Scuola, “i bambini stranieri non sono sempre e solo un problema”

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Tra pochi giorni si ritorna sui banchi di scuola, aprono gli istituti e si affronatano i vecchi problemi. Non solo scuole fatiscenti e materiali didattici scarsi ma anche e soprattutto una impreparazione a gestire una scuola che è ormai multietnica e multiculturale. Una impreparazione che non è solo del corpo docente, ma anche e soprattutto dei media.

A sostenerlo è Vinicio Ongini, della direzione generale per lo studente del Miur e autore del libro “Noi Domani. Un viaggio nella scuola multiculturale”.
“Ogni volta che inizia l’anno scolastico – spiega – , i media drammatizzano in modo eccessivo episodi che mettono l’accento sulla presenza nelle classi di bambini di origine straniera, comunicandola sempre e solo come un problema”. Il riferimento è al recente casi di Costa Volpino, in provincia di Bergamo, dove una prima elementare è stata cancellata perché aveva solo iscritti di origine straniera.
“Non si può prendere un caso come quello di Costa Volpino e farlo passare per una fuga dalle scuole multietniche che riguarda tutta Italia. Questo non sta in piedi”. La questione è più complessa: “L’avvio dell’anno scolastico è un momento importantissimo e sono tanti gli aspetti coinvolti, dall’edilizia scolastica agli insegnanti. E poi c’è il lato multiculturale. Che puntualmente viene affrontato in questo modo: si prende un caso di cronaca, che viene drammatizzato, usato come clava ed esteso a livello nazionale. Il messaggio che passa è che si tratta di un problema. Io questo non lo condivido. Inoltre, quasi nessun giornalista va a vedere cosa succede, gli articoli sono tutti uguali. Sullo sfondo c’è la velocità e la pigrizia dei media”.
Occorre allora cambiare il linguaggio e le chiavi di lettura. “La presenza a scuola degli immigrati è una grande occasione di cambiamento, che può essere accolta o persa, ma che in ogni caso può dare la spinta per parlare di questo tema in modo nuovo, aggiungendo nuovi punti di vista. E non dimenticandosi mai di distinguere. Quando si parla di questo tema il verbo fondamentale da usare come bussola è distinguere”. Un esempio? “La cronaca parla sempre di casi che avvengono alle scuole elementari, mentre semmai i problemi di integrazione si incontrano alle superiori, dove arrivano adolescenti che non parlano l’italiano. E poi non si dice mai che la metà degli studenti di origine straniera sono nati in Italia”.
Secondo le stime del ministero, gli alunni di origine straniera in quest’anno scolastico saranno circa 830 mila. Il dato conferma il trend degli ultimi 3/4 che sono stati caratterizzati da una crescita rallentata degli alunni con cittadinanza non italiana, causata con molta probablità dalla crisi.
Il Miur organizza domani e sabato a Piacenza il convegno nazionale “Prove di futuro” presso l’Università Cattolica. Interverranno, oltre al ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, Rita Borsellino, in qualità di presidente del Centro studi Paolo Borsellino; Kossi Komla-Ebri, medico e scrittore; Maria Cecilia Guerra, viceministro del Welfare.