marocco ultimamente è caratterizzato dalla contrapposizione fra due parti:una che indica nell’islam la soluzione a tutti i mali, e l’altra rivendica la modernizzazione. Il primo vede i secondi come: il paese della laicità. I secondi vedono i primi come: il paese religioso. Attualmente vanno per la maggiore due diversi tipi di mondializzazione: la mondializzazione laica, il cui vessillo è l’individuo; una mondializzazione religiosa il cui vessillo è la collettività. In sostanza i primi sono quelli cosi detti del ” pensiero ateo” e egli altri i cosiddetti del “pensierooccidentale”. Da una parte quelli che predicano “il terrorismo” e dall’altra quelli vogliono “la guerra al terrorismo”. I primi giustificano il terrorismo con ragioni sociologiche; i secondi con ragioni ideologiche. Il primo addita come ragioni la fame e la disoccupazione; il secondo accusa i le menti sotto sposti a lavaggio del cervello. Il primo fa risalire il terrorismo alle periferie discriminate che vivacchiano ai limiti delle città dove vige la disperazione e l’ assenza di futuro; il secondo lega il terrorismo conl’ideologia dell’ateismo e l’immigrazione come si evince dagli slogan dei gruppi che sono emigrati in Afghanistan e l’Irak.
Per questo dobbiamo sottolineare che la religione deve limitarsi agli ambitisuoi propri e non immischiarsi in faccende politiche. Come insegnano la storia sono molti gli esempi di fallimento quando la religione ha voluto occuparsi di politica, dai Fratelli musulmani in Egitto all’epoca di Hassan El Benna suofondatore alle Fronte di salvezza in Algeria, cosi come si possono citare molti altri esempi tutti fallimentari.

Scritto da Abdellah Manyani