Editoriale, Interazione culturale e nuovi paradigmi di leadership per l’anno che verrà

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L'anno che verrà sarà un anno ricco e auspichiamo che arrivi sempre più forte l'interazione culturale e nascano nuovi paradigmi

L’anno che stiamo per lasciare, il 2020, lo ricorderemo certamente tutti per l’anno della Pandemia da Covid 19. Guardiamo allora all’anno che verrà con fiducia e auspichiamo che arrivi sempre più forte l’interazione culturale e nascano nuovi paradigmi. C’è da dire che il 2020 è stato un anno terribile che ha visto morte e dolore in tutto il mondo. Eppure a ben guardare il 2020 è stato anche un anno interessante, in Italia, per una svolta culturale. E’ stato l’anno in cui i giovani con background migratorio hanno fatto sentire la loro voce nelle piazze italiane.

Hanno gridato no al razzismo dopo la morte di George Floyd, il 46enne afroamericano ucciso lo scorso 25 maggio dalla polizia a Minneapolis dopo essere stato bloccato a terra e soffocato. 

Più di venti le piazze dal nord al sud d’Italia, a giugno, hanno accolto i tanti italiani con background migratorio, seconde generazioni e non, tutti uniti al grido #BlackLivesMatter. Una rivolta pacifica che ha fatto uscire dall’ombra i “nuovi italiani”

La Fondazione Ismu calcola che in Italia sono 3 milioni i giovani, nati da un genitore straniero, che cambieranno i paradigmi della leadership attraverso l’interazione culturale.

Una interazione che è anche facilitata dalla rete. Internet e i social network stanno favorendo la conoscenza e la presa di coscienza. C’è da dire, però, che il movimento #BlackLivesMatter, in Italia, ha subito un rallentamento, anche a causa della pandemia. Auspichiamo che con il nuovo anno porti nuovo vigore e che soprattutto le ragioni di questi 3 milioni di giovani siano sempre più condivise con il resto degli italiani. Solo cambiando lo sguardo sarà possibile cambiare l’Italia e renderla più attrattiva e più forte, anche economicamente. Sono tantissimi i giovani che stanno abbandonando l’Italia per andare nella vicina Francia o anche al nord Europa dove le politiche del lavoro e del welfare sono più avanzate. Occorre mettere fine a questa emorragia di cervelli, di persone che con le loro conoscenze, la loro storia, la loro professionalità potranno davvero far cambiare l’Italia.

Decostruire il colonialismo e la statua di Montanelli

Un paese, l’Italia, che ancora arranca nel capire il suo passato. Basti pensare a quanto è accaduto, lo scorso luglio, a Milano con la statua dedicata a Indro Montanelli. Il dibattito che si è accesso sul razzismo in Italia è stato anche banalizzato dalle polemiche e dalle tante voci di intellettuali e giornalisti, esclusivamente bianchi, sulla statua dedicata a Indro Montanelli e sulla sua figura. Anziché focalizzarsi su un nuovo approccio per decostruire la storia di razzismo e colonialismo italiano, partendo da quanto è accaduto durante il Fascismo il dibattito si è trasformato nella semplificazione di quello che il sindaco di Milano Beppe Sala ha definito un “errore”, come se lo stupro possa essere un errore di condotta personale.

C’è dunque un’ Italia reale, che cammina sulle gambe, le braccia e corre con il pensiero, dei “nuovi italiani” e che attraverso l’arte si esprime e arriva a tutti. Basti pensare a quanto sta accadendo con il rap e le tante voci di cantanti che raccontano la loro storia come Amir Issaa e Luca Neves, solo per citarne qualcuno, o scrittrici come Marilena Umuhoza Delli e il suo “Negretta”.

Un’altra narrazione possibile deve arrivare anche dai Media, spesso fermi sul binomio migranti-sbarchi, con alcune testate giornalistiche che ancora “usano” i migranti per generare “paura” ed incitano all’odio.

Skam Italia e la musulmana Sama

In questo 2020 c’è anche da annoverare l’altra narrazione che è arrivata sul piccolo schermo: Skam Italia, una webserieitaliana creata da Ludovico Bessegato per TIMvision e prodotta da Cross Productions, che tratta della vita giornaliera di alcuni studenti di un liceo di Roma, affrontando tematiche sociali tipiche dell’adolescenza arrivata al grande pubblico su Netflix. Qui c’è tra le protagonisti Sana, una ragazza italo-tunisina, anche lei parte del gruppo di amiche, di cui è la “mente” principale. Musulmana praticante (e per questo giudicata, schernita e velatamente discriminata da diverse persone nel contesto scolastico), vive la fede con serietà e devozione ma senza rinunciare, nei suoi limiti, allo svago e al divertimento. Estremamente intelligente, intuitiva ed ironica, è apparentemente fredda, un po’ cinica, forse brusca e poco affettuosa, ma nasconde un lato dolce e comprensivo che fa di lei un’ottima amica capace di dare preziosi consigli. Attraverso il suo personaggio si esce dalla visione stereotipata della donna musulmana.

Quello che auspichiamo è un’Italia sempre più interculturale dove questi ragazzi, uomini e donne, possano esprimersi pienamente nelle loro professionalità ed essere riconosciuti. In questa battaglia grande è l’impegno di Mehret Tewolde che attraverso Italia Africa Business Week (IABW) sta spingendo affinché ci sia una mappatura delle professionalità.

Il podcast Voci differenti

Immezcla, attraverso la sua attività giornalistica, porta avanti l’Italia inclusiva e proprio per arrivare ai più giovani è entrata a scuola con un progetto per parlare di inclusione, multiculturalità. Con i ragazzi dell’Istituto tecnico “Ite Piria” di Reggio Calabria è nato un podcast Voci differenti che andrà avanti fino a maggio, perché l’integrazione passa dalla conoscenza.

L’anno che verrà sarà un anno ricco e auspichiamo che arrivi sempre più forte l’interazione culturale e nascano nuovi paradigmi per costruire una società aperta ed inclusiva.

Buon anno a tutti!