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Roma, inaugurato Prisma l’ambulatorio per migranti

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È stato inaugurato all’Ospedale Gemelli di Roma, un ambulatorio per migranti e rifugiati, in grado di fornire servizi di diagnosi, cura e riabilitazione.

Il progetto PRISMA – PrevenzIone e Salute per i MigrAnti – nato dalla collaborazione tra Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, Università Cattolica e Comunità di Sant’Egidio, è co-finanziato da Ministero dell’Interno e Unione Europea tramite il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione.

Alla presentazione dell’ambulatorio, già attivo dal mese di aprile, che oltre all’attività clinica prevede la formazione del personale medico e sanitario sui temi delle migrazioni, sono intervenuti Padre Fabio Baggio, Sottosegretario della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale della Santa Sede, Franco Anelli, Rettore dell’Università Cattolica, Giovanni Raimondi, Presidente della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, il prefetto Michele di Bari, Capo Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, Daniela Pompei, responsabile della Comunità di Sant’Egidio per i Servizi Immigrazione e integrazione, Sergio Alfieri, Ordinario di Chirurgia Generale all’Università Cattolica e responsabile del progetto, Rita Bichi, Ordinario di Sociologia Generale all’Università Cattolica e coordinatrice del progetto di ricerca, e S. E. Mons. Claudio Giuliodori, Assistente Ecclesiastico generale dell’Università Cattolica.

«Cinque mesi di lavoro – chiarisce Sergio Alfieri, ordinario di Chirurgia generale all’Università Cattolica e responsabile del progetto – durante i quali si sono voluti capire gli ostacoli e i bisogni emergenti prima di dire che sì, questo progetto funziona». Dalla primavera ad oggi circa 300 migranti hanno avuto accesso agli ambulatori: «In alcuni casi è bastata una visita generica. Altre volte si sono rese necessarie cure o visite di secondo livello, come per molte giovani donne, che non sapevano di essere rimaste incinte in seguito alle violenze subite».