“Non possiamo portare capelli e barba lunghi”. I disagi di un sikh

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1985
Non possiamo portare capelli e barba lunghi. I disagi di un sikh

Ha occhi profondi e un viso solare Dip Gan, giovane indiano partito da Nuova Delhi per approdare nel sud Italia, Reggio Calabria, dove ha pensato di aprire un piccolo negozio di prodotti alimentari indiani.
Dip Gan è un sikh ed il suo cuore è in India dove presto ritornerà per sposare la giovane donna scelta dalla madre come prescritto dalla tradizione indiana. Racconta delle nozze principesche, dei tatuaggi all’hennè sulla pelle delle donne, degli abiti tradizionali e luccicanti che illumineranno quella giornata.

 
E’ da sei anni, ormai, in riva allo Stretto, ma pur vivendo e lavorando in questa terra del Sud non si è ancora pienamente integrato. Lo dice chiaramante e gli occhi tradiscono le emozioni di questo giovane uomo sikh.
Si sente un guerriero Dip, forte delle parole dette dal guru secondo cui bisogna avere paura solo di Dio e di nient’altro; lavora e conduce una vita onesta. Spiega: “I sikh devono seguire una dieta vegetariana abbastanza rigorosa: non possono fare uso di alcun tipo di carne, pesce o uova, non possono mai bere alcolici né fumare ( possono fumare solo se sanno di non essere nell’imminenza della preghiera). Le preghire devono avvenire soprattutto dalle 4 alle 6 della mattina e dalle 18 alle 20 della sera e non essendo purtroppo sempre possibile recarsi all’interno della “Gurudwara”, la preghiera avviene a casa”.
Dip spiega che all’interno della “Gurudwara” reggina, manca il Khalsa-ji, la guida spirituale, perchè qui, in Italia, non è possibile portare barba e capelli lunghissimi. Il Khalsa-ji deve essere vestito di bianco, con un soprabito giallo/ocra o blu con un turbante in testa, ma soprattutto deve portare sempre barba e capelli lunghi, simboli di saggezza.
“ All’interno delle cucine dei ristoranti- dice Dip- nessun titolare consente di portare i capelli come vorrebbe la nostra tradizione, ed anche per quanto riguarda l’osservanza dei nostri riti religiosi , è impossibile praticare la dieta, perchè nessuno farebbe caso alle nostre esigenze, specie quelle per cui è vietato il consumo di uova. UnSikhdeve possedere una personalità distintiva; questa distinzione che è rappresentata dai cinque simboli, meglio conosciuti come i cinque K, dalla prima lettera di ogni simbolo sono: il kesh( capelli lunghi non tagliati) il Kangha( un pettine), il Kara( un braccialetto di ferro) il Kachera ( un paio di mutande lunghe) e il kirpan( la spada). Quelli che tagliano i capelli o spuntano la loro barba commettono una rottura delle regole dell’ordine, venendo così considerati degli apostati.”
Pregano, dunque, i sikh a Reggio Calabria a casa o in una grande palestra trasformata in luogo di culto, per la quale si autotassano per pagare l’affitto. Qui, tutti i giorni, offrono un pasto caldo a circa più di duecento persone ( un budino di semolino dolce, fatto con farina , zucchero e burro, che in India viene distribuito all’interno del tempio dopo la lettura delle sacre scritture).