Tutto il giorno davanti, il film su Agnese la grande madre dei migranti

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C’è l’anima di Palermo con le sue voci nel film Tutto il giorno davanti, che andrà in onda il 10 marzo, alle ore 21.15 su Rai 1, ispirato alla storia di Agnese Ciulla, ex assessore Cittadinanza sociale del Comune di Palermo dal 2012 al 2017 sotto la giunta di Leoluca Orlando.

Agnese Ciulla è una donna siciliana, che mette al centro gli altri facendo l’operatrice sociale, la facilitatrice territoriale, ma durante il suo mandato da assessora la sua esperienza umana e professionale con i migranti minorenni, le è valsa il soprannome «grande madre». 

Agnese Ciulla fu molto attiva nell’emergenza sbarchi in quel periodo e mise a punto misure di assistenza come lo strumento del tutoraggio volontario dei minori non accompagnati. 

Il regista Manuzzi: ho saputo di Agnese dal giornale

Il film è diretto da Luciano Manuzzi, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Federica Pontremoli, e ricorda: “Ho saputo di Agnese leggendo un’intervista che il quotidiano la Repubblica titolava “Prendo in affido i migranti minorenni sono i miei 480 figli”.

Mi si è acceso subito un forte interesse che mi ha portato a conoscere Agnese Ciulla, la “Grande Madre” come tutti la chiamavano a Palermo. In un mondo che si sta chiudendo a riccio, in difesa, Agnese Ciulla, insieme alla città di Palermo, apre le braccia e accoglie. Accoglie minori stranieri non accompagnati che hanno già perso tutto quello che alla loro età potevano perdere. Arrivano sulla banchina del porto. disorientati,  senza documenti, senza bagaglio, senza una prospettiva. Sono vivi e basta. Condiviso il progetto con il produttore Angelo Barbagallo e avuto il benestare da Rai Fiction, con la sceneggiatrice Federica Pontremoli abbiamo cominciato ad ipotizzare la veste da dare al film. Le suggestioni erano tante e le ipotesi le più svariate.

Passiamo giorni a discutere, poi arriva l’idea che non ci ha fatto più tornare indietro: concentrare tutto – visioni, sbarchi, sedute comunali, incontri istituzionali, Protocollo, Tribunale dei Minori, liti familiari, conflitti con i figli, feste di compleanno – in un solo giorno. Un giorno pieno di turbolenze e di vita. Questa storia ha poi trovato nel “bellissimo caos” di Palermo la sua inevitabile ambientazione e non poteva che essere così. Lì era nata e lì l’abbiamo girata, una storia vera girata dal vero, con attori protagonisti siciliani e ragazzi extracomunitari, provenienti da diversi paesi africani, scelti per strada, nei locali e nelle comunità di ritrovo con l’aiuto dell’ottimo street casting Maurilio Mangano.

Ed è stato meraviglioso constatare come la città dell’accoglienza tenti di far germogliare una possibile nuova umana civiltà con il lasciarsi andare alle risorse della contaminazione e della promiscuità con gli stranieri, trovando una fotogenia diversa, fantastica, non coincidente con l’immaginario legato a Palermo. Questa disposizione a un’accoglienza civile e responsabile, promossa da Agnese e dalla sua città, che l’ha voluta assessore alle politiche sociali per qualche tempo, per attutire e compensare i traumi micidiali cui sono sottoposti tutti gli stranieri che intraprendono un viaggio che li porti in occidente, ci è sembrata un’occasione da non perdere per raccontare una storia che avesse al suo centro, come perno centrale, la testimonianza dell’ascolto. L’ascolto dell’altro, dello sconosciuto, dello straniero. Perché è solo in una prospettiva di ascolto e di accoglienza, guardando negli occhi ogni singola persona e specchiandosi nei suoi bisogni, che si può vedere, prima ancora di capirlo, il mondo”.

Il film tv è prodotto da Angelo Barbagallo e da Rai Fiction e ad interpretare l’ex assessore sarà l’attrice palermitana Isabella Ragonese che in un’intervista ha sottolineato come l’ex assessore sia riuscita a guardare là dove altri riuscivano solamente a distogliere lo sguardo.

A giugno 2018 cominciano le riprese, lavorano per cinque settimane, quattro a Palermo e una a Roma, in corrispondenza con settimane caldissime per la politica italiana. 

La Grande Madre il libro scritto con Alessandra Turrisi

“Si è insediato da poco il governo giallo-verde, guidato da Giuseppe Conte”, – ricorda Agnese Ciulla nelle pagine de “La Grande Madre” il libro edito da Sperling & Kupfer,  che Agnese Ciulla ha scritto con Alessandra Turrisi per raccontare la sua esperienza umana e civile a fianco dei giovani migranti, le difficoltà, le minacce e i successi e, sullo sfondo, la grande impresa di Palermo, che ha aperto il suo porto in nome di valori universali come l’accoglienza e la condivisione, per diventare la casa di tutta la comunità. 

