Immigrazione, l’Italia divisa tra accoglienza e intolleranza

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Immigrazione

Da una parte c’è l’Italia che accoglie, che è solidale e che lavora silenziosamente per assistere i migranti che approdano sulle nostre coste, in fuga da guerre e miserie, guardando all’Europa, al Nord Europa come meta da raggiungere, come paradiso terrestre.

Dall’altra c’è un Italia razzista, ignorante e piccina che cerca di “salvare” il proprio ristretto privilegio per paura di perdere, non si sa bene cosa… Paure fomentate ad arte da politici e media che, nella fretta di stare sulla notizia, veicolano sempre più messaggi carichi di pregiudizi e di cattiva informazione.In mezzo c’è un Paese corrotto, che arranca, che fa i conti con Mafia Capitale e con le mafie che ogni giorno divorano questa terra.Così ecco che quello che è accaduto nell’ultimo fine settimana mette in luce i mille volti di questo Paese, e le voci, plurali, dell’immigrazione.A Quinto, in provincia di Treviso, dopo il trasferimento di circa 100 profughi, la palazzina in cui erano appena stati accolti è stata presa d’assalto. A guidare la spedizione alcuni residenti della zona e militanti di Forza nuova e Lega Nord. Scene simili si sono viste anche a Casale San Nicola, a nord di Roma, dove un gruppo di abitanti e militanti di Casa pound ha manifestato contro l’arrivo di un centinaio di profughi.Nelle stesse ore invece a Reggio Calabria accoglieva 666 migranti.
CARLOTTA SAMI E IL DIRITTO ALL’ACCOGLIENZA
Così Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr, in merito alle proteste anti immigrati esplose nelle due città italiane ha detto esplicitamente: “E’ vergognoso quello che sta accadendo. E’ chiaro che c’è una volontà politica, da parte di alcuni gruppi, di sfruttare le tensioni presenti nella società italiana, ma questa strumentalizzazione è intollerabile”.”Queste manifestazioni di intolleranza vanno valutate per quello che sono: servono solo da un punto di vista politico e si basano sulla disinformazione – ha continuato Sami – cioè sul far credere che chi scappa da una guerra o da una situazione di persecuzione venga accolto con maggiori privilegi rispetto a quelli che hanno gli italiani. Si fa pensare alla gente che la presenza dei rifugiati possa togliere qualcosa, mentre bisognerebbe spiegare che queste persone non solo non hanno nessun privilegio ma hanno situazioni terribili alle spalle. Inoltre, alcune volte possono anche rappresentare un’opportunità per noi: pensiamo solo ai tanti cittadini italiani impiegati nei centri di accoglienza”. La portavoce dell’Unhcr ha ricordato inoltre che i rifugiati e i richiedenti asilo hanno “diritto di essere accolti”. “La maggior parte di chi è soccorso dall’Italia se ne va – aggiunge – sono tanti i transitanti, queste paure non hanno ragione di esistere”.
ROMA E L’ASSESSORE DANESE
Sdegno per le proteste a Roma anche da parte dell’assessore capitolino alle Politiche sociali Francesca Danese, che esprime innanzitutto solidarietà ai rifugiati “assediati nel loro difficile cammino verso una vita migliore”. “Le immagini che arrivano da Casale San Nicola non rappresentano Roma, la nostra città è un’altra e si sta preparando a un modello di accoglienza diverso – spiega Danese – . Purtroppo, però, ci sono gruppi che strumentalizzano la situazione e intossicano la grande solidarietà che esiste nella Capitale. Non dobbiamo dimenticare – aggiunge – che i profughi sono persone che scappano da guerre e da situazioni di vita pesanti, sono quindi persone vulnerabili e non persone pericolose come si vorrebbe far passare. Si portano dietro un dolore inenarrabile, non a caso hanno bisogno di un’accoglienza e di un’assistenza a 360 gradi”.
LA REAZIONE DELLE ASSOCIAZIONI
Tante le associazioni che hanno condannato le proteste anti immigrati. “Una città che non accoglie i migranti (famiglie e ragazzi in fuga da guerre, persecuzioni e povertà) è un popolo senza memoria, un agglomerato umano che non può dirsi comunità” -sottolinea in una nota la Caritas di Roma, che aggiunge: “Così anche il tema dell’accoglienza – le procedure di emergenza, l’individuazione dei luoghi – rischia di scontrarsi con egoismi, interessi e paure. Sentimenti di cui approfittano forze politiche senza scrupoli per incrementare un clima di odio che mai si era visto a Roma e in Italia”. Dello stesso parere anche Arci che parla di un “paese incattivito e chiuso in se stesso”. “E’ passata l’idea dell’invasione, di un paese in perenne emergenza per far fronte a un’immigrazione che ha numeri più contenuti che in altri paesi – sottolinea l’associazione -. Il tutto per giustificare, politicamente e moralmente, l’incapacità di gestire qualche migliaio di persone in fuga per la sopravvivenza”. L’Asgi (associazione studi giuridici sull’immigrazione) pone l’accento sulla mancanza di norme e regole chiare sull’accoglienza come causa dei conflitti sociali. “Gruppi di dichiarata ispirazione neofascista hanno abilmente strumentalizzato le paure e il disagio della popolazione residente – spiegano in una nota – Se nessuna violenza contro persone giunte nel nostro Paese in fuga da guerre e persecuzioni può essere mai tollerata, gli episodi accaduti a Roma e Treviso, pur nella loro diversità, vanno comunque tenuti in considerazione perché mettono in luce le gravi carenze del sistema di accoglienza vigente”. Infine il centro Astalli condanna la strumentalizzazione politica e mediatica di quanto accaduto: “Roma si trova ad accogliere persone che sono state costrette a lasciare la propria casa a causa di crisi umanitarie, conflitti o regimi dittatoriali – afferma padre Camillo Ripamonti – Si tratta mediamente di persone molto giovani e tra di loro tante sono le vittime di tortura. È da condannare ogni forma di strumentalizzazione costruita ad arte per creare pericolose tensioni e inutili allarmismi tra la popolazione”.Dunque adesso è il tempo dello sdegno e della condanna ma a Treviso c’è chi dice che non c’è più tempo da perdere e per questo ha voluto agire: il Centro Sociale Django ha deciso di opporsi in maniera pubblica a tutto questo, con un sit-in davanti all’ingresso di uno dei centri di potere responsabile di tutto ciò: la Prefettura. La gestione di un blocco pacifico, paragonabile decisamente ad un atto di disobbedienza civile.

Scritto da Laura Catanoso