San Giorgio, il cavaliere che uccise il drago vive ancora nel Mediterraneo

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Dalla Grecia all’Iraq il santo è un punto d’unione tra i popoli nel Mediterraneo. Il 23 aprile si celebra

“Ogni città, in una sua misura, vive dei propri ricordi. Le città mediterranee, probabilmente, più delle altre. In esse, il passato sempre fa concorrenza al presente. Il futuro si propone più a immagine del primo che del secondo. Su tutto il perimetro del “Mare Interno”, la rappresentazione della realtà si confonde con la realtà stessa” scrive lo scrittore croato Predrag Matvejevic.

Dunque l’identità mediterranea è complessa e qui nel Mediterraneo in questo luogo di luoghi ecco che si intrecciano religione, miti, tradizioni. Il Mediterraneo è crocevia dei grandi monoteismi: cristianesimo, ebraismo e islam.

Miti e tradizioni convivono e si perpetuano a distanza di secoli, tramandando storia di una convivenza possibile. Dinamiche rituali e pratiche culturali che si mescolano intrecciando un dialogo interreligioso. Il Mediterraneo è un luogo di incontro e non solo di scontro. Luoghi nei quali la concentrazione di differenti etnie, credenze, pratiche, non sempre si traduce in scontro ma in occasione di scambio e convivenza.

In questo spazio ecco che vive e si rinnova ogni anno la devozione per San Giorgio, il cavaliere per antonomasia che rappresenta l’allegoria della vittoria sul male e incarna gli ideali di lealtà, onesta, fedeltà e la devozione verso la religione cristiana. La sua figura è avvolta nel mistero. Da secoli, infatti, gli studiosi cercano di stabilire chi veramente fosse, quando e dove sia vissuto. È stato venerato, secondo una consolidata e diffusa tradizione, come santo “megalomartire” da quasi tutte le chiese cristiane.
Dalla Grecia all’Iraq, passando dall’Italia e risalendo su verso l’Inghilterra, San Giorgio diventa un punto d’unione tra i popoli del Mediterrano.


Il 23 aprile (giorno in cui morì nel 303 d.C. in Turchia) si celebra il Santo ma la sua figura, di probabili origini palestinesi, ha caratterizzato la città fin dal medioevo ed è avvolta nel mistero. Da secoli, infatti, gli studiosi cercano di stabilire chi veramente fosse, quando e dove sia vissuto. È stato venerato, secondo una consolidata e diffusa tradizione, come santo “megalomartire” da quasi tutte le chiese cristiane.
Ovunque il santo è circondato da una grande devozione e da secoli lo rendono un elemento di unione tra mondi e culture differenti. Infatti, San Giorgio è uno dei pochi santi che è comune al cristianesimo in tutte le sue confessioni, all’islam che pur se sotto un nome diverso “Khdyr”, lo venera come Profeta Verde ed è riconducibile a tradizioni ebraiche e a miti naturalistici. In Italia il culto di San Giorgio è diffusissimo e sono più di 100 i comuni di cui è patrono. Tra questi: Reggio Calabria, Ferrara, Ragusa e Campobasso. La sua memoria è celebrata in questo giorno anche nei riti siro e bizantino.
La leggenda narra che San Giorgio liberò Salem, in Libia, dal drago.


LA LEGGENDA

Si narra che in una città chiamata Selem, in Libia, vi fosse un grande stagno, tale da poter nascondere un drago, che, avvicinandosi alla città, uccideva con il fiato tutte le persone che incontrava. Gli abitanti gli offrivano per placarlo due pecore al giorno, ma quando queste cominciarono a scarseggiare furono costretti a offrirgli una pecora e un giovane tirato a sorte. Un giorno fu estratta la giovane figlia del re, la principessa Silene. Il re, terrorizzato, offrì il suo patrimonio a metà del regno, ma la popolazione si ribellò, avendo visto morire tanti suoi figli.

Dopo otto giorni di tentativi, il re alla fine dovette cedere e la giovane si avviò verso lo stagno per essere offerta al drago. In quel momento passò di lì il giovane cavaliere Giorgio, il quale, saputo dell’imminente sacrificio, tranquillizzò la principessa, promettendole il suo intervento per evitarle la brutale morte. Poi disse alla principessa Silene di non aver timore e di avvolgere la sua cintura al collo del drago; il quale prese a seguirla docilmente verso la città. Gli abitanti erano atterriti nel vedere il drago avvicinarsi, ma Giorgio li tranquillizzò dicendo loro di non aver timore poiché «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo e io ucciderò il mostro». Allora il re e la popolazione si convertirono e il cavaliere uccise il drago e lo fece portare fuori dalla città trascinato da quattro paia di buoi.


Questa leggenda era sorta al tempo delle Crociate, e probabilmente, fu influenzata da una falsa interpretazione di un’immagine dell’imperatore cristiano Costantino, trovata a Costantinopoli, in cui il sovrano schiacciava col piede un enorme drago, simbolo del «nemico del genere umano». La fantasia popolare ricamò sopra tutto ciò, e il racconto, passando per l’Egitto dove San Giorgio ebbe dedicate molte chiese e monasteri, divenne una leggenda affascinante, spesso ripresa nell’iconografia. San Giorgio tuttavia non è l’unico personaggio che uccide un drago: anche ad altri santi le leggende riconoscono simili imprese.


Nel Medioevo la lotta di San Giorgio contro il drago diviene il simbolo della lotta del Bene contro il male e per questo il mondo della cavalleria vi vide incarnati i suoi ideali. La leggenda del soldato vincitore del drago contribuì al diffondersi del suo culto che divenne popolarissimo in Occidente ed in tutto l’Oriente bizantino, ove è per eccellenza il «grande martire» e il «trionfatore». Rapidamente egli divenne un santo tra i più venerati in ogni parte del mondo cristiano.


I LUOGHI SACRI


Dunque miti, leggende e riti religiosi si perpetuano e accumunano i popoli del Mediterraneo. Qui vi è la frequentazione degli stessi santuari da parte di fedeli appartenenti a gruppi religiosi differenti, in luoghi dove le popolazioni si sono adattate nel corso dei secoli a instabilità politiche e religiose. Luoghi sacri che diventano simbolo e proprio per questo a volte distrutti dai fanatici. E’ accaduto a Mosul, nel nord dell’Iraq. Qui il mausoleo di San Giorgio, patrono di Mosul, è stato fatto saltare in aria da jihadisti dello Stato islamico (Isis).

Una potente esplosione ha devastato l’intero mausoleo. In precedenza i miliziani avevano distrutto la mitica tomba di Seth, che ebrei, cristiani e musulmani venerano come figlio di Adamo ed Eva. E prima ancora era stata fatta saltare in aria la moschea di Giona, dove la tradizione vuole che fosse sepolto questo profeta, anch’egli sacro a tutte e tre le religioni monoteiste. I jihadisti dell’Isis giudicano una pratica eretica i pellegrinaggi ai monumenti dell’Islam e del Cristianesimo, in particolare se compiuti insieme dagli appartenenti alle due religioni. Una pratica finora normale in una città come Mosul dove da millenni convivono diverse fedi.