Rapporto Amnesty: 36 paesi hanno violato il diritto internazionale

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copertina rapporto amnesty

Il Rapporto 2016-2017 di Amnesty International denuncia che 36 paesi hanno violato il diritto internazionale rimandando illegalmente rifugiati in paesi dove i loro diritti umani erano in pericolo.

Ultimamente, il presidente Trump ha tradotto in azione la sua odiosa campagna elettorale xenofoba firmando decreti per impedire ai rifugiati di ottenere il reinsediamento negli Usa e per vietare l’ingresso nel paese a persone in fuga dalla persecuzione e dalla guerra, come nel caso della Siria.

Contemporaneamente l’Australia ha inflitto di proposito sofferenze inaudite ai rifugiati intrappolati a Nauru e sull’isola di Manus, l’Unione europea ha firmato un accordo illegale e irresponsabile con la Turchia per rimandare indietro i rifugiati in un contesto insicuro e Messico e Usa hanno continuato a espellere persone dall’America centrale, dove la violenza ha raggiunto livelli estremi.

Cina, Egitto, Etiopia, India, Iran, Thailandia e Turchia hanno attuato massicce repressioni. Altri paesi hanno introdotto invadenti misure di sicurezza, come il prolungato stato d’emergenza in Francia e la legge catastrofica e senza precedenti sulla sorveglianza di massa nel Regno Unito. Un altro aspetto della “politica dell’uomo forte” è stato l’aumento della retorica contro le donne, contrastata in Polonia da enormi proteste, e contro le persone Lgbti.

“Invece di stare dalla parte dei diritti umani, molti leader hanno adottato un’agenda disumanizzante per finalità politiche, violando i diritti di gruppi presi come capri espiatori per ottenere consenso o per distrarre gli elettori dai fallimenti delle politiche economiche e sociali”, ha proseguito Shetty.

“Nel 2016 queste forme altamente deleterie di disumanizzazione sono diventate un elemento dominante nel panorama politico mondiale. I limiti di ciò che è accettabile sono stati spostati in avanti. Esponenti politici hanno vergognosamente legittimato ogni sorta di retorica e politica dell’odio basate sull’identità, favorendo la misoginia, il razzismo e l’omofobia”, ha accusato Shetty.

“I primi a essere presi di mira sono stati i rifugiati ma, se le cose andranno avanti così, toccherà anche ad altri e assisteremo a nuovi attacchi sulla base della razza, del genere, della nazionalità e della religione. Quando smettiamo di vedere l’altro come un essere umano con gli stessi diritti, siamo un passo più vicini all’abisso”, ha commentato Shetty.

Il mondo volta le spalle alle atrocità di massa 

Nel 2017 le crisi in corso peggioreranno a causa della debilitante assenza di leadership nel campo dei diritti umani. La politica del noi contro loro” sta prendendo forma a livello internazionale, sostituendo al multilateralismo un ordine mondiale più aggressivo e basato sulla contrapposizione.

“La mancanza della volontà politica necessaria per esercitare pressione sugli stati che violano i diritti umani significa mettere a rischio i principi basilari dell’accertamento delle responsabilità per i crimini di massa e del diritto d’asilo”, ha spiegato Shetty.

“Anche gli stati che un tempo sostenevano di difendere i diritti umani nel mondo adesso sono troppo occupati a violarli al loro interno per pensare a chiamare gli altri a risponderne. Più paesi faranno un passo indietro rispetto agli impegni assunti sui diritti umani fondamentali, più ci sarà un effetto-domino che vedrà altri leader indebolire protezioni consolidate in materia di diritti umani”.

Stiamo assistendo a una lunga serie di crisi a fronte della scarsa volontà politica di affrontarle: Siria, Yemen, Libia, Afghanistan, America centrale, Repubblica Centrafricana, Burundi, Iraq, Sud Sudan e Sudan. Il Rapporto 2016-2017 di Amnesty International documenta crimini di guerra in almeno 23 paesi.