Padova, studenti e artisti insieme per rinarrare la storia della città e decolonizzare lo sguardo

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Una riflessione collettiva sulla storia coloniale italiana con gli afrodiscendenti e l’Università

La morte di George Floyd ha scatenato rabbia e indignazione, le quali sono sfociate in movimenti spontanei di proteste in città di tutto il mondo. I manifestanti, in forme diverse, hanno riportato all’attenzione generale tante questioni irrisolte, tanti problemi strutturali, tanti “non detti”: parole e concetti come diritti, rispetto, dignità, ma anche revisione storica, necessità di fare i conti con il proprio passato, perché è proprio quel passato, bianco, che ha modellato e dato origine al razzismo quotidiano, istituzionale e sistemico che vive oggi nel mondo e in primis in Occidente. E l’Italia? Anche nel nostro Paese diverse sono state le espressioni di solidarietà. Ma finite queste, cosa resta? In quali azioni concrete si può tramutare questo malessere, questo bisogno, questa necessità primaria di rimetterci in discussione, noi, come abitanti di questo Paese che abbiamo sempre rifiutato o minimizzato il termine razzista, preferendo invece l’etichetta di “brava gente”? 

Via Amba Alagi, via Tembien, via Adua, via Agordat, via Eritrea, via Libia, via Bengasi, via Tripoli, via Somalia, via Toselli… e via Amba Aradam. Diversi sono i nomi di luoghi, eventi e personaggi storici del colonialismo italiano in città attraversate in modo distratto, senza prestare attenzione alle tracce di un passato che in realtà non è ancora del tutto passato. Che cosa significa la loro presenza oggi, nello spazio postcoloniale urbano? Fino a quando può reggere ancora il mito degli “italiani brava gente”? Il nostro passato, iscritto nella toponomastica delle città italiane, ci spinge a confrontarci con il significato di tali vie e con la loro indiscussa presenza.

Decolonizzare la città” parte da quelle vie, ed è un progetto, scritto da Elisabetta Campagni e Annalisa Frisina, che vuole partire da questi luoghi, e in particolare da alcune strade, appunto, per costruire una narrazione dal basso che sia frutto di una ricerca partecipata e condivisa, per decolonizzare la città, per reclamare una lettura diversa e critica dello spazio urbano e resistere alle politiche che riproducono strutture (neo)coloniali di razzializzazione degli “altri”.

Il progetto intende sviluppare una riflessione collettiva sulla storia coloniale italiana, il razzismo, l’antirazzismo, la resistenza di ieri e di oggi attraverso la realizzazione di un video partecipativo, e per farlo vuole coinvolgere studenti e studentesse di Sociologia dell’Università di Padova e artisti/e e attivisti/e afro-discendenti, di cui molti originari proprio delle ex colonie italiane (sì, proprio quelle, quelle conquistate dagli italiani, la “brava gente”).

La scrittrice italo-somala Igiaba Scego contribuirà alla realizzazione del video racconto

Il video partirà da alcune strade come via Amba Aradam e via lago Ascianghi della città di Padova intitolate alla storia coloniale italiana, in cui i protagonisti e le protagoniste del progetto daranno vita a racconti e performances artistiche finalizzate a decostruire la storia egemonica coloniale, troppo spesso edulcorata e minimizzata. Ognuno/a di loro produrrà insieme agli studenti e alle studentesse una riflessione attraverso forme artistiche differenti (come l’arte figurativa, la slam poetry…), interrogando tali luoghi e con essi “noi” e la storia italiana. Oltre alle strade, saranno oggetto di discussione la mappa dell’impero coloniale italiano situata proprio nel cuore della città, in Piazza delle Erbe, e l’ex piazza Toselli, ora dedicata ai caduti della resistenza, che ci interroga sul legame tra le forme di resistenza al fascismo e al razzismo, che unisce le ex-colonie all’Italia.

I partecipanti intrecceranno così le loro storie personali e familiari, la storia passata dell’Italia e il loro attivismo quotidiano, espresso con l’associazionismo o con diverse espressioni artistiche (Mackda Ghebremariam Tesfaù, Wissal Houbabi, Theophilus Marboah, Cadigia Hassan, Enrico e Viviana Zorzato, Ilaria Zorzan, Ada Ugo Abara ed Emanuel M’bayo Mertens di Arising Africans). Alla realizzazione del video contriburà anche la scrittrice italo-somala Igiaba Scego, artefice del libro “Roma Negata” (2014) a cui “Decolonizzare la città” si è ispirato, e sarà consulente artistica del progetto, così come così come il regista italo-etiope Dagmawi Yimer, che parteciperà attivamente nella progettazione e nella realizzazione del video partecipativo. Il progetto potrà infine contare su Valeria Deplano e Alessandro Pes (Università di Cagliari) in qualità di consulenti storici sul colonialismo italiano.

Zalab ha promosso il crowdfunding

La piattaforma di Crowdfunding promossa da Zalab ha l’obbiettivo di raccogliere voti e fondi per la realizzazione del progetto. Obiettivo da raggiungere 2400 euro e c’è tempo fino al 15 luglio. Qui il link per partecipare con una donazione e far vincere questo interessante progetto. Questa è la parte fondamentale: i voti sono importanti perché i 5 progetti più votati riceveranno un finanziamento extra, mentre i soldi serviranno interamente per sostenere la partecipazione di attivisti e attivisti afro-discendenti e poi portare il lavoro nel tessuto sociale della città, organizzando eventi nei quartieri, nelle realtà sociali e soprattutto creando laboratori nelle scuole, uno dei luoghi fondamentali da dove può nascere una riflessione attenta e profonda su questi aspetti. In seguito, il progetto si volgerà a trovare un dialogo con altre città italiane che hanno realizzato percorsi simili (come Bologna, nel quartiere Cirenaica, e Palermo, con il progetto Viva Menilicchi!), per poi spaziare in altre realtà e creare possibilità di confronti e riflessioni che siano inclusive e partecipate.

Rinarrare la storia passata è un impegno civile e politico verso la società contemporanea. Se anche oggi il razzismo ha assunto nuove forme, esso affonda le sue radici nella storia nazionale e coloniale italiana. Questa storia va rielaborata criticamente per costruire nuove alleanze antirazziste e anticolonialiste.