Crotone, al Cara violenza sulle immigrate. La denuncia di Libere donne

0
402
Crotone

Donne violate, donne private della loro identità e costrette a prostituirsi. Corpi mercificati, vite distrutte, di giovani straniere arrivate in Italia sognando una vita diversa.
Donne sole, impaurite che subiscono senza opporsi. Per loro, e per le tante donne italiane costrette a subire violenza anche dentro le mura di casa, che è nata l’associazione Libere donne, in una Crotone costretta a fare i conti con le mafie, l’immigrazione clandestina e la voglia dei cittadini di avere un territorio libero.

Cinque donne, coraggiose e volitive, hanno messo su questa associazione e Katia Villirillo ne è la presidente. Il loro grande merito è quello di aver rotto il silenzio, di aver fatto prendere coscienza del problema. Lavorano con le scuole, aprono l’associazione alle donne che hanno trovato la forza di opporsi e di gridare contro il proprio carnefice. Qui possono imparare cucito, uncinetto e decupage, piccole cose per ritornare a vivere e lavorare, perché solo attraverso il lavoro avviene il recupero della propria identità e della propria forza, per rinascere e tornare a vivere.
Hanno istituito un numero rosa, gratuito, 800 168 262 – al quale telefonare e in maniera del tutto sicura possono denunciare le violenze subite. “E’ un primo contatto, – spiega la presidente Villirillo – una prima mossa di un lungo cammino. Riceviamo ogni giorno cinque, sei telefonate e per un territorio fragile e chiuso come quello di Crotone di certo non è poco”. “Ci sono state donne immigrate, – afferma – che hanno raccontato di aver subito episodi di violenza nel Cara da personale interno. I casi sollevati dalle immigrate sono particolarmente difficili da seguire perché non si può andare oltre la semplice assistenza”.
Ecco, il Cara, uno dei centri d’accoglienza più grandi d’Europa, dove gli stranieri vivono in condizioni disumane.
“Il cammino è lungo, – dice Katia Villirillo – e le donne vanno sorrette, supportate e incoraggiate perché se lasciate sole corrono il rischio di ricadere nelle mani di chi ha fatto loro male, noi cerchiamo di lavorare in rete, non solo con le altre associazioni ma anche con le istituzioni presenti sul territorio. Lavoriamo su tutto il territorio provinciale di Crotone che racchiude 27 comuni, un territorio vasto e pieno di contraddizioni e fragilità, dove la prostituzione è forte e dove ci sono molte donne immigrate vittime. Per loro è ancora più difficile denunciare e uscire dal tunnel, ma noi lavoriamo anche per loro e già abbiamo avuto alcune donne straniere che hanno trovato la forza di opporsi”.