Seconde generazioni, Immezcla vuole conoscere i nuovi italiani

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La ripartenza dell’Italia dopo l’emergenza Covid19 è iniziata. Una ripartenza lenta non soltanto per le ragioni comprensibili legate all’emergenza sanitaria ma anche perché sembra che l’organizzazione del nostro Paese non sappia avere il passo giusto. 

Ancora una volta le fasce più deboli hanno poca attenzione e così una gran fetta di popolazione sarà sicuramente in difficoltà a ripartire: donne, disabili, minori. 

Quella che si sta andando a ridisegnare sembra una società tutta focalizzata sul lavoro, come produzione, e non come realizzazione dell’individuo. Siamo tutti, e non solo i migranti, in questa visione “braccia da lavoro”.  

Penso che sia arrivato il momento di osare di più e far fare all’Italia un gran passo avanti, altrimenti, soprattutto per le donne, si corre il rischio di tornare indietro di cinquant’anni almeno. 

Come far ripartire l’Italia

Che fare allora? Si dovrebbe puntare sui servizi da mettere in campo per liberare le donne dal lavoro di cura, si dovrebbe puntare a garantire servizi (non a macchia di leopardo) per le persone con disabilità e per il dopo di noi. I minori, poi, sono il futuro di un paese così come i giovani. 

Eppure sembra che la politica non ascolti più i territori, non ascolti più la società civile e non si accorga delle grande difficoltà delle famiglie, che restano l’unica àncora di salvezza per chi è in difficoltà. 

La società italiana è già cambiata, è una società plurale dove, malgrado gli stereotipi che persistono, ci sono diverse voci e tra queste ci sono i migranti. 

I migranti sono una risorsa eppure in questa fase di rinascita non mi pare proprio che le varie associazioni siano state ascoltate. Si badi che i migranti nel nostro paese non sono solo i braccianti sfruttati in agricoltura o le colf e le badanti che aiutano in famiglia. 

Le seconde generazioni sono una risorsa

No, i migranti, o i figli di quei migranti arrivati qui negli anni Ottanta, stanno facendo grande il Paese. Sono le seconde generazioni, giovani trentenni che parlano più lingue e che hanno un’identità “meticcia” con radici lontane ma uno sguardo al futuro.

Non sono pochi, sono tanti, famosi (giornaliste, politici) e non. La musica porta la fama, il successo, e molti sono i cantanti con un background migratorio: Mahmood, Amir Issaa, Ghali, Tommy Kuti, Laioung. 

Hicham Benmbarek, l’imprenditore marocchino

Nel mondo dell’imprenditoria, poi, ci sono piccole realtà a conduzione familiare ma ci sono anche  imprenditori che stanno lavorando per portare il nome dell’Italia in giro per il mondo. Tra tutti, qui, voglio ricordare Hicham Benmbarek, l’imprenditore marocchino, arrivato qui da bambino, a sette anni, dopo aver attraversato il Mediterraneo su un barcone, insieme alla madre. Lui è uno stilista, disegna e produce capi in pelle ma prima di arrivare ad avere un “impero” con trecento persone che lavorano per la “Benheart” con sedici punti vendita sparsi in tutto il mondo, ha fatto il pasticcere. Lo racconta lui stesso nelle dirette Instagram che fa la sera, in questa quarantena forzata, con tanti ragazzi, marocchini e non, dove con simpatia e spontaneità racconta di sé, ascolta e cerca il rapporto umano. Ha studiato fino alla terza media, racconta, perché non aveva una famiglia benestante alle spalle e per questo ha iniziato subito a lavorare dopo la licenza. Ha sempre amato la moda e per questo, in quattordici anni, è riuscito a realizzare il suo sogno: adesso veste diversi personaggi del mondo dello spettacolo. Tutto parte da Scandicci, Firenze e va in giro per il mondo. Racconta Hicham Benmbarek che negli ultimi nove mesi ha preso ben 140 aerei tra America ed Europa. Era pronto per andare in Canada ma il il Covid l’ha bloccato. Ecco che visione ha questo giovane uomo del sistema Italia, lui che ha le radici in Marocco, ma lì non ci torna da molto tempo, e il suo futuro è a Firenze?

Chaimaa Fatihi, scrittrice con l’amore per la politica

E cosa sogna Chaimaa Fatihi, nata nel 1993 in Marocco, dove ha vissuto fino all’età di sei anni, quando poi è arrivata in Italia e si è laureata in Giurisprudenza. Lei ha scritto un libro “Non ci avrete mai” per i tipi della Rizzoli,  ha vinto nel 2016 il 18° Premio Casato Prime Donne di Montalcino, assegnato a donne simbolo del coraggio e del talento femminili. Ama la politica questa giovane musulmana molto amata dai salotti televisivi la quale si occupa delle pubbliche relazioni del GMI (Giovani Musulmani Italiani) e si è candidata come consigliera comunale a Modena. 

L’elenco è ancora molto lungo! Possiamo raccontare tante storie di un’Italia plurale. 

Una campagna per conoscere i nuovi italiani

Immezcla vuole ascoltare queste voci, vuole porre al centro del dibattito il loro punto di vista nella consapevolezza che solo ascoltando e dialogando con le seconde generazioni potremo avere un’Italia che non lascia indietro nessuno. Donne e uomini che si identificano con la cultura italiana, amano questo Paese, la sua arte e il cibo, ma hanno anche una storia che li porta lontano, con altre tradizioni e sapori. Qui non c’è scontro tra culture, qui c’è l’intercultura che vince e l’Italia non può avere più una visione coloniale. Qui non vogliamo raccontare di numeri e di lotta per la cittadinanza, cosa che facciamo nelle news del giornale, qui vogliamo dar voce all’identità per capire davvero chi sono i nuovi italiani!

Per questo lanciamo una campagna sui nostri canali social e sul sito. Scriveteci, mandateci storie, raccontate chi siete e utilizzate l’ l’hastag #mixedup #secondegenerazioni, daremo spazio alla vostra voce, ne parleremo durante le dirette su Instagram e insieme costruiremo un’Italia plurale.

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