Zhora, mediatrice culturale arrivata dal Marocco

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Zhora

 
“Sono trascorsi più di vent’anni da quando sono arrivata in Italia, ma ricordo bene il lungo viaggio, i sogni e le paure. Partivo con in tasca una laurea in lettere, lasciavo il mio Marocco per arrivare sull’altra riva del Mediterraneo dove ad attendermi c’era mio marito”.

 
Parla Zohra Askari Mohammedia, racconta la sua vita, la sua testimonianza, davanti a tanti studenti giunti a Reggio Calabria, nella sala “Versace”, per la Giornata mondiale contro le discriminazioni razziali organizzata dall’Unar. Zohra sta lì, seduta al tavolo dei relatori, un po’ intimorita ma fiera di raccontare la sua storia che è integrazione piena in questa città in riva alla Stretto.
 
“Mio marito era già qui dal 1986 e io sono arrivata a settembre del 1993, con un contratto di lavoro presso una famiglia come colf. Però dopo poco sono rimasta incinta e ho avuto paura. Ero sola, senza l’aiuto della mia famiglia, come avrei fatto: abortire era impensabile. I mesi passavano e la gravidanza andava avanti poi però è arrivata una forte emorragia, ho rischiato di morire e di perdere il bambino. Ero disperata, sola. Ho avuto paura. Eppure, proprio in quel momento di grande dolore e sconforto ho incontrato una suora, in ospedale, che mi è stata vicina. Mi teneva la mano e mi dava forza, coraggio. Mi diceva: su, dai, preghiamo: io il mio Dio, tu il tuo, vedrai che le preghiere arrivano. Non dimenticherò mai Suor Eugenia, la sua dolcezza”.
 
“Gli anni sono passati, sono diventata madre, di due maschi che adesso studiano all’università. Io ho lavorato come mediatrice culturale in una cooperativa sociale “Piccolo Mondo”, un centro infanzia interculturale, undici anni di lavoro bellissimo, con i bimbi di tanti paesi, poi però i fondi sono finiti ed il Centro ha chiuso. Adesso sono disoccupata, ma guardo con fiducia al futuro. Ho avuto la cittadinanza quattro anni fa e spero che i miei figli possano realizzare i loro sogni qui in Italia. Occorre essere tenaci e non demordere, occorre credere nel proprio futuro”.