Rosarno, Mamma Africa e quell’amore di tutti i colori e senza confini

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Mamma Africa e la sua mensa oggi chiusa

Ha compiuto 90 anni due anni fa di questi tempi e a Rosarno le è stata fatta una grande festa alla quale non hanno fatto mancare la loro presenza anche i suoi innumerevoli ‘figli’. L’anno prima, nel 2016, era stata insignita dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’onorificenza per motivi Umanitaria di Commendatrice della Repubblica, proprio per l’impegno profuso a favore dei più deboli.

La sua vocazione di amore per il prossimo già nel suo cognome, Ventre, richiamo al luogo in cui ogni essere umano è protetto, accudito, nutrito prima dello sbarco sul mondo. “Per me sono tutti uguali e l’unica cosa importante è prestare loro aiuto, perché hanno bisogno. Vengono da luoghi in cui ci sono fame e guerra. Anche noi abbiamo lasciato la nostra terra di origine in passato e siamo andati in tutto il mondo”. Mamma Africa, così la chiama il popolo africano che lei ha adottato, con parole semplici, le uniche che senza retorica spieghino efficacemente perché si sia spesa così tanto per il popolo africano di Rosarno. La sua vitalità e il suo autentico spirito di solidarietà e accoglienza inorgogliscono anche chi ha avuto il privilegio di raccogliere la sua testimonianza.

Nell’occasione della festa della mamma del 2009, Norina decise di festeggiare i suoi ragazzi, cucinando il pollo con le patate. Aiutata da un gruppo di donne, mentre preparava il pranzo per 120 persone, Norina ha raccontato la sua contentezza nel festeggiare in questo modo la festa della mamma.

“Ci sarà anche il dolce – ha detto – grazie a delle colombe donate da alcune famiglie”. Norina, quell’anno, ha festeggiato così la festa della Mamma con centinaia di cittadini africani – molti giovani – provenienti da Burkina Faso, Costa d’Avorio, Mali, Nigeria, Niger, Ghana, Togo, Somalia, Liberia, Gambia, in Calabria per lavorare.

A Rosarno serviva manodopera per raccogliere arance e mandarini per 25 euro al giorno. L’agricoltura da tempo non era più florida. Allora raccoglievano arance e mandarini. Sfruttamento nei campi e degrado nelle baracche. Due erano i siti principali, la Rognetta e l’ex-Cartiera. Baracche di carta, clima di violenza, discriminazione e sopraffazione, in una lingua di terra difficile e amara. Ebbene lì, c’è stato a lungo l’amore di Norina e l’entusiasmo con cui coinvolgeva anche altre donne, con cui stimolava la solidarietà della cittadinanza di Rosarno. Proprio nella sua campagna vicino la Rognetta, nel 2009, in occasione della festa della mamma allestì una mensa per festeggiare, soprattutto in questa ricorrenza, con i “suoi figli africani”. Ci teneva in modo particolare.

Con la macchina trasportò quanto necessario per allestire il tutto. In questo clima di festa, che tanto aveva il sapore di quell’amore materno incondizionato, ci ha raccontato la sua storia. Era il 2009…

Come nasce questa storia di adozione del popolo africano a Rosarno?

“Tutto è iniziato nel 1992, quando presso la vecchia scuola materna di Rosarno, qui vicino casa mia, ho portato dei tavoli e ho allestito una mensa per chi avesse bisogno di un pasto caldo. Il legame stretto con gli africani a Rosarno è iniziato così. Da allora loro vedono in me una mamma che li ascolta e li aiuta. Mi raccontano delle loro paure, come mi hanno raccontato anche dei ricatti che subiscono affinché rinuncino ai soldi che guadagnano raccogliendo arance nei campi ogni giorno”.

Un legame che è cresciuto nel tempo e che ormai rappresenta per queste persone un punto di riferimento.

“Mi chiamano Mamma Africa in ragione di questo legame che nel tempo si è rafforzato. Non si tratta solo dei pranzi e dei venti chili di pasta, ma di una presenza su cui loro possono contare. Con il gruppo di vedove che mi affianca periodicamente forniamo anche vestiti, scarpe e coperte. Li ascoltiamo”.

Nascono anche legami di affetto e amicizia, tra cui quello con Giovanni. 

“Giovanni oggi ha cinque anni e presto andrà a scuola. L’ho battezzato io e adesso mi accingo ad essere madrina anche del secondo figlio, per il quale sto preparando il corredino, di questa coppia di persone che ho aiutato dal primo momento”.

La cittadinanza di Rosarno si trova a convivere ormai da tempo con il popolo africano. Lei, che è parte attiva di questo clima di accoglienza, cosa percepisce?

“Io percepisco tanta solidarietà. Tutti aiutano, anche chi non si fa vedere. Posso testimoniare che c’è tanta gente che comprende l’umana situazione di queste persone e che si prodiga per assicurare ciò che indispensabile ad una vita dignitosa. Il motivo per cui io decido di raccontare è proprio per testimoniare che tanti altri ci sono e che il bisogno che queste persone manifestano è reale e necessita dell’impegno di tutti”.

Norina aveva poi proseguito nel cucinare il pollo con le patate che i tanti africani aspettavano lì nella sua campagna, come tante altre domeniche era successo e come per tante domeniche ancora sarebbe accaduto. Voleva raccontare ma voleva anche proseguire nel suo lavoro in cucina. Sapeva che tanti “suoi figli” l’aspettavano.