Rom, Italia a rischio infrazione per i “campi”

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Italia a rischio procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea per via delle politiche abitative segregative ai danni dei rom.

È quanto rivela l’associazione 21 luglio citando una lettera inviata lo scorso aprile al governo italiano dalla direzione generale Giustizia della Commissione europea in cui sei avverte le autorità italiane che “la Commissione potrà decidere di avviare una procedura di infrazione ai sensi dell’art. 258 del Tfue nei confronti dell’Italia – si legge nella lettera rivelata dalla 21 luglio – inviando una lettera di messa in mora per violazione della direttiva 2000/43/CE”.
Nella missiva, spiega l’associazione, la Commissione europea “punta il dito sulla condizione abitativa dei rom nel nostro Paese richiedendo alle autorità italiane informazioni aggiuntive” soffermandosi anche sul campo rom in località La Barbuta, a Roma. “I servizi della Commissione – si legge nella lettera – condividono le preoccupazioni espresse dal Commissario per i diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa circa questo tipo di alloggio fornito ai rom in un sito molto remoto e non accessibile, e dotato di recinti e impianti di sorveglianza. Dispositivi di alloggio di questo tipo risultano limitare gravemente i diritti fondamentali degli interessati, isolandoli completamente dal mondo circostante e privandoli di adeguate possibilità di occupazione e istruzione”.
Secondo l’associazione, però, dalla giunta capitolina non sembrano arrivare segnali di un cambio di rotta, nonostante il rischio dell’apertura di una procedura di infrazione. “Il Comune di Roma sembra voler continuare con una politica che rafforza il sistema campi – spiega l’associazione – programmandone la progettazione e la costruzione di nuovi. Proprio nel sito La Barbuta, indicato dall’Europa come lesivo dei diritti fondamentali dei rom, potrebbe vedersi realizzata la costruzione di un nuovo campo per soli rom che sostituirebbe quello esistente oggi, che verrebbe così abbattuto”.
Ad aggravare la situazione, spiega l’associazione 21 luglio, i nuovi piani del Comune di Roma che proprio per il campo della Barbuta sono finiti al centro di un recente rapporto della stessa associazione. Un dossier che documenta una proposta avanzata al sindaco di Roma, Ignazio Marino, a inizio mandato dalla multinazionale Leroy Merlin Italia insieme alla Comunità di Capodarco di Roma. “Per la prima volta nel nostro Paese sarebbe una multinazionale, Leroy Merlin Italia, a farsi carico della realizzazione di un campo rom, grazie alla costituzione di un’Associazione temporanea di impresa (Ati) alla quale parteciperebbe anche la Comunità di Capodarco di Roma – spiega l’associazione -. In cambio dell’investimento, pari a 11,5 milioni di euro, interamente a carico di Leroy Merlin Italia, la multinazionale francese del bricolage riceverebbe dal Comune la concessione gratuita per 99 anni del terreno su cui oggi sorge il campo La Barbuta, per installarci così le proprie attività commerciali”.
Contro l’ipotesi di un nuovo ghetto, l’associazione lancia una campagna di mobilitazione di pressione internazionale nei confronti di Leroy Merlin Italia invitando il web a inviare un’email alla multinazionale dal sito della campagna “per chiederle di non sporcarsi la faccia e di non farsi coinvolgere nella creazione dell’ennesimo ghetto per rom a Roma”. Secondo l’associazione, i campi sono “luoghi di sospensione dei diritti umani, che rendono impossibile l’inclusione sociale – spiega un comunicato della 21 luglio -, che creano disagi al resto della cittadinanza e che alimentano nella pubblica opinione un clima di ostilità verso le comunità rom. L’unica soluzione percorribile è dunque quella di superare i campi rom, come prevede la Strategia nazionale d’inclusione dei rom redatta dal governo italiano nel 2012. Convincere Leroy Merlin Italia a ritirare il progetto sarebbe un passo molto importante in questa direzione”.

Scritto da redazione