“Negretta – Baci Razzisti”, un libro per riflettere sull’identità

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Negretta

Ha l’urgenza di scrivere, raccontare Marilena Umuhoza Delli. Lei italiana dalla nascita, con sangue africano e bergamasco, sa cosa vuol dire vivere in Italia per chi ha la pelle nera. 

Negretta – Baci Razzisti” è il suo primo romanzo pubblicato da Red Star Press, con la postfazione di Stella Jean, che fa seguito al mémoir “Razzismo all’italiana – Cronache di una spia mezzosangue”.

“Ho scelto di scrivere perchè avverto la necessità di un’altra rappresentazione, – racconta Marilena Umuhoza Delli ad Immezcla -. Da quando io ero piccola, sembra che in Italia non sia cambiato molto, le persone nere sono sempre etichettate come criminali e “l’uomo nero” è sempre un nemico sia nel mondo del cinema che nei media. Pregiudizi che si riflettono poi nella vita quotidiana. Sono cresciuta senza modelli positivi neri, ad eccezione di mia madre, e proprio per questo penso che sia arrivato il momento per le giovani generazioni italiane di capire veramente cosa vuol dire subire il razzismo, anche quello istituzionale, che ancora non ha approvato la legge sulla cittadinanza”. 

Il romanzo, dal finale aperto, è scritto appunto pensando ai giovani, ma ovviamente parla anche agli adulti ed è un intreccio tra la vita reale di Marilena e la fantasia della scrittrice.

“Negretta” è il titolo del libro ma è anche l’appellativo con cui Marilena si è sentita chiamare tante, troppe, volte. Ma “Negretta” è soprattutto la storia di un’amicizia nata su uno scuolabus: dove il coro razzista si indirizzava a Marilena, etichettata come “Caffè” perché troppo nera, e a Eugenia, chiamata “Latte” perché troppo bianca. Appellativi offensivi che finiranno per diventare il loro orgoglioso nome di battaglia.

Nel libro Marilena è Chantalle, una ragazzina che vive a Bergamo, in Lombardia, roccaforte della Lega. Una ragazzina afroitaliana che deve fare i conti con la sua identità sia in casa che fuori. Madre rwandese, sopravvissuta a tre genocidi, che si sente più italiana che africana, spinge la figlia a integrarsi, obbligandola a usare saponi sbiancanti e prodotti per lisciare i capelli. Le impone un modello di bellezza “bianco” perchè per lei vuol dire integrazione e le riprete sempre: “La gente ci rispetta solo perché tuo padre è bianco” e “Loro ci guarderanno sempre come esseri inferiori. Per questo devi rimboccarti le maniche dieci volte più degli altri”, che vuol dire sturdiare duramente, ottenere buoni voti. E’ una donna forte, coraggiosa, che malgrado avesse ottenuto la cittadinanza italiana con il matrimonio si sente sempre respinta in quella Bergamo degli anni Ottanta. Racconta la scrittrice: “Mia madre fece causa al Comune perché durante le elezioni del 1989 al seggio non l’hanno fatta votare, pur essendo in regola, perché nera. Si è rivolta al Tribunale e ha vinto la causa, ma è stata dura”. 

Il padre è bergamasco doc, ha lasciato l’abito talare per amore, e porta nel cuore l’Africa, dove ha vissuto da missionario e dove ha conosciuto la donna che ha sposato. Per questa scekta coraggiosa ha pagato: emarginato dai familiari e costretto dalla società a svolgere lavori umili, lui che parlava tante lingue e aveva una cultura notevole. 

C’è tutto questo in Negretta, un romanzo da leggere e da passare di mano in mano per sconfiggere il razzismo con la cultura e la conoscenza.

Ascoltare Marilena Umuhoza Delli è una boccata d’ossigeno, è passione pura e fa ben sperare per il futuro dell’Italia. Sono i nuovi italini, come lei, che danno una nuova identità all’Italia, multietinica e multiculturale, bisogna solo imparare ad ascoltarli.

Marilena, tra regia e musica

Marilena Delli Umuhoza
Marilena Delli Umuhoza

Marilena Delli Umuhoza è dottoressa in Lingue e Letterature Straniere (Università degli Studi di Bergamo). A Los Angeles ha studiato teatro e regia presso l’Università della California UCLA. All’Africa ha dedicato una tesi sul Cinema e uno studio sulla tribù Ayao in Malawi. Regista del documentario Rwanda’ Mama, selezionato al Festival del Cinema Sudafricano nel 2009, ha firmato documentari e video musicali con band dall’Europa, Africa, Asia e Stati Uniti. Tra questi Jovanotti, Malawi Mouse Boys, Tinariwen, vincitore di un Grammy nel 2011, e Zomba Prison Project, nominato ai Grammy’s del 2016. Sul suo sito potete vedere tutti i progetti ai quali ha lavorato.