Storie illustrate – 21 marzo Giornata internazionale contro il razzismo

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razzismo 21 marzo

Il 21 marzo il mondo celebra la Giornata internazionale contro il razzismo. Perché dovrebbe riguardarci tutti e tutte? Perché il razzismo non riguarda le persone nere, i corpi delle persone di colore (POC)  e tutti i soggetti costantemente razzializzati dallo sguardo bianco (perché si, lo ricordiamo, si tratta di un processo di subordinazione dell’altro e dell’altra  – nero, musulmano, rom, “orientale” ) ma riguarda coloro che percepiscono l’essere bianchi come la normalità, coloro che pensano di non avere un’identità “razziale” (racial identity).

Il razzismo riguarda noi, wasp, noi bianchi, noi che viviamo in società costruite sul suprematismo e il privilegio di essere bianchi, che come ha spiegato bene la scrittrice e giornalista inglese Reni Eddo-Lodge, vivremo senza mai scontrarci con sistemi di oppressioni e razzismi strutturali che sono la base della società che abbiamo costruito e grazie ai cui meccanismi siamo continuamente facilitati: ”  I don’t mean that white people have it easy or that they’ve never struggled, or that they’ve never lived in poverty. But white privilege is the fact that if you’re white, your race will almost certainly positively impact your life’s trajectory in some way, and you probably won’t ever notice it”. 

Se il razzismo è inestricabilmente legato a rapporti di potere esso é dunque legato ad un sistema gerarchico che si mantiene e si alimenta da questa stessa disparità. E dunque per affrontare questi seri e urgenti razzismi quasi invisibili nel nostro sistema, il primo passo è capire che è un nostro problema, è che dobbiamo dunque fare un profondo lavoro verso, in primis, noi stessi, la nostra storia. E per farlo, ancora una volta, dobbiamo metterci in ascolto. Iniziamo oggi, dunque, 21 marzo Giornata internazionale contro il razzismo.

Dobbiamo farlo prima che soggetti razzializzati smettano di volerci parlare di tali questioni e raccontarci il loro punto di vista, come la stessa autrice dichiara nel suo libro ” Why I’m no longer talking to white people about race” (2017, Bloomsbury) (Perché non parlo più di razza con le persone bianche). Perché, come sostiene diverse volte, è stanca di confrontarsi, e non tanto di con quelli che si dichiarano apertamente in disaccordo con lei, ma con coloro che “con apparente buona volontà ” si dimostrano poi incapaci di capire fino in fondo la pervasiva e devastante banalità ed innocenza dei razzismi di oggi.