Immigrati, in fuga dal Palazzetto verso il Nord Europa

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Qui, in Italia, i migranti non vogliono essere identificati perché chiedere il riconoscimento dello status di rifugiato vuol dire restare sospesi in un limbo che può durare anni. Sanno bene che occorre andar via, subito, prima che si aprano le procedure altrimenti finiscono in un Centro di accoglienza per i rifugiati e richiedenti asilo.

La permanenza in un Cara (Centro di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo) dovrebbe durare giusto il tempo in cui una commissione incaricata valuti se accettare o respingere la richiesta di asilo. Trentacinque giorni, secondo la legge. Eppure secondo i calcoli del Cir, nei Cara i richiedenti asilo passano una media di 6-8 mesi, ma spesso anche più di un anno.
Così quando possono fuggono. E’ quello che accaduto, l’altra sera a Reggio Calabria, al Palazzetto di Pellaro, dove erano accolti 226 stranieri, di cui 80 minori, sbarcati nella notte di domenica 13 grazie all’intervento tempestivo della Guardia di Finanza.
Lo hanno lasciato vuoto, deserto, sono andati via tutti, cercando il primo treno utile verso il Nord.
Così la città che li ha accolti, quando ha appreso la notizia della fuga è rimasta un po’ stordita. La macchina della solidarietà si era mossa subita, correndo su Facebook, di voce in voce. Vestiti, prodotti per l’igiene personale, omogeneizzati, e giocattoli. Si era raccolto tutto e tanto pensando a chi non aveva nulla, associazioni di volontariato avevano organizzato la raccolta e anche momenti di gioco per i piccoli ospiti.
Difficile capire, se non si conoscono le dinamiche migratorie. Ma l’Italia paese accogliente deve ancora fare i conti con un sistema lento e inefficiente. 


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Paola Suraci
Giornalista indipendente. Mi occupo di Sud, di terre dove l'emarginazione ha diverse facce. Racconto storie di uomini e donne che lottano per non arrendersi, per cambiare, racconto un altro Sud che spesso non ha voce. Guardo al Mediterraneo e ai fenomeni migratori auspicando la mescolanza di culture.