Reggio Calabria, ritorna il Play Music Festival per vivere il jazz

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conferenza stampa Festival Jazz

E’ un percorso di emozioni da vivere e da ascoltare quello che lega i “Fili sottili” della sesta edizione del Play Music Festival 2017, la rassegna di musica jazz organizzata dall’associazione Soledad a Reggio Calabria.

Il jazz come espressione di incontro tra culture diverse, dunque, e proprio per presentare i concerti-evento ecco che l’AntiMuseo allestito da Techné Contemporary Art, si apre per ospitare la conferenza stampa e far vivere un’emozione.

E già perché Techné è già altra forma di comunicazione dell’arte. E’ un esperimento, curato da Angela e Caterina Pellicanò e Ninni Donato, che rende abitabili gli spazi d’arte, messi a disposizione del visitatore. Stanze, pareti che raccontano un vissuto, un passato di luogo di detenzione, vecchie celle della questura, porte e cancelli pensati per rinchiudere e che adesso nell’AntiMuseo si aprono per sprigionare energia positiva e arte. Spazi aperti per costruire condivisione attraverso la musica è il motore del Play Music Festival, rassegna autofinanziata pensata come un unico viaggio in tre momenti: dal 2 al 16 marzo, ogni giovedì, alle 21.30, il salone del Miramare risuonerà di vibrazioni differenti.

Il direttore artistico

«Anche quest’anno il Play Music Festival vuole raccogliere gli input più interessanti del panorama internazionale e condividerli con la città» ha affermato il direttore artistico Alessio Laganà.  «Nessuna cultura musicale, da qualunque parte del mondo provenga, può considerarsi immune dall’influenza del jazz, perché è una musica libera: né repertorio specifico, né esercizio accademico, il jazz è uno stile di vita, la rivolta delle emozioni che può assorbire altri generi rimanendo sempre se stessa».

Gli eventi

In apertura, la prima tappa italiana dell’Ivan Mazuze Quartet: il pluripremiato sassofonista e compositore, accompagnato da Per Mathisen al basso, Jacob Young alla chitarra e Raciel Torres alle percussioni, porterà a Reggio Calabria la sua “joie de vivre” che mette insieme, in un mix unico, sonorità africane, ritmi cubani ed atmosfere nordiche. Mazuze infatti, nato in Mozambico, si è laureato in “Etnomusicologia” in Sudafrica prima di trasferirsi, dal 2009, in Norvegia: la sua produzione fa convergere musicisti africani e scandinavi, come dimostrano gli album “Maganda”, “Ndzuti” e “Ubuntu”, scelto da JazzCd per la raccolta focalizzata sulla scena norvegese contemporanea. Il secondo appuntamento della rassegna, giovedì 9, è dedicato all’incontro tra la star internazionale Fabrizio Bosso ed il trio siciliano degli Urban Fabula: il trombettista torinese, conosciuto al grande pubblico anche per i duetti con Sergio Cammariere e Raphael Gualazzi, incrocierà Seby Burgio al piano, Alberto Fidone al basso e Peppe Tringali alle percussioni per il progetto “Dusty Groove”. Un laboratorio sul bop moderno segnato da un percorso iniziato per gli “Urban Fabula” ben sei anni fa con l’album omonimo, che ha portato il trio tra i finalisti dello European Jazz Contest 2010. Il pluripremiato Alessandro Burgio alternerà al classico pianoforte il suono vintage di un Fender Rhodes originale, per un bluesy elettrico che si incrocierà con la contemporaneità e gli indiscussi virtuosismi di Bosso. Il Festival giovedì 16 virerà quindi ad est, con il Kinga Glyk Trio, trascinato dall’entusiasmo e dal talento della bassista 19enne polacca leader del gruppo. Accompagnata dal padre Irek alle percussioni e da Piotr Matusik alle tastiere, Kinga, un astro nascente della musica jazz-blues-funk, è considerata il miglior talento della sua generazione: a giugno 2016, la sua cover di “Tears in Heaven” di Jeff Berlin, postato sulla pagina Facebook “Bass Player United”, ha raggiunto oltre 20 milioni di visualizzazioni.