Ungheria, un muro lungo il confine con la Serbia per difendersi dai migranti

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Ungheria

Muri per difendersi, muri per dividere. Con la caduta del muro di Berlino, l’Europa si è illusa che fosse finita l’epoca delle divisioni ed invece lasciato il 900 alle spalle ci ritroviamo ancora oggi con Stati che innalzano muri, illudendosi di fermare i popoli.
Li hanno costruiti per difendere idee politiche o religiose, ma soprattutto per tenere “fuori” le persone.
Così anche per il fenomeno migratorio ecco che c’è chi pensa di porre rimedio alzando barriere, ostacoli, per evitare che la gente “passi la frontiera e invada i territori”.
CEUTA E MELILLA
Dopo le barriere costruite dalla Spagna a Ceuta e Melilla (Appartenenti alla Spagna fin dal quindicesimo secolo, i porti di Ceuta e Melilla rappresentano l’unico pezzo di Europa in Africa. Nonostante le ripetute richieste di annessione da parte del Marocco, la Spagna si è sempre rifiutata di cedere due avamposti così strategicamente importanti. Le due città sono separate dal Marocco da due distinte barriere alte 3 metri, lunghe 8 chilometri a Melilla e 12 a Ceuta, costruite per controllare l’immigrazione irregolare marocchina) ecco che anche l’Ungheria vuole costruire il suo muro per tenere fuori i migranti: alto quattro metri e lungo 175 chilometri al confine con la Serbia.
L’UNGHERIA E IL MURO
L’Ungheria sembra fare sul serio e per bloccare il flusso di migranti in arrivo lungo la cosiddetta “rotta dei Balcani” ha deciso di passare alle maniere forti. “Il Governo ha ordinato al ministero dell’Interno di chiudere fisicamente il confine con la Serbia” ha dichiarato il ministro degli Esteri ungherese, Peter Szijjarto.
L’Ungheria ha stimato che nel 2014 sarebbero arrivate nel Paese oltre 50mila persone. Una cifra effettivamente realistica, considerato che lo scorso anno sono stati 43.357 gli immigrati irregolari che, dopo aver attraversato i Balcani occidentali, sono stati scovati dalle forze dell’ordine europee. La tesi di Budapest è che la costruzione del muro non violerebbe nessun regolamento o convenzione internazionale, anche perché iniziative analoghe si possono osservare sulla frontiera fra Grecia e Turchia o in Spagna nelle enclave del nord Africa. Il Governo ci ha poi tenuto a sottolineare che il progetto riscuote “il consenso della popolazione” magiara e che i vicini serbi verranno informati dei dettagli sull’iniziativa durante una riunione prevista per il primo luglio. “Di tutti i Paesi dell’Unione europea – ha dichiarato il ministro Szijjarto – l’Ungheria è quello che subisce la più forte pressione migratoria. Una risposta comune dell’Ue a questa sfida richiede troppo tempo e l’Ungheria non può più aspettare. Deve agire”.
Se l’Ungheria, come minacciato, deciderà effettivamente di costruire un muro di 175 chilometri lungo tutto il confine con la Serbia, a quel punto il passaggio obbligato per chi fugge dalle guerre e non vuole affidarsi a un pericoloso viaggio nel Mediterraneo, sarà la Croazia. L’Unione europea si sta attrezzando per blindare il confine con un centro di transito dove trattenere e respingere chi arriva, oppure eventualmente esaminarne le richieste d’asilo politico.
Ma anche sull’altra sponda del Mediterraneo si pensa ad innalzare muri.
La Tunisia e il muro sul confine libico
Il premier tunisino, Habib Essid, ha annunciato l’avvio dei lavori per la costruzione di un muro e di un fossato lungo il confine con la Libia, nell’ambito del piano volto a fermare l’infiltrazione degli jihadisti dalla Libia in territorio tunisino. Il muro sarà lungo 168 chilometri e sarà ultimato entro la fine del 2015. “La Libia è diventato il primo problema e stiamo studiando anche di installare apparecchiature elettronico lungo il confine nonostante la spesa” ha detto il premier.
Guardando oltre oceano ecco che anche tra Messico e Stati Uniti c’è una barriera.
Barriera di separazione tra Messico e Stati Uniti
Il 1994 è per coincidenza anche l’anno d’inizio di costruzione dei muri sul confine che divide le due grandi nazioni Nord-americane. Le barriere sono state costruite per limitare il flusso d’immigrazione messicana e, a oggi, dei 3.140 chilometri di confine tra Pacifico e Atlantico, circa 1.100 sono presidiati da barriere. Questo muro è probabilmente il più tecnologico del mondo.

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Paola Suraci
Giornalista indipendente. Mi occupo di Sud, di terre dove l'emarginazione ha diverse facce. Racconto storie di uomini e donne che lottano per non arrendersi, per cambiare, racconto un altro Sud che spesso non ha voce. Guardo al Mediterraneo e ai fenomeni migratori auspicando la mescolanza di culture.