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Sciopero braccianti, l’USB a Reggio Calabria in piazza

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“Nonostante se ne sia discusso molto, e a sproposito, e nonostante le lacrime di un’altra ministra – scrive nel comunicato stampa l’USB – la montagna partorisce ancora una volta il topolino. La strombazzata regolarizzazione contenuta nel Decreto Rilancio dà la possibilità di sanare la propria posizione giuridica solo a una piccola parte dei tanti “irregolari” presenti nel territorio italiano, e per mera utilità di mercato. Sul nostro territorio, Piana di Gioia Tauro compresa, una ridottissima percentuale di lavoratori potranno accedervi, e ciò in ragione degli assurdi requisiti imposti dal decreto, e cioè il possesso di un contratto regolare nel 2019 e di un permesso di soggiorno scaduto non prima dello scorso ottobre. Ne risultano esclusi coloro che hanno lavorato senza poter beneficiare di contratti regolari e chi è divenuto irregolare in seguito ai cosiddetti decreti Salvini durante i primi mesi del 2019.

Per questo gli invisibili delle campagne italiane e delle metropoli giovedì 21 maggio incroceranno le braccia per chiedere la regolarizzazione di tutte e tutti. In concomitanza con questo sciopero USB organizza la consegna di cesti di frutta e verdura alle prefetture, simbolicamente destinati a un governo che non ha voluto raccogliere le grida di dolore degli invisibili, che siano lavoratori o meno. Anche a Reggio Calabria daremo vita a questa iniziativa allegorica alle ore 12 a Piazza Italia.

Invitiamo tutte e tutti, nel rispetto delle indicazioni anti-Covid, a partecipare e a sostenerla questa mobilitazione.

La regolarizzazione non è un regalo ai “cattivi” stranieri alla faccia degli stranieri “buoni” che hanno rispettato le regole, come qualcuno insiste a spacciare. La regolarizzazione permetterebbe agli invisibili di poter emergere, lavorare con contratto, affittare una casa, avere un medico (e in periodo di pandemia capiamo bene quanto possa essere vitale), pagare le tasse. Non toglierebbe niente a nessuno ma produrrebbe enormi vantaggi per la collettività.

Continuare nel solco già tracciato e vincolare il diritto alla permanenza al possesso di un contratto di lavoro significa, di contro, ridurre le tutele di tutti i lavoratori, compresi quelli italiani. A 50 anni dall’approvazione dello Statuto dei Lavoratori non possiamo che rimarcare come il taglio progressivo dei diritti conquistati con le lotte del movimento operaio sia stato favorito anche da leggi infami come la Bossi-Fini. Giovedì 21 saremo in piazza quindi per gli invisibili, per un’agricoltura rispettosa dei lavoratori e della terra, per i tanti lavoratori stranieri vittime del ricatto del permesso per lavoro, e per i nostri di diritti, che non aumentano se li togliamo agli altri ma aumentano se li difendiamo con gli altri”.

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