Mafia Capitale, l’Arci punta il dito contro l’emergenza

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Mafia Capitale

 “Gli arresti di ieri a Roma confermano fra l’altro le nostre preoccupazioni sulle periodiche ‘emergenze procurate’ in tema d’accoglienza”. Così Filippo Miraglia, vicepresidente nazionale Arci commenta l’inchiesta “Mondo di mezzo” della magistratura di Roma che ha portato alla luce una “mafia capitale”, così definita dai pm, che ha portato agli arresti 37 persone e indagate circa cento. Un evento che “getta un’ombra sinistra sulla capitale – spiega Miraglia – e sugli interessi convergenti tra politica, malaffare e pubblica amministrazione”.
Miraglia punta il dito contro l’emergenza che “oltre ad alimentare un vero e proprio business dell’accoglienza – spiega in una nota -, comporta uno spreco di denaro pubblico insopportabile. Infatti i profughi, una volta usciti da grandi centri dove non sono stati in alcun modo seguiti, devono ricominciare da capo il loro percorso di integrazione”. Secondo  il vice presidente di Arci, “si buttano via quindi risorse per strutture inadeguate e con personale incompetente, infischiandosene del danno anche psicologico che ne deriva per gli ospiti, che spesso dopo hanno bisogno di maggiori cure e attenzioni e di un periodo di accoglienza più lungo”.
Emergenza, inoltre, che per Miraglia “impedisce una programmazione ed una gestione controllata attraverso i normali canali amministrativi, facendo spesso saltare regole e controlli. La cosiddetta emergenza nord Africa ha per esempio consentito, con il ricorso ad affidamenti diretti al di fuori del sistema ordinario dei bandi pubblici, l’ingresso nel settore dell’accoglienza rifugiati di tanti soggetti che mai se ne erano occupati e che non avevano nessuna competenza specifica”. Per Miraglia occorre una programmazione nazionale, “un sistema unitario che faccia capo solo allo Sprar e di un albo nazionale delle organizzazioni che possono offrire servizi nel campo dell’accoglienza, di provata esperienza e competenza”. Ricorrere alle grandi strutture, senza i dovuti controlli, conclude Miraglia, facilita le “infiltrazioni di ogni tipo, avvelena le relazioni e appesantisce il già difficile carico di ingiustizie che i rifugiati si portano dietro”. A peggiorare la situazione anche i bandi al massimo ribasso “con i quali – spiega Miraglia – i rischi di affidamento a  soggetti inadeguati e potenzialmente fuori controllo, sono tanti e concreti. Questo metodo, di cui sono in primo luogo responsabili il governo e il ministro dell’Interno, produce spesso un  impatto negativo col territorio e le comunità locali, che possono sfociare in violenze  strumentalizzate dalla destra xenofoba che alimenta il razzismo”.