Storie illustrate – Giornata della donna, contro vecchie pandemie

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giornata della donna

Nel corso dell’ultimo anno abbiamo costantemente sentito parlare di guerra, e di lotta: una lotta continua, necessaria contro il Covid-19 che da oltre un anno ci impedisce di vivere pienamente, costringendoci a scontrarci quotidianamente con un nemico che si rivela mortale. Le donne sono state le vittime più colpite della pandemia, è stato detto e dimostrato. Loro che da sempre sono abituate a misurarsi con pandemie ben più endemiche, che si riproducono in maniera più subdola e veloce della pandemia del Covid-19 con cui ci stiamo confrontando.

Sono le disuguaglianze sociali e di genere, alimentate da un sistema sessista e patriarcale di pregiudizi e stereotipi. Le donne si sono ritrovate a condurre una doppia battaglia, sia contro il Covid che contro le sue conseguenze devastanti. Le donne stanno pagando il prezzo più alto: secondo quanto dichiarato dall’OMS  le donne sono la maggior parte dei contagiati, svolgono tre volte i compiti di assistenza rispetto agli uomini (pensiamo solo per esempio alla chiusura delle scuole a cui hanno risposto tempestivamente le donne, seguendo i bambini, in molti casi vedendosi costrette ad abbandonare l’attività lavorativa) e sono le prime a perdere il posto di lavoro e a vedere ridotto il loro reddito.

L‘8 marzo, Giornata della donna, oggi più che mai, assume un valore imprescindibile: scendendo in piazza, nella Giornata della donna, per lo sciopero transfemminista organizzato dal movimento Non una di meno ricordiamoci che  le donne si scontrano incessantemente, in ogni fase della vita, con i dispositivi di inferiorizzazione che sulla base della razza, della classe e del genere impediscono loro di autorealizzarsi e di vivere pienamente.

E oggi più che mai, con le conseguenze della pandemia che ha intensificato ciò che già esisteva: salari più bassi rispetto ai colleghi maschi, condizioni lavorative assai più precarie, carriere intermittenti, un lavoro di assistenza e cura reso gratuitamente senza che sia concettualizzato come lavoro, impossibilitá di essere completamente libere di decidere sul proprio corpo, sul controllo riproduttivo e sessuale.

Corpi che vengono violati e violentati, fisicamente e psicologicamente, che vengono uccisi: si contano 21 femminicidi dall’inizio dell’anno, i quali sono specchio di una mentalità strutturale alla nostra società, e non un evento eccezionale etichettato come “raptus” o “tempesta emotiva”. Sharon Barni, Victoria Osagie,  Roberta Siragusa, Teodora Casasanta, Sonia Di Maggio, Ilenia Fabbri, Piera Napoli, Luljeta Heshta, Lidia Peschechera, Clara Ceccarelli, Deborah Saltori, Rossella Placati sono i nomi di alcune di queste donne. Nella Giornata della donna, l’8 marzo ci saremo tutte. A parte quelle che sono state assassinate.
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