Teatro / Matera, costruito un muro per sfidare la realtà e la città aperta

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Matera, nell’anno in cui è capitale europea della cultura, si interroga, sulla diversità, sulla costruzione di barriere, sull’esercizio del potere, ma anche sull’accessibilità, inclusione, abbattimento e superamento dei confini, per capire quanto la città è “aperta”. A trent’anni dalla caduta del muro di Berlino, a Matera si celebra la cultura europea e così ecco che Piazza Vittorio Veneto, crocevia tra il Sasso Barisano e quello Caveoso diviene luogo di provocazione e di discussione. 

Qui, nell’arco di una settimana, è stato costruito un muro. Un muro per dividere, un muro per evidenziare le contraddizioni di questo tempo, un muro per far riflettere su cosa vuol dire escludere. Così in Piazza Vittorio è stata allestita un’opera teatrale, uno spettacolo ad episodi “Matera città aperta”, un esperimento, questo, inserito nel calendario di eventi di Matera2019, voluto dall’Alleanza delle Istituzioni e accolto da IAC, centro di arti integrate. 

E’ stata prima tracciata una linea che ha diviso in due parti la piazza, poi nei giorni successivi la separazione materiale, fino a trasformarsi in un muro (una struttura metallica provvisoria e al termine della settimana smantellata). Al centro dell’esperimento, un gruppo di attori e di cittadini, coordinati dallo IAC e guidati dal “sistema operativo”: una mente virtuale in grado di raccogliere le informazioni, i sentimenti, i desideri e le paure della città e di dargli forma, affinché essi permangano a memoria del nostro tempo. Lo spettacolo è stato realizzato nell’arco di 1 anno e ha coinvolto artisti di varia natura, dando vita ad un progetto ibrido che mescola al linguaggio teatrale vero e proprio, elementi di video-documentazione, installazioni artistiche e coreografiche. Nella fase di preparazione sono stati coinvolti gruppi di cittadini sia per la parte di allestimento della scenografia, sia per la realizzazione di coreografie collettive.

“Nell’anno di Matera Capitale europea della cultura – affermano Nadia Cassamassima e Andrea Santantonio, fondatori del IAC, che da anni lavora nella città lucana con anziani, minori migranti, con lo scopo di includerli utilizzando la comunicazione teatrale – non volevamo far vedere quanto fossimo belli, ma fare emergere le contraddizioni di questo momento storico».

Dunque, l’esperimento sociale messo in scena da Iac nel centro della città ha portato in luce le dinamiche manipolatorie dietro le grandi barriere ma anche le spinte al loro abbattimento.