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Notizie su immigrazione e immigrati - Immezcla - Storie di naviganti del Mediterraneo

Questa volta a parlare sono le immagini: trentacinque scatti per raccontare attraverso le fotografie cosa è l'integrazione. Storie di persone, di giovani, africani e asiatici accolti in un centro di Taranto. Gli scatti sono 35: 15 autoritratti dei protagonisti e 20 immagini della città vecchia.

Si è tenuta oggi presso la sala della biblioteca del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria la conferenza stampa promossa dal consigliere regionale Giovanni Nucera, capogruppo de “La Sinistra”, per la presentazione della proposta di legge “Norme per l’accoglienza, l’integrazione sociale, lavorativa e culturale degli immigrati in Calabria”, depositata in Consiglio regionale lo scorso dicembre.

Si è tenuta oggi presso la sala della biblioteca del Palazzo della Provincia di Reggio Calabria la conferenza stampa promossa dal consigliere regionale Giovanni Nucera, capogruppo de “La Sinistra”, per la presentazione della proposta di legge “Norme per l’accoglienza, l’integrazione sociale, lavorativa e culturale degli immigrati in Calabria”, depositata in Consiglio regionale lo scorso dicembre.

Riace, il paese dell'accoglienza, guidato dal sindaco Mimmo Lucano, recentemente indicato dalla rivista Fortune come tra le cinquanta personalità più influenti del mondo, riceverà un milione di euro della Regione Calabria per interventi di riqualificazione urbana per fronteggiare fenomeni di dissesto.

L’aereo di Papa Francesco e’ atterrato a Mitilini, isola di Lesbo, dove il Pontefice è in visita pastorale ai migranti. Un viaggio carico di dolore e di speranza, un viaggio per portare all'attenzione del mondo il dramma che stanno vivendo i migranti. 

Ad accogliere il pontefice il primo ministro greco, Alexis Tsipras. Il papa ha ricevuto il benvenuto del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, dell’arcivescovo di Atene Ieronimo e di Fragkiskos Papamanolis, Presidente della Conferenza Episcopale greca.

Cari amici, oggi ho voluto stare con voi. Voglio dirvi che non siete soli. In questi mesi e settimane, avete patito molte sofferenze nella vostra ricerca di una vita migliore. Molti di voi si sono sentiti costretti a fuggire da situazioni di conflitto e di persecuzione, soprattutto per i vostri figli, per i vostri piccoli”. Cosi’ Papa Francesco nel discorso al Moria refugee camp, il campo profughi sull’isola di Lesbo che ospita 2.500 profughi richiedenti asilo.

Avete fatto grandi sacrifici per le vostre famiglie. Conoscete il dolore di aver lasciato dietro di voi tutto ciò che vi era caro e – quel che è forse più difficile – senza sapere che cosa il futuro avrebbe portato con sé. Anche molti altri, come voi, si trovano in campi di rifugio o in città, nell’attesa, sperando di costruire una nuova vita in questo continente”. Papa Francesco aggiunge: “Sono venuto qui con i miei fratelli, il Patriarca Bartolomeo e l’Arcivescovo Ieronymos, semplicemente per stare con voi e per ascoltare le vostre storie. Siamo venuti per richiamare l’attenzione del mondo su questa grave crisi umanitaria e per implorarne la risoluzione. Come uomini di fede, desideriamo unire le nostre voci per parlare apertamente a nome vostro. Speriamo che il mondo si faccia attento a queste situazioni di bisogno tragico e veramente disperato, e risponda in modo degno della nostra comune umanità”.

Dio ha creato il genere umano perché formi una sola famiglia; quando qualche nostro fratello o sorella soffre, tutti noi ne siamo toccati”, dice Papa Francesco. “Tutti sappiamo per esperienza- aggiunge- quanto è facile per alcune persone ignorare le sofferenze degli altri e persino sfruttarne la vulnerabilità. Ma sappiamo anche che queste crisi possono far emergere il meglio di noi. Lo avete visto in voi stessi e nel popolo greco, che ha generosamente risposto ai vostri bisogni pur in mezzo alle sue stesse difficoltà. Lo avete visto anche nelle molte persone, specialmente giovani provenienti da tutta l’Europa e dal mondo, che sono venute per aiutarvi. Sì, moltissimo resta ancora da fare. Ma ringraziamo Dio che nelle nostre sofferenze non ci lascia mai soli. C’è sempre qualcuno che può tendere la mano e aiutarci”.

