Diritti umani, l’Onu esamina l’Italia.

Le preoccupazioni di Amnesty International

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Lunedì 4 novembre inizierà presso il Consiglio Onu dei diritti umani l’Esame periodico universale dell’Italia. 

L’Esame è un importante meccanismo di valutazione della situazione dei diritti umani, attraverso interrogazioni e raccomandazioni da stato a stato. 

Secondo Amnesty International, che ha sottoposto un suo documento di analisi al Consiglio Onu dei diritti umani, la situazione dei diritti umani è peggiorata rispetto all’ultimo Esame del 2014 e, soprattutto nell’ultimo anno, l’approccio delle autorità italiane nei confronti dei meccanismi di monitoraggio internazionali si è fatto teso. 

Nel 2014 l’Italia aveva ricevuto 186 raccomandazioni. Ne ha accettate 176, riguardanti soprattutto la ratifica dei trattati; la creazione di un’autorità nazionale per i diritti umani; la lotta contro la discriminazione, il razzismo e la xenofobia; il contrasto alla violenza contro le donne; la difesa dei diritti dei rom e la tutela dei diritti dei migranti e dei richiedenti asilo

Amnesty International ritiene che l’attuazione da parte dell’Italia delle raccomandazioni da essa accettate sia stata ampiamente insufficiente nel periodo in esame, nonostante i progressi compiuti in alcuni settori. 

Il documento inviato da Amnesty International al Consiglio Onu dei diritti umani passa in rassegna gli aspetti più critici in Italia: criminalizzazione della solidarietà, violazioni dei diritti dei rifugiati e dei migranti, anche nel contesto della cooperazione con la Libia, debolezze della legislazione in materia di tortura, operato delle forze di polizia e discriminazione nei confronti dei rom in materia di alloggio adeguato. 

Trattamento dei migranti e dei richiedenti asilo

Il trattamento riservato a migranti e richiedenti asilo continua a essere inadeguato e nel 2018 la situazione si è ulteriormente aggravata con le norme del Decreto sicurezza che restringono la possibilità di ottenere protezione e uno status regolare per gli stranieri sul territorio.

Inoltre, gli accordi con la Libia in materia di controllo delle frontiere hanno incrementato il numero di intercettazioni in mare da parte delle autorità marittime libiche, che si concludono tutte con lo sbarco in Libia e con il trasferimento dei migranti nei centri di detenzione, dove le persone sono sistematicamente sottoposte a detenzioni arbitrarie, torture, stupri e omicidi. Pur essendo queste pratiche ampiamente documentate, l’Italia non ha rivisto la sua politica di cooperazione con la Libia, diventando di fatto complice di queste violazioni. Infine, il reiterato rifiuto o ritardo di sbarco di migranti nei porti italiani dal giugno 2018 ha esposto individui – anche minori – esausti e traumatizzati a ulteriori traumi e detenzione arbitraria sulle navi.

Cooperazione con la Libia

Subordinare la cooperazione con la Libia ad alcune condizioni: a) rilascio di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in detenzione arbitraria; b) riconoscimento dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati; c) emanazione di nuove leggi e politiche per depenalizzare l’ingresso, il soggiorno e l’uscita irregolari, porre fine al sistema di detenzione automatica e creare un sistema di asilo.

Chiedere garanzie, anche alla Libia, che le operazioni di ricerca e salvataggio da parte di navi civili avvengano senza ostacoli e che i soccorsi siano trasferiti su navi dell’Unione europea o straniere per impedire lo sbarco in Libia.

Istituire un meccanismo di monitoraggio indipendente, per sorvegliare la condotta della Guardia costiera libica e della Direzione generale per la lotta contro la migrazione illegale.

Garantire che un numero adeguato di navi con scopo primario di ricerca e soccorso siano dispiegate lungo le rotte percorse da rifugiati e migranti, anche in prossimità delle acque territoriali libiche, e che tali navi possano sbarcare i soccorsi in un luogo sicuro.

Sostituire il memorandum d’intesa del febbraio 2017 con un accordo basato sulle priorità in materia di diritti umani e incentrato sulle azioni per conseguirle.

Discriminazione

L’Italia deve ancora attuare le raccomandazioni accettate per creare un’istituzione nazionale per i diritti umani, in linea con i principi di Parigi, e per rafforzare l’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar).

Le raccomandazioni specifiche per affrontare il tema dell’odio e del razzismo nei discorsi politici non sono state attuate, piuttosto c’è stato un aumento del discorso xenofobo, razzista e discriminatorio da parte dei politici e dei rappresentanti delle istituzioni nazionali e locali.

I progressi nell’attuazione della strategia nazionale per l’inclusione dei rom e dei sinti, come raccomandato da altri stati, sono stati deludenti, lasciando le comunità rom alle prese con difficoltà e fenomeni di esclusione sociale, impossibilitate ad accedere ai loro diritti, in particolare a un alloggio adeguato.