“Il vicepremier Matteo Salvini dichiara che per fermare gli arrivi dei migranti in Italia bisogna chiudere i porti.  Non seguo molto il set, mi sentirei in imbarazzo e poi voglio farli lavorare in totale libertà, ma quel giorno sono lì in banchina, come ho fatto tante volte nel corso di questi ultimi anni. La produzione ha preso accordi con la Guardia costiera per avere la nave Dattilo in porto, mentre si girano le scene. Ma proprio nel giorno previsto per il ciak, l’Europa assiste allo scandalo della nave Aquarius costretta a vagare per il Mediterraneo con oltre 600 migranti a bordo, perché viene vietato alle imbarcazioni delle Ong di attrac- care sulle coste italiane. Così, mentre stanno allestendo il set, la Dattilo salpa improvvisamente, inviata a scortare la Aquarius in Spagna dove, il 17 giugno, termina la sua odissea a Valencia. Ironia della sorte: ho vissuto in prima persona l’emergenza migranti e ora assisto impotente alla chiusura dei porti, ma questo non è un film. E le persone muoiono davvero”. 

Il film andrà in onda per la prima volta, dunque, martedì 10 marzo dopo mesi di “fermo”. Nel frattempo è uscito il libro “La Grande Madre” scritto con la giornalista Alessandra Turrisi. “Abbiamo trascorso ore a raccontarci le storie riportate in queste pagine, – dice Ciulla. È stato un viaggio nel viaggio, una terapia per la memoria e per le emozioni contrastanti vissute. La Storia intrecciata con tutte le storie, compresa la mia. Rimettere ordine ha significato guardare quanto accaduto in quegli anni, ricucendo una storia personale che nasce da lontano quando, ancora ragazza, il gioco e l’animazione di strada erano gli strumenti dell’incontro, dell’ascolto e della costruzione di legami fra bambini e bambine, ragazzi e ragazze, tanto diversi quanto uguali nel riconoscersi persone, portatori di diritti. Il gioco è una cosa seria. Spero di non perdere mai il desiderio di giocare!”

“Ho incontrato Agnese, – ricorda la giornalista Turrisi – per la prima volta in un pomeriggio di oltre vent’anni fa, in una stradina di Brancaccio, in una città che desiderava a tutti i costi scrollarsi di dosso il peso di una subcultura mafiosa che opprime ogni germoglio di vita. Lei volontaria, lei operatrice sociale, lei Assessora, io giornalista, abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare in questa città, ciascuna nel proprio campo, tentando di lasciarci guidare sempre dalla passione e dall’impegno civile. Agnese mi ha scelto per aiutarla a raccontare la sua avventura, che ha incrociato le vite di migliaia di persone incontrate in questi anni così intensi. Grazie per la fiducia, per avere aperto il suo cuore, per averci regalato questa testimonianza. 

Ogni esistenza è fatta di incontri che ti cambiano dentro. Aver conosciuto decine di storie di giovani migranti, provati dal viaggio ma determinati nel costruirsi un avvenire, e aver incontrato tanti siciliani pronti a tendere una mano invece di chiuderla a pugno sono state per me esperienze di crescita umana e professionale insostituibili”.

Dunque un libro che viene pubblicato a circa “due anni e mezzo dalla fine della mia esperienza da Assessora, ma anche due anni e mezzo dopo la fine del grande flusso di migranti verso l’Italia. Nel giugno 2014 ci ritrovammo in un solo fine settimana con oltre 4.000 arrivi in Sicilia. Nel 2019, in nove mesi, sono sbarcati poco più di 6.000 migranti in tutta Italia. 

Nonostante questi numeri siano inequivocabili, la politica italiana ha continuato, e in parte continua, a essere focalizzata sul tema dei «porti chiusi», sulla «difesa dei confini», sulla presunta «invasione». 

Nel frattempo due leggi dello Stato, i cosiddetti «decreti sicurezza», hanno messo nero su bianco che la battaglia di una parte della politica contro i diritti umani e fondamenta- li dei migranti è in realtà una crociata per la limitazione dei diritti di tutti e per attaccare l’operato delle organizzazioni non governative e della società civile. 

La verità è che i flussi migratori hanno messo in evidenza, non certamente creato, le già note fragilità italiane legate al lavoro, alla criminalità più o meno organizzata, alla carente offerta dei servizi ai cittadini, alla crisi economica. Con un’abile azione di propaganda, una parte della politica italiana ed europea, e in un quadro complessivo di rafforzamento delle organizzazioni di destra anche estrema in tutto il mondo, ha semplicemente tentato di addossare la responsabilità di quelle fragilità sui nuovi arrivati. Un inquadramento fuorviante della realtà, per non essere costretti a trovare soluzioni concrete ai problemi. Come qualcuno ha detto, siamo davanti a una gigantesca operazione di «distrazione di massa». 

Per fortuna una larga parte della popolazione non si è rassegnata a fare alcun passo indietro sul tema dei diritti umani e fondamentali, mentre ripetuti interventi della magistratura hanno sancito che la tutela di quei diritti è garantita, oltre che dal buon senso e dallo spirito di umanità, dalle convenzioni e dai trattati internazionali, così come dalla nostra Costituzione. 

Palermo, con le sue contraddizioni, con le grandi differenze fra un marciapiede e l’altro della stessa strada, ha vissuto e vive la sua storia di città che ben conosce l’emigrazione, di città che ha accolto e continua ad accogliere. Un luogo dove alcune volte si ha la sensazione che il cambiamento avvenga ancor prima che gli stessi palermitani ne abbiano piena consapevolezza e ne riescano a cogliere il senso e il beneficio come comunità. Le cose accadono e pian piano divengono parte della storia, della cultura, della città. Palermo ha dimostrato di essere «grande madre», di saper ascoltare la richiesta di aiuto e ha aperto le proprie braccia, il cuore, ma anche la testa, e ha provato a trasformare l’emergenza in progetto”.