Immigrati, ritornano in patria per la crisi occupazionale

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Berardo ha preso il volo per Manila ed e’ tornato a casa da moglie e figlie. Era venuto in Italia con il chiaro intento di mandare i soldi a casa per far studiare la figlia all’università. Era arrivato nel Bel Paese chiamato da un anziano signore rimasto ormai solo, con i figli lontani. Doveva accudirlo e aiutarlo con l’orto.

Per Berardo era bello poter lavorare la terra e rivedere la sorella, in Italia oramai da moltissimi anni. Per più di due anni e’ stato al fianco di questo anziano signore, fino a quando all’età di novanta anni, non si e’ spento in un letto di ospedale. Per Berardo e’ stato un momento difficile: oltre al dispiacere per la morte del suo datore di lavoro, c’era anche da prendere una decisione se restare in Italia a cercare lavoro o tornare nelle Filippine.Berardo, ha deciso di provare, ed e’ rimasto ancora a cercare lavoro. Ha aspettato per molti mesi, a casa della sorella, ma il lavoro non e’ riuscito a trovarlo, così ha preso il volo per Manila.Berardo non e’ il solo cittadino immigrato a non trovare lavoro in Italia. I dati parlano chiaro. Nei cinque anni della crisi la disoccupazione tra gli stranieri in Italia è cresciuta di oltre 220 mila unità, raggiungendo quota 383 mila cittadini stranieri senza un lavoro. È quanto emerge dal terzo Rapporto annuale “Gli immigrati nel mercato del lavoro in Italia”, presentato questa mattina presso il Cnel a Roma e curato dal ministero del Lavoro. Secondo il rapporto, infatti, nel 2008 gli stranieri in cerca di lavoro erano 162 mila, di cui 94 mila donne e 67 mila uomini. Nel 2012, invece, i disoccupati stranieri sono ben 383 mila, di cui 193 mila donne e 190 mila uomini, con una crescita significativa di questi ultimi. “L’aumento è dovuto in larga misura all’espulsione di lavoratori stranieri dai comparti produttivi manifatturieri – spiega il rapporto – a cui si aggiunge una componente di “giovani” ex inattivi in fase di transizione dalla scuola alla vita adulta e professionale generando, quindi, un diverso impatto sulle comunità straniere, maggiore per quelle più inserite nel settore industriale, minore per le comunità più caratterizzate dal lavoro nei servizi alle famiglie”.Il problema della disoccupazione, però, riguarda sia i cittadini italiani che stranieri, e nonostante gli strumenti messi in campo, tra cui anche quelli per combattere la povertà estrema, per il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Enrico Giovannini, serve un cambio di rotta per avere risultati concreti. “Se non riparte l’economia non c’è partita – ha spiegato Giovannini -. Le stime ci fanno capire che se non ritroviamo un tasso di crescita della produzione adeguato, non riassorbiremo mai l’offerta di lavoro che abbiamo. Offerta di lavoro che produce circa 3 milioni di disoccupati e complessivamente sei milioni di persone insoddisfatte perché non riescono a realizzare il proprio obiettivo di lavoro”. Un allarme, quello lanciato dal ministro, che riguarda anche gli italiani. “O l’economia italiana cresce con un’ottica di medio termine oppure l’emigrazione riguarderà non solo gli immigrati, ma anche le persone nate in Italia. Cosa che già in parte sta accadendo”.