Questo è il messaggio che oggi desidero lasciarvi: non perdete la speranza! Il più grande dono che possiamo offrirci a vicenda è l’amore: uno sguardo misericordioso, la premura di ascoltarci e comprenderci, una parola di incoraggiamento, una preghiera. Possiate condividere questo dono gli uni con gli altri”. Cosi’ Papa Francesco nel discorso al Moria refugee camp, il campo profughi sull’isola di Lesbo che ospita 2.500 profughi richiedenti asilo. “Noi cristiani- dice Papa Francesco- amiamo narrare l’episodio del Buon Samaritano, uno straniero che vide un uomo nel bisogno e immediatamente si fermò per soccorrerlo. Per noi è una parabola che si riferisce alla misericordia di Dio, la quale si rivolge a tutti. Lui è il Misericordioso. È anche un appello a mostrare quella stessa misericordia a coloro che si trovano nel bisogno. Possano tutti i nostri fratelli e le nostre sorelle in questo continente, come il Buon Samaritano, venirvi in aiuto in quello spirito di fraternità, solidarietà e rispetto per la dignità umana, che ha contraddistinto la sua lunga storia”. Papa Francesco conclude: “Cari amici, Dio benedica tutti voi, in modo speciale i vostri bambini, gli anziani e coloro che soffrono nel corpo e nello spirito. Vi abbraccio tutti con affetto. Su di voi e su chi vi accompagna invoco i doni divini di fortezza e di pace”.

LA DICHIARAZIONE CONGIUNTA

 Al termine dell’incontro con i rifugiati nel campo di Mòria, prima di fermarsi a pranzo con alcuni di loro, Francesco, Bartolomeo e Ieronymos hanno firmato una dichiarazione congiunta, un appello al mondo che rappresenta anche un significativo segno ecumenico.

"L’opinione mondiale non può ignorare la colossale crisi umanitaria - affermano Francesco, Bartolomeo e Ieronymos - che ha avuto origine a causa della diffusione della violenza e del conflitto armato, della persecuzione e del dislocamento di minoranze religiose ed etniche, e dallo sradicamento di famiglie dalle proprie case, in violazione della dignità umana, dei diritti e delle libertà fondamentali dell’uomo».

«Sono urgentemente necessari - scrivono Francesco, Bartolomeo e Ieronymos - un più ampio consenso internazionale e un programma di assistenza per affermare lo stato di diritto, difendere i diritti umani fondamentali in questa situazione divenuta insostenibile, proteggere le minoranze, combattere il traffico e il contrabbando di esseri umani, eliminare le rotte di viaggio pericolose che attraversano l’Egeo e tutto il Mediterraneo, e provvedere procedure sicure di reinsediamento. 

L'OMAGGIO AI MORTI IN MARE

"Non basta limitarsi a inseguire l`emergenza del momento, ma occorre sviluppare politiche di ampio respiro, non unilaterali". Lo dice Papa Francesco, parlando al porto di Lesbo, fase conclusiva della sua visita al campo profughi ospitato sull'isola greca. Bergoglio si e' rivolto direttamente agli abitanti di Lesbo, "culla di civilta'" dove "pulsa ancora il cuore di un'umanita' che sa riconoscere prima di tutto il fratello e la sorella, un'umanita' che vuole costruire ponti e rifugge dall'illusione di innalzare recinti per sentirsi piu' sicura. Infatti le barriere creano divisioni, anziche' aiutare il vero progresso dei popoli, e le divisioni prima o poi provocano scontri".

Papa Francesco sottolinea che "per essere veramente solidali con chi e' costretto a fuggire dalla propria terra, bisogna lavorare per rimuovere le cause di questa drammatica realta'. E' necessario costruire la pace la' dove la guerra ha portato distruzione e morte, e impedire che questo cancro si diffonda altrove. Per questo bisogna contrastare con fermezza la proliferazione e il traffico delle armi e le loro trame spesso occulte; vanno privati di ogni sostegno quanti perseguono progetti di odio e di violenza".

