Storie migranti, Di Domenico: “ho portato in scena la vita di Enaiatollah”

Maria Natalia Iiriti

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A Crotone c’è il teatro della Maruca, uno piccolo spazio che ospita spettacoli unici. Qui è arrivato anche “Nel mare ci sono i coccodrilli- Storia vera di Enaiatollah Akbari” di e con Christian Di Domenico. La storia, pubblicata nel 2010 per i tipi di Baldini Castoldi Dalai e scaturita dal racconto del protagonista, l’ha scritta il giornalista Fabio Geda. Da questo racconto Christian Di Domenico, attore e pedagogo teatrale, ne ha realizzato un monologo che porta in giro nelle scuole, nei teatri, nei festival, ovunque si voglia conoscere la storia di Enaiatollah.

In teatro la storia del piccolo migrante afgano

Sulla scena solo una sedia e Christian che ci racconta la storia di Enaitollah, un ragazzino di etnia hazara che lascia l’Afghanistan per inseguire la vita.

Tutto ha inizio con una tragedia familiare, la morte del padre a seguito di un incidente con un carico pieno di merce. A titolo di risarcimento i creditori pretendono dalla vedova il figlio, Enaiatollah, che allora è un bambino.

Lmadre di Enaiatollah prende la decisione più difficile della propria vita: portare il figlio in Pakistan, sperando che lì, lontano dal suo Paese, lontano dai talebani, abbia un destino diverso. Cominciano a Quetta le avventure di Enaiatollah Akbari che, per sopravvivere fa di tutto, il venditore ambulante, il ragazzo di fatica, il muratore. Affrontando viaggi estenuanti e tragici, Enaitollah raggiungerà prima l’Iran, poi la Turchia, attraverserà il mare per arrivare in Grecia e poi finalmente, e per pura casualità, in Italia.

Enaiatollah arriva in Italia

Qui troverà una casa e una famiglia pronto ad accoglierlo. Nella sua breve vita Enaiatollah si troverà ad affrontare rischi e pericoli insormontabili: il suo racconto è lucido, deciso, dignitoso e ci insegna a leggere il mondo coi suoi occhi di adolescente cresciuto troppo in fretta.

Parla l’attore che porta in scena la storia di Enaiatollah

Nelle pause tra uno spettacolo e l’altro che lo portano in giro per la penisola, Christian Di Domenico, si è reso disponibile per parlare della vera storia di Enaiatollah.

 

  • Come nasce l’idea di scrivere uno spettacolo dalla storia vera di un bambino migrante?

Le innumerevoli immagini degli esodi, di quelli che vengono definiti “viaggi della sopravvivenza”, con il loro carico di drammaticità, hanno scatenato in me e in mia moglie Paola l’urgenza di raccontare, in forma di parabola, una storia che potesse provocare riflessioni intime, profonde, capaci di muovere all’azione; un’azione concreta, quotidiana, che abbia come fine ultimo un gesto semplice d’accoglienza, quale può essere, ad esempio, una stretta di mano.

 

  • Qual è l’aspetto che ti ha emozionato di più di questo ragazzino?

Enaiatollah ha sempre lottato con tutte le sue forze per cercare di sopravvivere, integrandosi nei Paesi in cui si è trovato grazie al lavoro, al sacrificio. La sua storia è un esempio formidabile di perseveranza e carità. Non potrei definire in altro modo il sentimento con cui molte persone, incontrandolo sul proprio cammino, hanno poi cercato di aiutarlo a proseguire, non interrompendo il suo viaggio con un muro di filo spinato, ma aprendo la porta della propria casa.

 

  • Attualmente hai contatti con Enaiatollah?

In questo periodo non sono in contatto con Enaiatollah, ma vengo costantemente aggiornato su quello che sta facendo da Fabio Geda, autore del libro: “Nel mare ci sono i coccodrilli”, con cui, dopo aver collaborato per l’adattamento del testo, siamo diventati amici.

 

  • Il tuo spettacolo ha girato l’Italia: quali sono i feedback che ricevi dagli spettatori?

 

La cosa più importante che accade spesso, al termine dello spettacolo, è che molti si avvicinano commossi, mi stringono forte la mano e mi ringraziano per averli aiutati a cambiare il loro modo di vedere lo straniero. Essere riuscito in questo intento è per me motivo di enorme soddisfazione.

 

  • Questo spettacolo parla di un ragazzino che diventa grande da solo, lontano dalla famiglia e senza risorse certe: perché è importante che i ragazzi conoscano la storia di Enaiatollah?

E’ necessario far conoscere la storia di Enaiatollah, soprattutto ai ragazzi perché, in assenza di soluzioni politiche, saranno principalmente loro a capire che ci sono persone come Enaiatollah bisognose di aiuto. Hanno il colore della pelle diverso ma, se si riesce ad andare oltre uno sguardo superficiale, abbandonando ogni inutile pregiudizio, allora potremo scoprire nell’Altro un essere umano come noi.

 

  • I minori non accompagnati rappresentano un aspetto molto delicato della questione migranti. Cosa potrebbero fare lo Stato Italiano e la Comunità europea per tutelare bambini e ragazzi?

Credo che, in assenza di un piano politico adeguato, esistano comunque numerose famiglie, non solo italiane, pronte ad accogliere con grande generosità i bambini che giungono stremati nel nostro Paese dopo viaggi allucinanti, durante i quali avranno probabilmente perso amici e familiari. Le Chiese, lo sappiamo, fanno già molto, ma non possiamo pensare che il loro operato possa essere sufficiente a risolvere il problema. Spero dunque che lo Stato, in accordo con la Comunità europea, trovi presto una soluzione.

 

  • Crotone è stata l’unica tappa calabrese del tuo spettacolo: ti piacerebbe tornare in Calabria con lo spettacolo su Enaiatollah?

Grazie agli amici del Teatro della Maruca sono stato a Crotone sia con “Nel mare ci sono i coccodrilli” sia con “U Parrinu. La mia storia con Padre Pino Puglisi ucciso dalla mafia”.

Spero che, leggendo questo articolo, docenti, sacerdoti e direttori artistici possano essere ispirati a portare queste testimonianze anche nelle loro Scuole, nelle loro Chiese e nei loro Teatri. Sarebbe per me una grande gioia tornare in una terra così bella come la Calabria.

Enaiatollah Akbari si è laureato da qualche mese in Scienze internazionali all’Università di Torino. Ha un sogno: diventare cooperante e lavorare per una ong.