Roma / Garbatella compie cent’anni, un secolo di storia tra i lotti della città giardino

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Garbatella Roma

Fernanda Perri

Garbatella ha compiuto cento anni: la sua nascita è incisa su una pietra. E’ uno dei pochi quartieri di Roma in cui passato e presente ancora si incontrano tra i panni che sventolano nei lotti e sulle terrazze che si affacciano, insieme ai gatti, sui tetti della Garbatella.

“Il Centenario di Garbatella non è solo una festa di quartiere, ma un programma collettivo di una comunità che rivendica la propria identità guardando al futuro – si legge sul sito creato a hoc per l’evento – Raccogliere la voglia di festeggiare non solo un quartiere ma una comunità è sicuramente per il Municipio Roma 8 una grande responsabilità sociale, culturale e politica. Già da alcuni anni sono sorti comitati spontanei di quartiere che progettano e immaginano questo appuntamento” e per l’occasione il Municipio VIII ha organizzato numerosi eventi che si susseguiranno dal 18 al 23 febbraio in tutto il territorio e poi per tutto l’anno ci saranno manifestazioni.

Garbatella nasce il 18 febbraio del 1920, giorno in cui Re Vittorio Emanuele III, Paolo Orlando e il Presidente dell’Istituto case popolari (ex iacp) posero la prima pietra nell’attuale piazza Brin, fondando la borgata Concordia. Il ventennio fascista cambiò poi il nome in Remuria, in onore di Remo ma, allafine, si impose il nome popolare Garbatella. Sulla scelta di quest’ultimo nomeci sono arrivate varie storie e anche qualche leggenda. Si narra infatti che ci fosse una trattoria gestita da un’ostessa garbata e bella e da qui “ Garbatella”. Il nome, più probabilmente, potrebbe derivare da un tipo di coltivazione della vite ‘a garbata’ tipica della zona. La verità non la sapremo mai, possiamo supporla, provare a indovinarla e lasciare che questo nome di donna si intrecci con la storia di questa città.

Un quartiere nato per ospitare gli operai

Il quartiere avrebbe dovuto servire ad ospitare gli operai impegnati nella costrizione di un porto commerciale nei pressi dell’attuale via del Porto Fluviale, situata tra Garbatella e Testaccio. Si pensò così di costruire un piccolo borgo, all’interno di una città, sul modello della città giardino inglese: case basse con intorno grandi spazi. Il lotto diventerà il vero protagonista: spazi in comune che collegano parti distanti tra loro del quartiere, ma soprattutto spazi in cui la gente si ritrova la sera e i bambini a giocare. Passeggiando per i lotti dellaGarbatella storica colpisce la varietà di stili, oltre al famoso Barocchetto romano, tipico dell’edilizia di quegli anni. Al progetto presero parte i migliori architetti: Gustavo Giovannoni, Innocenzo Sabbatini, Costantino Costantini, Marcello Piacentini, Mario De Renzi.

Il fascismo e gli Alberghi Suburbani

Con l’avvento del fascismo l’idea di città giardino fu abbandonata e furono edificati gli Alberghi Suburbani nei pressi di piazza Biffi, strutture concepite per accogliere il sempre crescente numero di immigrati, e non solo: lì furono mandati anche gli espulsi dal centro storico. E fu proprio gli Alberghi dei poveri che il 13 dicembre del 1931 Gandhi, in visita a Roma, chiese di visitare. La “Grande anima”, scalzo e avvolto dal consueto lenzuolo, visitò  anche il reparto della Maternità in Piazza Biffi.

Gandhi tra i poveri degli Alberghi

Dal dopoguerra una periferia vivace

Garbatella per molti anni è stata una borgata romana, una periferia vivace e popolare di Roma sud dove si intrecciava la storia della seconda guerra mondiale con le storie di vite interrotte o disperse. Dal dopoguerra ad oggi tante sono state le attività politiche e sociale che ricordano il sostegno a movimenti e partiti alimentando un carattere antifascista di tutta la comunità. 

Una comunità sociale e politica che si è battuta anche nella difesa del territorio: dalla resistenza agli attacchi alla sezione del Pci da parte dei militanti del Movimento sociale nel gennaio del 1950, alla protesta contro la nuova edificazione, -come analizza la Rivista Limes – programmata agli inizi degli anni Sessanta dall’Icp, sui due lotti demoliti in prossimità di piazza Benedetto Brin, fino agli scontri del 26 maggio 1970 seguiti a una manifestazione contro la Nato.

 Oggi Garbatella non è cambiata, ha subito un restyling è vero: prima Caro Diario, poi le fiction commerciali e tutta Italia scopre Garbatella. Un quartiere che è rimasto un paese dall’anima popolare in cui ti perdi con il naso all’insù e i panni stesi in faccia. Un quartiere in cui gli abitanti sono parte attiva dei processi e dei cambiamenti e interagiscono con le istituzioni, vigilano. Garbatella è un pezzo di questa Roma, in cui vince l’associazionismo, il dialogoGarbatella non respinge ma accoglie e lo fa con la scuola Popolare Piero Bruno, centro per la dispersione scolastica, l’italiano per migranti, la casetta di babele, scambio di lingue gratuito, il forno popolare, il pranzo sospeso, l’ Hub culturale e tanto altro. E’ una visione di città diversa, che esiste su questo territorio da vent’anni. Tutto ciò è stato possibile perché il quartiere stesso è diventato un laboratorio e, Garbatella in particolare, il motore che non si è mai spento.