Rapporto Medu / Piana di Gioia Tauro, 8 braccianti stranieri su dieci lavorano in nero

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“Negli anni mi è capitato di lavorare per caporali italiani e bulgari – spiega Ahmed -. Ci trattenevano dai 5 ai 10 euro di paga al giorno. Prima i caporali erano molto più violenti con i lavoratori. Dopo la rivolta di Rosarno le cose sono cambiate. Oggi a Rosarno ci sono tre grossi caporali che gestiscono decine di operai. Negli anni questo non è cambiato. Tutti sanno. A volte i carabinieri passano davanti a furgoni dei caporali fermi nella piazza di Rosarno con dentro i ragazzi che vanno al lavoro, ma non vengono mai fermati”. Dal rapporto, infine, emerge che quasi 4 migranti su cinque vivono in strutture precarie senza possibilità di accedere a servizi igienici e acqua potabile. “Sono arrivato a Rosarno nel dicembre 2013 – racconta Ibrahim -. Ho sempre lavorato senza contratto. La paga è di 22 euro al giorno perché il capo nero per il quale lavoro, che è del Burkina Faso, trattiene 3 euro per il trasporto ai campi e riaccompagnarci a casa. Per lui lavorano 60 operai di varia nazionalità. Viviamo tutti insieme – prima in 60, ora in 20 – in una casa di campagna, che lui dice di affittare per 400 euro al mese e a noi chiede 50 euro al mese. Il capo nero ci minaccia, ci obbliga a lavorare velocemente altrimenti il giorno dopo non ci fa lavorare”.

Parla Ahmed, racconta la sua storia simile a quella di tanti migranti che lavorano nei campi nella Piana di Gioia Tauro. Una realtà, dura e triste, che si ripete ogni anno nella stagione dei raccolti e adesso è messa nero su bianco dai Medici per i diritti umani che hanno stilato un rapporto “Terraingiusta” presentato oggi a Roma. 
Un rapporto che parla chiara e denuncia il lavoro in nero per 8 braccianti stranieri su dieci, una paga di 25 euro in media e condizioni di vita difficili per quasi un migrante su cinque.  E’ la raccolta degli agrumi ad attirare la manodopera straniera da novembre a marzo. Oltre 2 mila i braccianti che giungono nella piana, per la maggior parte dell’Africa Subsahariana e nonostante il fenomeno migratorio si ripeta negli anni sul territorio “sembra consolidarsi una vera e propria zona franca di sospensione della dignità e dei diritti per i lavoratori immigrati”.
I migranti incontrati da Medu in Calabria sono per lo più di stagionali. “Il 95 per cento degli intervistati si sposterà al termine della stagione – spiega il rapporto -. Vengono dal Mali, Burkina Faso e Ghana. Più di 7 su dieci hanno detto di essere in Italia da più di due anni. Uno su quattro da più di cinque”. Oltre il 63 per cento ha una buona o sufficiente conoscenza dell’italiano. Gli irregolari sono due su dieci. Gli altri sono in possesso di un qualche tipo di permesso. Dai dati raccolti, inoltre, il lavoro nero tra i braccianti riguarda più di 8 lavoratori su dieci. “I braccianti incontrati da Medu hanno dichiarato di essere impiegati in media 3-4 giorni alla settimana con turni di lavoro di circa 8-9 ore e di percepire in media 25 euro per una giornata lavorativa – spiega il rapporto -. Il salario del lavoratore può essere concordato a giornata o a cassetta. Solitamente la raccolta di clementine e mandarini impegna i braccianti nella prima fase della stagione e viene retribuita a cottimo (1 euro a cassetta). La raccolta delle arance, invece, inizia più tardi ed è solitamente pagata a giornata, ma persiste anche la modalità di pagamento a cottimo (0,45 o 0,50 euro a cassetta). In tutti i casi, quindi, la paga giornaliera dei braccianti è di circa 25 euro a fronte dei 42,96 euro lordi previsti dal contratto provinciale del lavoro di Reggio Calabria”.
A tutto questo occorre aggiungere le spese per il trasporto, il mancato versamento dei contributi e la presenza dei caporali (più di un lavoratore su due ha detto di aver fatto ricorso al caporale).

Scritto da p.s.