L’Europa si apre al mondo

0
373
L'Europa si apre al mondo

Salute, educazione, uguaglianza di genere, occupazione, sicurezza e tutela ambientale: sono stati tanti gli argomenti affrontati nel corso delle Giornate europee dello Sviluppo che si sono tenute a Bruxelles, il 26 e il 27 Novembre scorsi. Organizzate dalla Commissione europea, le Giornate, giunte quest’anno alla settima edizione, rappresentano uno degli eventi chiave del calendario internazionale in materia di sviluppo. Combattere la povertà globale e affrontare la sfida dello sviluppo sostenibile per garantire un futuro dignitoso a tutti: sono questi i temi sui quali personalità e capi di Stato provenienti da molti Paesi del mondo si sono confrontati con i leader delle Istituzioni europee, con le organizzazioni, le associazioni e gli operatori sul campo per definire insieme la politica dell’Unione europea sullo sviluppo a partire dal 2015.

Una sfida importante per il mondo intero per la quale bisogna agire come «una sola umanità, con un destino comune», come ha ricordato Ellen Johnson Sirleaf, Presidente della Liberia.
Nkosazana Dlamini-Zuma, Presidente della Commissione dell’Unione Africana, ha anche sollecitato un passo verso uno “sviluppo inclusivo”, per andare verso un mondo “in cui gli esseri umani vivano in dignità, uguaglianza e prosperità”.
Il nostro è «un mondo interdipendente e destinato all’integrazione» come ha sottolineato il Presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, dove «la lotta contro la povertà e quella a favore della sostenibilità rappresentano due facce della stessa medaglia – nessuna delle quali può essere ottenuta senza l’altra».
Un binomio inscindibile quello tra sviluppo e tutela ambientale, messo in evidenza anche dalle parole di Connie Hedegaard, Commissario europeo per l’Azione per il Clima: «Se si trascura l’azione sui cambiamenti climatici e sulla tutela ambientale, anche lo sviluppo verrà spazzato via».
Al centro delle sessioni della due giorni europea anche la condizione femminile e l’uguaglianza di genere, un tema caldo in molti Paesi come la Giamaica dove, «sebbene le donne ricoprano ruoli importanti a livello politico, rimane ancora molto da fare», come ha evidenziato Portia Simpson Miller, Primo Ministro del Paese al suo secondo mandato. Una situazione certo migliore della Liberia, nazione che ha rieletto una donna alla Presidenza, ma dove, nonostante questo, bisogna lavorare ancora a livello della società civile per «assicurare la tutela dei diritti delle donne e di garantire alle ragazze di vivere libere dalla violenza», come ha ricordato Julia Duncan-Cassell, Ministro liberiano per lo Sviluppo di genere. L’empowerment femminile e la lotta contro la violenza di genere passa anche per una risocializzazione degli uomini e la definizione di nuove forme di mascolinità, come ha spiegato John Hendra, Vice Direttore Esecutivo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere.
A soli due anni dalla scadenza fissata per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, le Giornate europee dello sviluppo hanno contribuito a delineare «una politica nazionale in tema di sviluppo», come ha dichiarato Andris Piebalgs, Commissario europeo per lo Sviluppo, durante la chiusura della manifestazione. «E ‘importante partire da questo per costruire un’azione comune e condivisa. Ma dobbiamo convincere ogni Paese che questa azione va nel loro interesse nazionale».
«Una buona formula internazionale per affrontare questioni come l’immigrazione e il clima – ha ribadito Jan Eliasson, Vice Segretario Generale delle Nazioni Unite – è quella di persuadere ogni nazione che trovare una soluzione va nel suo interesse nazionale. Questo comportare accettare il concetto di universalità».

Scritto da Fausta Tagliarini