Storie illustrate – N-word non è satira ma linguaggio discriminatorio

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Nel corso dell’ultima settimana la TV italiana ha dato il peggio di sé. Moltissime realtà come @nojusticenopeaceitaly hanno segnalato l’uso della n-word, uno da parte dell’attrice Valeria Fabrizi durante la trasmissione “A ruota libera” , e poco dopo su Striscia la Notizia, con la messa in onda di un servizio (poco) esilarante in cui veniva proposta un’imitazione di Laura Boldrini, in cui il “comico” usava ripetutamente la n-word. Servizio difeso ripetutamente online e offline dai conduttori che dopo aver negato qualsiasi intento discriminatorio, hanno parlato di libertà di espressione nella satira.

Una libertà di espressione che evidentemente mette ontologicamente da parte il serio problema di razzismo che caratterizza la nostra società, evidentemente considerato sacrificabile per l’esistenza della satira. Una satira che quindi usa la n-word solo per una risata. Il vero problema, il fatto che tale parola non sia stata oggetto di una seria riflessione critica, mostra oltre che il poco tatto anche il privilegio di coloro che non sono mai stati esposti a tali tipi di discriminazioni, che non comprendono che tale termine costituisca un macigno, un peso insostenibile per la popolazione mondiale afrodiscendente. La n-word porta con sé secoli di oppressione e di schiavismo, indica una struttura di disuguaglianza mantenuta da una relazione ingiusta di potere che si è consolidata nel corso dei secoli e che vede al vertice gli oppressori bianchi, europei, americani.

Una parola che schiaccia ieri e oggi gli afrodiscendenti, che si sentono reiterare tale violenza nel corso della quotidianità che viene bruscamente incessantemente interrotta dal bombardamento continuo di parole, battute, insulti, offese.

“Nera e derisa. Nera e desiderata. Nera e diffidente, nera e ambita. Nera e innervosirsi, fidarsi, rimanerci male, sincerarsi e perdersi.  Nera e rassegnata, e sul piede di guerra, e col terrore di fare la vittima, pronta a urlare per il fastidio, pronta a ridere per l’ennesima battuta (…) Nera e n****. Smettendo di rimanerci male quando qualcuno lo dice in mia presenza.” racconta la scrittrice Espérance Hakuzwimana Ripanti. E se si prova amarezza per una società che ignora la gravità di tutto ciò, non si può che sentire rabbia e incredulità verso quella stessa società che e non riconosce, una volta per tutte, la propria insensibilità e incapacità di mettersi in ascolto, riflettere e cambiare. Non ascolta le proteste, le migliaia di voci, le spiegazioni, ma si irrigidisce, aggrotta la fronte, si sente offesa, si gira dall’altra parte. Si chiude le orecchie, irrigidendosi ulteriormente sulla propria posizione, proteggendo il privilegio che si è costruita, e che non è disposta a mettere allo scoperto. Finisce il servizio, nega tutto, e cambia discorso. Nuova puntata. Ancora una volta abbiamo perso un’occasione.

In queste ore è in corso una petizione guidata dall’hashtag #cambieRAI per chiedere alla RAI di considerare seriamente le implicazioni dell’uso di un linguaggio discriminatorio nei suoi canali e reclamare una rappresentazione inclusiva delle minoranze troppo spesso vittima di un linguaggio violento e razzista. Per partecipare scrivere a cambierai2021@gmail.com e visita la pagina di Sara Sheba  Sara Sheba (@sarashebad) • Foto e video di Instagram

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