Rete G2, urge la riforma sulla cittadinanza

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Rete G2

Ci hanno creduto e sperato che entro la fine del 2014 la riforma della cittadinanza per i figli di immigrati fosse discussa in Parlamento, ma ormai a pochi giorni dalla fine dell’anno agli attivisti della Rete G2 non resta che constatare che le assicurazioni del premier Renzi restano solo annunci. Occorrerà attendere almeno la prossima primavera prima di vedere la riforma di legge.
Non si arrendono, però, i ragazzi della Rete G2 e per questo ancora di più rilanciano la loro battaglia attraverso un dossier sulla cittadinanza dal titolo “Italiani 2.0 – G2 chiama Italia: cittadinanza, rispondi”, presentato a Roma, dove sono raccolte le storie di tanti ragazzi che hanno dovuto attendere anni prima di essere riconosciuti italiani, nonostante fossero nati qui. Un documento che denuncia lo scollamento dalla realtà della legge 91 del 1992, nata in un periodo dove il tessuto sociale era completamente diverso.
“Abbiamo bisogno urgentemente della riforma sulla legge sulla cittadinanza. E’ un dovere, non e’ beneficenza” ha detto Paula Vivanco, tra le fondatrici di G2, organizzazione apartitica fondata nel 2005 da figli di immigrati o rifugiati nati e cresciuti in Italia che sin dall’inizio lavora per raggiungere questo obiettivo.
“Chiediamo al Parlamento di accelerare i tempi di discussione della riforma di legge 91/92 e di considerare piu’ criteri di attribuzione e non di concessione” ha ribadito Mohamed Tailmoun, portavoce di G2 che e’ anche tra i promotori della campagna “L’Italia sono anch’io” sottoscritta da 100 mila firme. Nel 1992, anno di promulgazione della legge n.91 “Nuove norme sulla cittadinanza”, si legge nel dossier, nascevano in Italia da genitori di cittadinanza straniera 5.750 bambini, poco meno dell’1% delle nascite totali. Venti anni dopo, quando la rete G2 depositava alla Camera dei Deputati, insieme ad altre 21 organizzazioni della società’ civile, una legge di iniziativa popolare per riformare la legge 91/92, nascevano nel nostro paese, da genitori di cittadinanza straniera, 78.577 bambini, pari al 15,1% delle nascite totali: 1 bambino su 6. “I dati ci parlano di una Paese che cambia e che cambierà’ ancora – ha detto Giovanna Martelli, consigliere del presidente del Consiglio per le pari opportunità’ – La posizione del Governo e’ stata ben espressa dal presidente Renzi. La cittadinanza e’ al centro dell’agenda politica, ma ci sono prima le riforme costituzionali legate all’impegno generale della legislatura. In ogni caso penso che i passaggi parlamentari dovranno essere accompagnati da altre azioni sul territorio dedicate all’inclusione sociale e alla sensibilizzazione all’integrazione. Le donne avranno un ruolo centrale in questo cambiamento”. Più’ nello specifico e’ entrata Marilena Fabbri, deputato Pd, relatrice proposte di legge sulla cittadinanza Commissione Affari Costituzionale. “Dopo le urgenze del Governo, quindi legge di stabilita’, legge elettorale ed elezione del presidente della Repubblica, al vaglio della Commissione si dibatteranno i temi della cittadinanza e del conflitto di interessi – ha detto Fabbri – La speranza era chiudere un testo entro l’anno, ora l’auspicio e’ farlo entro la primavera. Ma non e’ semplice condividere il testo con i colleghi. C’e’ chi tende più’ verso lo ius soli temperato, per concedere la cittadinanza a figli di immigrati nati qui o con genitori con residenza legale da almeno 5 anni, e chi per lo ius culture, che implica il completamento di un ciclo di studi. Le trattative sono tutte aperte. La maggior parte delle proposte, a oggi una ventina, ambisce al miglioramento e alla semplificazione dell’iter della richiesta”.
