Siria: rivoluzione, occupazione o guerra santa?

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Il richiamo del muezzin, assieme alle campane delle chiese cristiane e il kamilavkion ortodosso nei giorni di festa hanno, da sempre, convissuto nella terra oltre il Golan. Oggi la Siria è una nazione divisa, sanguinante, teatro di uno scontro che è destinato a cambiare gli equilibri mediorientali e quelli del Mediterraneo. L’hanno chiamata primavera araba, un vento di libertà che ha visto coinvolti molti, strategici, paesi che si affacciano nel grande mare di mezzo.

Quel mare solcato, più e più volte, per riuscire a trovare un altrove vicino a sé. Anche ad Aleppo, forse, si cercava la libertà. Ma dopo due anni di conflitto continuo e fratricida, la guerra sembra essere la guerra degli altri. Danilo Licciardello e Flavio Signore sono andati a cercare, a vedere, a registrare immagini, storie e commenti in una nazione dilaniata ed offesa. Hanno costruito un lavoro onesto, senza risposte, ma con numerosi punti interrogativi. “Siria: rivoluzione, occupazione o guerra santa?” Tre ipotesi, tre possibili verità. Una betacam per riuscire a comprendere dinamiche e movimenti che nessuno, forse, afferra fino in fondo. Danilo Licciardello ha fatto della ricerca il suo lavoro, la Siria non è il solo terreno solcato, ha indagato tra le pieghe della cronaca, filmando storie e passaggi del sud del mondo: Semi resistenti, sulla conservazione, lo scambio e il riutilizzo dei semi tradizionali; Figli della Fiat (2011), i nuovi contratti di lavoro nella Fiat Automobili Serbia; Mai Più (2009) testimonianze sull’infibulazione femminile nelle comunità straniere immigrate in Italia; Dichchi Na! Debo Na! Non cederemo né ora né mai! (2008) sui movimenti contadini in West Bengal (India) e, quest’anno, Terre bruciate: la viva voce dei piccoli produttori della Repubblica del Congo. Testimonianze di lotta, dunque, storie che popolano il sud del mondo dove la legge che conta, troppo spesso, è quella del più forte.
Tornando al documentario sulla Siria si racconta una nazione, e un popolo, attraversato dai tanti interessi stranieri. Si descrive una terra utilizzata come tavolo da gioco, la cui posta è l’equilibrio del mondo; dove le tante vittime, giovani e giovanissime, le tante donne uccise, sono sacrifici sull’altare di una fantomatica politica internazionale.
In questo senso, la rivoluzione, se di rivoluzione si è trattata, almeno inizialmente, ha tradito le istanze di libertà; l’occupazione è un’ipotesi, in un paese in cui i ribelli insorgono al soldo di nazioni straniere; la guerra santa vede schierati le fazioni integraliste, da una parte e le truppe di regime, dall’altra: un groviglio di verità, in un paese che nasce da un intreccio di popoli e religioni. Così, giorno per giorno, il groviglio è destinato ad avvilupparsi sempre di più e la verità, seppure sullo sfondo, rimane una meta lontanissima.