Ragusa Morti 13 migranti costretti a tuffarsi in mare dagli scafisti

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Ragusa Morti 13 migranti costretti a tuffarsi in mare dagli scafisti

Adesso i corpi sono stesi uno accanto all’altro sulla spiagga di Samperi a Scicli (Ragusa). Corpi coperti da un lenzuolo, bianco, troppo corto per nascondere tutto, così le gambe e i piedi restano fuori come a voler raccontare la tragedia: morti annegati cercando di raggiungere la riva, immigrati in cerca della salvezza, costretti a tuffarsi in mare dagli scafisti, a colpi di cinghia, e non importa se sapevano nuotare o meno.

Il barcone, con 250 persone, si è arenato a pochi metri dalla riva, la paura per il mare agitato e la paura degli scafisti di esser presi, ed in pochi momenti si è consumata la tragedia, sotto lo sguardo della gente che era a riva. Un bagnino ha visto tutto, ha assistito alla tragedia, poi ha cercato di soccorrere i naufraghi, così come ha fatto un carabieniere, fuori servizio, che si è gettato in mare ed è riuscito a salvare due migranti.
È stato un bagnante che si trovava sulla spiaggia di Scicli a segnalare questa mattina, intorno alle 10, al 1530, numero di emergenza della Guardia Costiera, la presenza di migranti in mare dopo che un barcone si era arenato a meno di cento metri della riva. Sono subito salpate tre motovedette da Pozzallo: i militari, giunti nell’area di naufragio, hanno trovato 13 cadaveri sulla battigia.
Tredici uomini, morti, restano i corpi a cui si dovrà dare un nome, una storia. Corpi recuperati dalle forze dell’ordine, che hanno anche arrestato due persone perchè sospettate di essere gli scafisti. I due presunti scafisti che avrebbero organizzato il viaggio dei migranti dal nord Africa verso le coste siciliane sono stati trasferiti in una caserma dei carabinieri. Uno dei due presunti scafisti che è stato fermato ha picchiato un bagnante che stava tentando di soccorrerlo. La vittima, Massimiliano Di Fede, è stata colpita al volto con un pugno.
Gli altri profughi sono riusciti a salvarsi, di questi, settanta sono stati rintracciati, a terra, tra loro ci sono venti bambini e una donna incinta, che è stata trasportata all’ospedale Maggiore di Modica.
Raccontano di esser partiti dalla Libia, e per questo viaggio della speranza hanno pagato fino a mille euro. Dicono di essere eritrei, e per loro questo era solo una tappa di passaggio verso il nord Europa, verso la Germania, dove ad accoglierli c’erano i parenti già inseirti in quel tessuto economico-sociale.