"Siamo tutti migranti. Viaggiatori di speranza verso di te". Si e' conclusa con questa preghiera la visita di Papa Francesco all'isola di Lesbo. "Dio di misericordia e Padre di tutti, destaci dal sonno dell`indifferenza, apri i nostri occhi alle loro sofferenze e liberaci dall`insensibilita', frutto del benessere mondano e del ripiegamento su se' stessi. Ispira tutti noi, nazioni, comunita' e singoli individui, a riconoscere che quanti raggiungono le nostre coste sono nostri fratelli e sorelle". 

E' il tempo della preghiera, del ricordo di chi non ce l'ha fatta. Il Papa, Bartolomeo e Ieronymos lanciano tre corone di alloro guardando il mare, quel mare che ancora è mare di morte e di scontro e che dovrà essere mare di incontro.

Da quel 3 ottobre del 2013, quando a largo di Lampedusa morirono 368 migranti, Franco Corbelli, presidente del movimento Diritti civili, sta lavorando attivamente per far diventare la sua idea realtà: realizzare un cimitero per i migranti morti in mare.

L'integrazione passa dai banchi di scuola. I bambini sono capaci di andare oltre le differenze, di lingua, di razza, di religione, per questo è importante, anzi fondamentale, per un Paese che vuole guardare al futuro investire sulla scuola e sui processi di integrazione e multiculturalità.

In Italia, ormai da anni, nelle classi scolastiche di ogni ordine e grado è facile trovare bambini stranieri seduti accanto a bambini italiani, e ancor di più adesso ci sono scolari nati in Italia da genitori stranieri ma che, per una legge, non sono ancora italiani.

Tra pochi giorni si ritorna sui banchi di scuola, aprono gli istituti e si affronatano i vecchi problemi. Non solo scuole fatiscenti e materiali didattici scarsi ma anche e soprattutto una impreparazione a gestire una scuola che è ormai multietnica e multiculturale. Una impreparazione che non è solo del corpo docente, ma anche e soprattutto dei media.

Questa volta a parlare sono le immagini: trentacinque scatti per raccontare attraverso le fotografie cosa è l'integrazione. Storie di persone, di giovani, africani e asiatici accolti in un centro di Taranto. Gli scatti sono 35: 15 autoritratti dei protagonisti e 20 immagini della città vecchia.

Più di 5mila bambini scomparsi, arrivati in Italia dopo viaggi difficili, da soli, senza genitori, e di cui non si sa più nulla. Fuggono da guerra e povertà e ad ogni sbarco di migranti cresce il numero di minori non accompagnati. Oggi, nella 25ª Giornata mondiale dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza ecco che arriva a tracciare il triste quadro il dossier della Caritas: "Le difficili sfide dei minori stranieri non accompagnati nel percorso di crescita e di integrazione".

Non si ferma mai Silvia Dumitrache, presidente dell'associazione donne romene in Italia, porta avanti con tenacia e passione la sua battaglia per le tante donne costrette a lasciare i figli nel paese d'origine e a vivere lontano da loro: sono mamme a distanza e orfani bianchi.

Il piccolo Jolie si contorce nel sonno, sbadiglia e si stropiccia il viso con le piccole mani.

La madre si asciuga le lacrime mentre veglia su di lui, ancora incredula dal fatto che sono entrambi vivi . “E’ un miracolo!” dice agli operatori di Save the Children.

Jolie ha solo due giorni di vita ed è nato meno di una settimana dopo il tifone. E’nato nella stessa stanza in cui sua madre in stato avanzato di gravidanza, suo padre e i suoi quattro fratelli hanno trovato rifugio durante la mega tempesta.

Cosa ha spinto Salman Salwa, giovane donna libica, di ventisette anni, a far parte dell'equipaggio della carretta del mare partita dalle coste africane ancora non è certo.

Stanno protestando da giorni i migranti a Lampedusa. Stanno in piazza, al freddo e sotto la piaggia, sono una quarantina e tra loro ci sono anche cinque donne e otto minori. Vogliono lasciare l’isola e soprattutto non vogliono rilasciare le loro impronte digitali. Sono sudanesi, eriteri e yemeniti e vogliono la protezione internazionale. Al loro fianco ci sono i volontari di associazioni ma la tensione è alta.