Scritture migranti, da dieci anni soffia El Ghibli

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Scritture migranti

Piano piano, soffiando sulle parole erranti, il vento caldo del deserto, ha portato le storie della migranza. E’ il vento El Ghibli, e’ la rivista di scritture migranti, che in dieci anni di cammino ha contribuito a creare una identità multipla, in continuo rinnovamento, dove la lingua e le storie sono stratificazioni di destini.

El Ghibli è la prima rivista online di letteratura della migrazione, diretta da Pap Khouman, in cui la redazione è composta da scrittori migranti. Si tratta dell’unione collaborativa di individualità ben distinte, ognuna espressione di una composizione alchemica assolutamente unica ed irripetibile, risultato di una personale e composita avventura biologica e culturale, che nella differenza accomuna storie e destini.E per dare vita ad un progetto letterario che, muovendo dalla migranza, riconsideri consapevolmente la parola scritta dell’uomo che viaggia, che parte, che perde per sempre e che per sempre ritrova.Un progetto letterario che parli del viaggio in movimento e di quello immobile.Da cui le quattro sezioni principali della rivista: “Racconti e poesie”, per gli scrittori migranti in Italia, che usano l’italiano come lingua d’espressione letteraria; “Parole dal mondo”, per gli scrittori migranti non italiani nel mondo; “Stanza degli ospiti”, un tributo di ospitalità agli scrittori stanziali italiani e stranieri – i viaggiatori immobili – con cui è sempre più necessario interagire e collaborare per un arricchimento reciproco. “Generazione che sale”, dedicata a bambini e ragazzi, italiani e migranti, vuole essere una sintesi di tutte le altre sezioni, una scommessa in un futuro in cui tutto questo sarà finalmente ovvio: l’importanza sovranazionale della nostra necessità di comunicazione orale e scritta, l’ordinaria transumanza del nostro destino di artefici di parole, la sacralità delle parole sempre più contaminate e bastarde che ci sopravviveranno, di quelle “reliquie – come le definisce lo scrittore ungherese Deszo Kosztolànyi – santificate dalla sofferenza e sfigurate dalla passione”.”Dieci anni fa ci siamo trovati insieme alcuni scrittori della migrazione, -spiega Raffaele Taddeo, presidente del Centro La Tenda – chi di area milanese, chi romana e chi bolognese. Abbiamo messo insieme le nostre idee ed e’ venuta fuori la rivista. La Provincia di Bologna ha sostenuto i nostri primi passi con un piccolo contributo annuo, diventando anche l’editore della rivista, infatti ancora oggi siamo sul server della provincia di Bologna, ma e’ il Centro Culturale Multietnico La Tenda il proprietario della rivista. Il Centro La tenda è stata assunto come struttura di riferimento per l’interesse che ha mostrato alla letteratura della migrazione fin dalla sua nascita”.”Piano piano siamo cresciuti e nel 2005 El Ghibli, -ricorda Taddeo- venne presentata a Milano, allo spazio Oberdan della Provincia di Milano dal premio Nobel Dario Fo. Siamo molto soddisfatti perché i contatti con la rivista, da quando è nata, sono cresciuti notevolmente: dai circa 20.000 contatti iniziali si e’ arrivati a 300.000 contatti. In 10 anni di attività, con 40 numeri (la rivista è trimestrale) sono stati pubblicati 210 testi di oltre 100 autori diversi della Letteratura della migrazione. Praticamente un quinto di tutti gli scrittori della migrazione hanno collaborato con El Ghibli; 170 testi di scrittori italiani per un totale di 127 scrittori sono stati pubblicati dalla rivista e così pure 140 testi circa di scrittori stranieri non residenti in Italia. Infine sono stati messi in rete 127 brevi saggi di oltre 80 giovani studiosi. La rivista ha poi pubblicato oltre 200 recensioni di testi della Letteratura della migrazione e 17 supplementi sulla complessiva opera dei suddetti scrittori”.

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Paola Suraci
Giornalista indipendente. Mi occupo di Sud, di terre dove l'emarginazione ha diverse facce. Racconto storie di uomini e donne che lottano per non arrendersi, per cambiare, racconto un altro Sud che spesso non ha voce. Guardo al Mediterraneo e ai fenomeni migratori auspicando la mescolanza di culture.