Siria, Maram, insieme al figlio di soli sei mesi, è stata uccisa da una bomba caduta sulla scuola

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“I corpi di Maram e di Abdullah, un bellissimo bimbo che ha perso la vita a soli 6 mesi a causa di una bomba caduta su una scuola, sono stati trovati grazie al lavoro senza sosta di operatori scolastici e volontari che hanno scavato tra le macerie per un’intera giornata alla ricerca di segni di vita. Maram era una persona molto amata da tutto il team della scuola e la sua perdita è devastante per tutti i colleghi che la conoscevano”, spiega Sonia Khush, Direttore di Save the Children in Siria. Tra le vittime dello scorso weekend ad Aleppo figura anche una educatrice che operava in una scuola supportata da Save the Children ad Aleppo est, Maram, di 27 anni, che è stata ritrovata sotto le macerie assieme al figlioletto Abdullah, di appena sei mesi.

La morte di Maram e del piccolo Abdullah giunge all’indomani del ferimento grave di un altro insegnante che lavora in una scuola supportata da Save the Children, il quale ha perso una gamba in seguito a un bombardamento aereo sulla scuola.
Save the Children chiede un immediato cessate il fuoco per porre fine alla continua strage di bambini nella Siria nord-occidentale. I ripetuti attacchi e bombardamenti dei giorni scorsi hanno colpito scuole e ospedali, trasformandoli in una vera e propria trappola per i bambini e la popolazione civile, denuncia l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuoverne i diritti.
In 13 scuole supportate da Save the Children nella parte orientale di Aleppo le lezioni sono state sospese in seguito all’intensificarsi dei bombardamenti avvenuti negli ultimi giorni, mentre nel governatorato di Aleppo occidentale almeno sette bambini hanno perso la vita dopo un attacco che ha colpito una scuola domenica scorsa, dimostrando ancora una volta che non esiste alcun posto sicuro per i bambini nella Siria insanguinata dal conflitto.
“Era inimmaginabile, dopo tutto quello che abbiamo visto finora, che la situazione ad Aleppo potesse peggiorare ulteriormente, eppure le scene a cui abbiamo assistito lo scorso fine settimana sono state a dir poco orribili: sale di emergenza negli ospedali letteralmente sovraffollate, bambini in stato confusionale, che avevano perso i propri familiari, che riuscivano a stento a respirare a causa del gas cloro che hanno inalato. E, ancora, bambini prematuri tratti in salvo da incubatrici danneggiate e spostati in stanze piene di fumo in seguito agli attacchi sugli ospedali – afferma Sonia Khush -. Le ambulanze e le unità mobili continueranno a fare tutto quello che è in loro potere per salvare vite umane e fornire cure ai feriti, ma sono costrette a muoversi in un contesto dove la loro sicurezza è a dir poco precaria e dove rischiano esse stesse di finire sotto il fuoco dei bombardamenti. In più, nelle strutture mediche gli spazi non sono sufficienti per curare tutti i pazienti e le attrezzature a disposizione non sono in grado di fornire cure adeguate a tutti i feriti”.
In vaste aree della Siria nord-occidentale, colpite da una costante ondata di attacchi e bombardamenti, il personale degli ospedali è impegnato in prima linea per rafforzare le difese delle strutture mediche e garantire il prosieguo dei servizi e delle cure a malati e feriti.
Ad Aleppo, est i prolungati bombardamenti aerei che hanno colpito gli ospedali hanno infatti compromesso seriamente la possibilità di fornire cure urgenti a molti bambini gravemente feriti. Secondo il Direttorato della Salute di Aleppo, questi attacchi ripetuti mettono a rischio l’incolumità stessa dei medici e del personale ospedaliero, che si ritrovano così a non poter disporre di luoghi sicuri dove effettuare i trattamenti, a fronte di numeri molto alti di feriti che hanno bisogno di interventi urgenti.
Gli attacchi incessanti che si sono abbattuti su Aleppo negli ultimi giorni hanno provocato centinaia di morti e numerosi feriti, mentre l’unico ospedale pediatrico nella parte orientale della città è stato devastato dai bombardamenti aerei. Cinque ospedali e una clinica mobile sono stati inoltre bombardati nell’area rurale di Aleppo e a Idlib negli ultimi giorni.
“I bambini e gli operatori umanitari continuano a essere colpiti nelle scuole e negli ospedali, luoghi che dovrebbero essere sicuri e che invece si stanno sempre più trasformando in una trappola mortale. Quando uomini, donne e bambini vengono estratti dalle macerie, non vi sono più posti dove portarli per il trattamento delle lesioni che hanno subito. E’ un oltraggio morale che il bilancio delle vittime tra i bambini di Aleppo continui a crescere senza tregua, la situazione sta diventando anche peggiore e troppo poco si sta facendo per porre fine ai bombardamenti e impedire che le parti in conflitto continuino a perpetrare attacchi contro i civili, senza pagarne le conseguenze. Le parti in conflitto devono accordarsi con urgenza per un cessate il fuoco immediato e garantire che i civili possano essere evacuati e accedere a cure salva-vita”, spiega ancora Sonia Khush.
Le Nazioni Unite e i gruppi di opposizione hanno concordato l’accesso di un convoglio umanitario che potrà procedere dopo che tutte le parti in conflitto si saranno impegnate per un cessate il fuoco. Save the Children, in particolare, chiede con urgenza un cessate il fuoco di 72 ore che sia monitorato a livello internazionale per portare aiuti ed evacuare malati e feriti.

Scritto da redazione