Storie illustrate – Yekatit 12 e la popolazione di Addis Abeba

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Yekatit 12

Yekatit 12, che nel nostro calendario coincide con il 19 febbraio, è una giornata di lutto in Etiopia, perché segna un vero e proprio massacro , per alcuni tentato genocidio, della popolazione di Addis Abeba da parte delle truppe fasciste italiane sotto l’ordine del viceré Rodolfo Graziani nel 1937. Yekatit 12 fa riferimento alla prima delle tre giornate in cui si è scatenata la rappresaglia italiana in seguito al fallito attentato compiuto da due giovani eritrei, Abraha Deboch e Mogus Asgedom, che hanno tentato di uccidere Graziani durante una cerimonia pubblica. Una rappresaglia che in poco tempo si è trasformata in un massacro: questo è cominciato sulle vite dei mendicanti, donne e bambini che assistevano alla cerimonia e poi su tutto il resto della popolazione di Addis Abeba, senza distinzione di genere, età, classe sociale.

Lo storico inglese Ian Campbell nel suo “The Addis Ababa Massacre: Italy’s National Shame” (Oxford University Press, 2017) ha condotto un’approfondita indagine sulla tragica vicenda che ha portato ad un quasi sterminio (si parla dalle 20 alle 30 mila uccisioni, circa il 20 per cento della popolazione della capitale) indotto dalle Camicie Nere attraverso impiccagioni, decapitazioni di massa, fucilazioni e sparatorie di innocenti, alcuni anche bruciati vivi insieme alle loro abitazioni. Tra le vittime della popolazione si ricordano anche tantissimi giovani intellettuali etiopi formati oltreoceano, tantoché lo storico etiope Bahru Zewde ha parlato di “liquidazione quasi totale della componente intellettuale della Resistenza etiope”. E di Graziani, scampato all’attentato, cosa resta? Considerato un uccisore spietato in Etiopia, in Italia ha trovato alcuni anni fa l’occasione di essere celebrato come una figura leggendaria, un eroe che ha portato la civiltà fascista nell’impero coloniale italiano. Nel 2012 ad Affile, un piccolo paese in provincia di Roma, è stato eretto un monumento (con soldi pubblici destinati alla costruzione di un parco di fatto mai costruito) dedicato proprio al “macellaio d’Etiopia”.

Il “sacrario” era stato voluto dal sindaco in persona, Ercole Viri, poi condannato poi per apologia del fascismo assieme a due assessori, dopo la battaglia portata avanti dall’Anpi. Il monumento al gerarca Graziani infatti costituisce ancora oggi un insulto, un secondo per la precisione, alla memoria e dignità del popolo di Addis Abeba , massacrato e linciato per la volontà di un colonialista fascista. Il documentario di Valerio Ciriaci “If only I were that warrior” (2015) mostra chiaramente come ancora oggi sia pericolosamente viva non solo la mitizzazione di un criminale di guerra mai processato, e la convinzione che ciò che egli ha fatto sia stato buono, ma con essa anche il desiderio di omaggiare il fascismo e la violenza razziale in modo pubblico e senza ritegno.

Yekatit 12 é il peggior massacro perpetrato dal colonialismo italiano ma anche una proposta avanzata alcuni anni fa: quella di dedicare tale giornata a tutte le vittime del colonialismo italiano. In tale direzione, proprio il 19 febbraio saranno portate avanti diverse iniziative, come quella del collettivo Bolognese Resistenze in Cirenaica che organizzerà una tavola rotonda virtuale assieme allo stesso Ian Chambers e tanti altri ospiti come gli scrittori e artisti Italo-somalo Antar Marincola e l’Italo-etiope Gabriella Ghermandi. Anche a Padova, la cui toponomastica coloniale è stata recente oggetto di analisi approfondita nel documentario “Decolonizzare la città” (https://www.youtube.com/watch?v=qAjpkqe3-ko&feature=emb_logo&ab_channel=RootsRoutes), è attesa una manifestazione organizzata da diverse associazioni e collettivi (tra cui Quadrato Meticcio, Catai e Anpi Padova), volta a ricordare tale giornata, che si svolgerà proprio nel cuore della città, sotto la mappa dell’impero coloniale che troneggia in Piazza delle Erbe. 

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