Infanzia strozzata dalla poverta’. Anche gli immigrati nell’indigenza

0
303
Infanzia strozzata dalla poverta'. Anche gli immigrati nell'indigenza

E’ un’infanzia strozzata dalla povertà educativa ed economica quella che esce dal quarto Atlante dell’Infanzia (a rischio) di Save the Children, intitolato “l’Italia sottosopra”, presentato oggi a Roma, presso l’Associazione Stampa Estera.

Il rapporto, con l’ausilio di circa 50 mappe, mette a fuoco in particolare gli effetti della crisi sui bambini, documentando con elaborazioni e dati inediti sia a livello nazionale che regionale, il drammatico incremento della povertà economica, abitativa, educativa in parallelo con la drastica riduzione di risorse destinate ai servizi sociali, alla salute, alla scuola e il mancato investimento sul giovane “capitale umano”, cioè sulla formazione, istruzione e conoscenza delle giovani generazioni.
Oltre un milione di minori in povertà assoluta, in contesti segnati da disagio abitativo, alti livelli di dispersione scolastica, disoccupazione giovanile alle stelle. Avere dei fratelli o delle sorelle significa, ad esempio, cadere più facilmente nella povertà, così come avere dei genitori giovani, immigrati, con basso livello di studio espone maggiormente all’indigenza. E alle famiglie già allo stremo si chiede ancora di più, come di integrare le rette dell’asilo nido, salvo poi stupirsi del fatto che le iscrizioni siano in calo per la prima volta dal 2004. Ma non è solo la povertà a minare alle fondamenta la società: è la rinuncia del paese a garantire un’educazione adeguata alle nuove generazioni il vero grande pericolo per il futuro del paese.
Dunque, chi è soggetto a rischio, scivola più facilmente nella povertà che vuol dire, appunto, non solo economica.
Dalle centoquaranta pagine di Rapporto emerge chiaramente come anche per le famiglie di immigrati la situazione è critica, ed i bambini sono i primi a pagarne le conseguenze della crisi del sistema Italia. “Un’indicazione ulteriore della necessità di raddoppiare gli sforzi per costruire una scuola e un’educazione sempre più “inclusiva” – come più volte raccomandato nell’ultimo decennio dall’Unesco – viene dall’analisi dei fallimenti scolastici degli alunni di origine straniera, -si legge nel Rapporto. Nonostante i grandi passi avanti compiuti dalla scuola multiculturale in Italia – attualmente alunni con cittadinanza non italiana sono il 9,5% nella scuola secondaria di I grado e il 6,6% nella scuola secondaria di II grado – il fenomeno della dispersione scolastica continua a colpire maggiormente i figli degli immigrati rispetto a quelli italiani. Nella scuola secondaria di I grado, la percentuale di alunni di origine straniera a “rischio di abbandono” è tre volte più alta rispetto a quella degli alunni con cittadinanza italiana (0,49% contro 0,17%, in percentuale degli iscritti nell’anno scolastico 2011/2012) mentre il dislivello è più che doppio nella scuola secondaria di II grado (2,43% rispetto all’1,16% degli italiani). L’85% degli alunni di cittadinanza straniera “a rischio” è formato da bambini e adolescenti nati all’estero e ricongiunti in Italia, mentre gli alunni di origine straniera nati in Italia – le famose seconde generazioni – incontrano minori difficoltà nel percorso di studi e mostrano crescenti livelli di integrazione, come confermano anche i test Invalsi sui livelli di apprendimento”.
Con la crisi economica gli stranieri cambiano. Si legge nel rapporto: “Ben 32mila stranieri hanno lasciato l’Italia nel 2011. La crisi sta modificando progressivamente le prospettive economiche e occupazionali dei migranti che iniziano a trovarsi per la prima volta in competizione con i nuovi disoccupati italiani, più disposti ad accettare lavori precari e poco retribuiti. Dal 2008 al 2012 si è assistito in Italia ad un aumento del tasso di disoccupazione straniera di 5,6 punti percentuali, dall’8,1 al 14,1%. Malgrado la crisi, la popolazione straniera continua a rappresentare una risorsa importante per l’economia italiana: i 2,3 milioni di lavoratori immigrati presenti nel nostro paese (il 10,1% del totale degli occupati) dichiarano al fisco 43,6 miliardi di euro e pagano 6,5 miliardi di Irpef. Uno studio realizzato dalla Fondazione Leone Moressa16 calcola in 87 milioni di euro la perdita, in termini di gettito, derivante dal contro-esodo degli stranieri nel 2011”.
L’Italia del 2013 sembra non essere un Paese per minori e famiglie, che fare allora? Secondo Save the Children “agire soltanto sulla scuola non basta. Per sostenere l’opera di educatori, maestri e professori, nelle aree più marginali caratterizzate da povertà e disagio, Save the Children Italia, in collaborazione con la rete Crescere al Sud, propone di istituire Aree ad Alta Densità Educativa (AADE), sul modello delle Zones d’Education Prioritaires francesi, che permettano di armonizzare e integrare in un unico quadro le iniziative già esistenti sul territorio, dentro e fuori le mura scolastiche. Lo scopo di una AADE è quello di spezzare il circolo vizioso dell’esclusione, promuovendo la partecipazione attiva dei ragazzi, garantendo il tempo lungo e trasformando la scuola in uno spazio familiare e comunitario, capace di garantire attività di sostegno e consultazione extra curriculari per i minori con maggiori difficoltà (per l’integrazione, la socialità, la genitorialità e l’ascolto). Principio cardine di una scuola che si fa comunità è la piena e fattiva collaborazione tra scuola e territorio, con il coinvolgimento di personale specializzato esterno al sistema scolastico (i cosiddetti ‘agenti scuola-famiglia’) proveniente da associazioni, organizzazioni del volontariato, società sportive ed enti religiosi, in grado di facilitare l’avvio di interventi di prevenzione e di monitoraggio.
Dove trovare le risorse per realizzare un programma così ambizioso in un momento particolarmente critico per le finanze nazionali, e senza violare il patto di stabilità sottoscritto dall’Italia con l’Europa?
Save the Children Italia ritiene che la spesa per l’infanzia e la formazione del capitale umano – “condizione necessaria per la crescita e lo sviluppo dell’Europa”, come recita la stessa Agenda di Lisbona – debbano essere considerate “spese in conto capitale”, cioè capaci di creare un valore aggiunto per il paese, e propone pertanto l’introduzione di una ‘golden rule’, ovvero di scomputare dal calcolo dell’indebitamento le voci di spesa direttamente connesse al rilancio dell’istruzione pubblica e dei processi educativi. D’altra parte, le spese relative alla riqualificazione e messa in sicurezza delle infrastrutture, oltre a incidere positivamente sulla formazione del capitale umano, favoriranno l’attività produttiva, l’occupazione e la crescita”.
Raffaela Milano,Direttore Programma Italia-EU, spiega: “Povertà, per i bambini e gli adolescenti, vuol dire innanzitutto riduzione delle libertà di scelta, privazione di opportunità, chiusura di orizzonti, impossibilità di fissare e raggiungere traguardi. Ancora prima della mancanza di reddito è questa la povertà che spezza le gambe: una condizione che si può contrastare solo tornando ad investire sulla educazione. Serve più scuola (e di prim’ordine) e, allo stesso tempo, servono territori ad alta densità educativa, che permettano a tutti i bambini, senza alcuna eccezione, di vivere il movimento, lo sport, la musica, il gioco, la bellezza, la socialità. Territori dove scoprire passioni, interessi, talenti edesercitarsi a pensare il futuro in modo aperto”.