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La storia di Giorgio Marincola il partigiano con la pelle nera

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Giorgio Marincola partigiano nero

25 aprile, Ricordando la Resistenza perché la Patria è Libertà ovunque si trovi, non è un colore ma cultura

La sua storia è rimasta a lungo sconosciuta perché legata all’ultime stragi naziste in Italia – le stragi di Ziano, Stramentizzo e Molina di Fiemme in cui morirono 45 persone – le cui carte sono rimaste dentro un armadio della Procura militare di Roma fino al 1994. Una ricerca sul capitano delle SS e sui criminali di guerra Erich Priebke ha condotto alla scoperta di queste carte. 

La storia del Fascismo e della Resistenza è una storia alla quale prese parte anche Giorgio Marincola, il partigiano nero, caduto in battaglia mentre con i suoi compagni combatteva contro i nazisti per liberare l’Italia. Un Paese che era il suo perché sua, e di ogni uomo ed ogni donna, era (e sempre sarà) la causa di Libertà. 

Giorgio Marincola era nato il 23 settembre 1923 a Mahaddei Uen, un presidio militare italiano a 50 chilometri da Mogadiscio, nella Somalia italiana. Era figlio di un sottufficiale italiano, il calabrese Giuseppe Marincola (Pizzo Calabro, 1891-Roma 1956) e di Aschirò Hassan, nata nel 1901 ad Harardere, cittadina a 400 km a nord-est di Mogadiscio. Giorgio era il fratello maggiore di Isabella, nata nel settembre del 1925 a Mogadiscio. Giorgio ed Isabella/Timira furono regolarmente riconosciuti da Giuseppe Marincola e dunque furono cittadini italiani già dalla nascita, pur se avvenuta a Mogadiscio.

Giorgio crebbe in Calabria con gli zii paterni mentre la sorella era andata a stare a Roma con il padre.

La sua storia è custodita nel saggio storico intitolato Razza Partigiana – Storia di Giorgio Marincola, pubblicato da Iacobelli nel 2008, scritto da Carlo Costa e Lorenzo Teodonio.

Qualche anno prima un paragrafo gli era dedicato nella riedizione di Asce di guerra a cura del collettivo bolognese Wu Ming e Vitaliano Ravagli (Einaudi, 2005).

Espressioni della composita identità degli immigrati di seconda generazione, sono stati Giorgio Marincola e sua sorella Isabella/Timira Hassan Marincola, la cui storia è stata affidata al libro Timira. Un romanzo meticcio, edito da Einaudi nel 2012, a cura del figlio Antar Mohamed e di Wu Ming 2, pseudonimo di Giovanni Cattabriga, uno dei componenti del collettivo di scrittori bolognese Wu Ming, che già aveva incontrato e raccontato la storia del fratello Giorgio.

La sorella Isabella, due anni più piccola, ricordava cosa Giorgio avesse detto prima di partire: “Isabella noi torneremo in Somalia, così conosceremo nostra madre e il Paese dove siamo nati”. Isabella non immaginava che non avrebbe più rivisto il fratello.

Un’identità composita in un’Italia Fascista in cui nel 1938 entrò in vigore il manifesto della Razza. Giorgio frequentò il liceo Umberto I di Roma e fu allievo del docente di Storia e Filosofia Pilo Albertelli, fondatore del Partito d’Azione, fucilato alle Fosse Ardeatine. Proprio Albertelli, dopo l’8 settembre del 1943, lo introdusse nel mondo della Resistenza. Così Giorgio Marincola, neppure ventenne, entrò nel gruppo dei partigiani del partito d’Azione a Roma per poi trasferirsi a Viterbo. Un ferimento lo tenne fermo per un po’ di tempo. La sua lotta non si fermò con la liberazione di Roma nel 1944, dopo la quale si arruolò nello Spécial Operations Executive e partì alla volta di Brindisi. Giorgio Marincola infatti “volle dare di più″, come recita la motivazione* della Medaglia d’oro al Valore militare.

Entrò nei servizi segreti britannici e venne paracadutato sui monti del Piemonte con il nome di battaglia Mercurio. Arrestato nel gennaio 1945, tradotto presso il centro di torture della polizia tedesca a Villa Schneider, Biella, venne interrogato e poi aggredito durante la diretta su una radio tedesca antipartigiana (radio Baita) alla quale era stato costretto a partecipare, affinché si schierasse contro la Resistenza. Ovviamente fece l’opposto.

“Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori”.

“Sento la patria come una cultura e un sentimento di libertà, non come un colore qualsiasi sulla carta geografica… La patria non è identificabile con dittature simili a quella fascista. Patria significa libertà e giustizia per i Popoli del Mondo. Per questo combatto gli oppressori”.

Fu trasferito nel carcere torinese Le nuove e nella primavera di quello stesso anno cominciò il suo calvario con la condanna ai lavori forzati al campo di transito di Bolzano. In aprile la Liberazione. L’animo partigiano di Giorgio, nome di battaglia Mercurio, tuttavia non si placò. Rifiutò di rifugiarsi in Svizzera e resistette ancora, unendosi ai partigiani in Val di Fiemme che nel maggio rimasero coinvolti nell’eccidio dei Tedeschi in ritirata a Stramentizzo, nel Trentino. Quella fu l’ultima strage nazista in territorio italiano (4 maggio 1945).

Qui Giorgio Marincola offrì alla Resistenza ed al sogno di Libertà il suo ultimo respiro. Qui finì la Resistenza di un Italiano, nato in Somalia, da padre calabrese e madre somala. Di un Partigiano italo-somalo. Di un partigiano con la pelle scura. Di un giovane uomo che ha dimostrato con la sua vita come il desiderio di Libertà sia insopprimibilmente universale. 


*”Giovane studente universitario, subito dopo l’armistizio partecipava alla lotta di liberazione, molto distinguendosi nelle formazioni clandestine romane, per decisione e per capacità. Desideroso di continuare la lotta entrava a far parte di una missione militare e nell’agosto 1944 veniva paracadutato nel Biellese. Rendeva preziosi servizi nel campo organizzativo ed in quello informativo ed in numerosi scontri a fuoco dimostrava ferma decisione e leggendario coraggio, riportando ferite. Caduto in mani nemiche e costretto a parlare per propaganda alla radio, per quanto dovesse aspettarsi rappresaglie estreme, con fermo cuore coglieva occasione per esaltare la fedeltà al legittimo governo. Dopo dura prigionia, liberato da una missione alleata, rifiutava porsi in salvo attraverso la Svizzera e preferiva impugnare le armi insieme ai partigiani trentini. Cadeva da prode in uno scontro con le SS germaniche quando la lotta per la libertà era ormai vittoriosamente conclusa”.

— Stramentizzo, 4 maggio 1945