Basti pensare che al compimento del diciottesimo anno, per chi è nato in Italia da genitori stranieri, l’iter è lungo è va affrontato prima del diciannovesimo anno. per ottenere la cittadinanza per prima cosa il minore straniero nato in Italia deve fare richiesta presso il Comune di residenza. Ha tempo soltanto un anno (cioè fino al compimento del diciannovesimo compleanno), e se per qualche motivo non può farlo o se ne dimentica, non solo resterà straniero, ma sarà come uno straniero arrivato in Italia solo da qualche anno. Certamente, molti giovani sono informati riguardo a questa importante scadenza, ma molti altri non ne hanno conoscenza e perdono questo diritto.
Solo alcuni Comuni si erano organizzati per far conoscere e ricordare ai neo maggiorenni stranieri nati in Italia che risiedono in quel comune questa fondamentale scadenza. Nei casi più fortunati alcuni Comuni inviavano una lettera al neo maggiorenne in cui si ricordano i suoi nuovi diritti e doveri. Parliamo qui dei Comuni perché sono gli uffici anagrafici a possedere la conoscenza sui cittadini stranieri nati in Italia e che stanno per compiere i 18 anni. Tuttavia sono ancora scarse le iniziative nelle scuole per informare gli alunni di seconda generazione di cosa li aspetta dopo quel “maledetto compleanno”.
D’altra parte, solo negli ultimi anni è girata l’informazione che la cittadinanza per chi è nato in Italia la si può/deve richiedere al Comune dove si risiede.
Ma gli attivisti della Rete G2 non si limitano solo a denunciare i fatti, avanzano proposte per una buona legge.
Aldilà della proposta di iniziativa popolare, che a nostro avviso resta la migliore delle proposte possibili, ci sono alcuni punti che la Rete G2- Seconde Generazioni ritiene fondamentali per arrivare ad una buona legge per le seconde generazioni: una proposta articolata, inclusiva ma anche differenziata nei criteri. Vogliamo una nuova e buona legge, presto.
Si alla cittadinanza alla nascita per i figli d’immigrati
Rete G2 Seconde Generazioni apprezza lo sforzo compiuto da gran parte delle forze politiche nell’elaborazione di proposte di legge di modifica e di riforma della legge 5 febbraio 1992 n°91, che mirano ad ampliare il riconoscimento dei diritti di cittadinanza ai bambini e alle bambine di origine straniera.
Nello specifico si segnala ad esempio particolare apprezzamento per quelle proposte che intervengono sull’acquisizione della cittadinanza a favore dei figli d’immigrati nati sul territorio con entrambi i genitori stranieri e che prevedono l’attribuzione della cittadinanza per nascita a quanti nascono nel territorio italiano da cittadini stranieri. Rete G2 raccomanda che anche nella scelta dei diversi criteri di attribuzione individuati, quali ad esempio gli anni di permanenza legale di uno dei genitori, prevalga la scelta della soluzione più favorevole alle seconde generazioni.
Si alla cittadinanza per i figli d’immigrati arrivati da piccoli
Accanto alle disposizioni previste per i figli d’immigrati nati in Italia da genitori stranieri accogliamo con favore anche le disposizioni formulate in alcune delle proposte presentate che permettono l’acquisto della cittadinanza anche per figli d’immigrati nei primi anni di vita. Come per i bambini nati in Italia anche coloro che sono arrivati nei primi anni di vita costruiscono dei legami sociali e culturali col nostro Paese che devono poter avere un riconoscimento formale entro il raggiungimento della maggiore età.
Frequenza scolastica? Forse, ma non unica scelta
Molte proposte di legge hanno individuato nella frequenza scolastica un criterio utile ai fini dell’acquisizione della cittadinanza per i figli d’immigrati. La stessa proposta di legge di iniziativa popolare C.9 da noi promossa, prevede questo criterio, tuttavia lo prevede tra le diverse opzioni di acquisto da minorenni ed è pensato soprattutto per i figli d’immigrati arrivati da piccoli e non quale unico criterio per tutti. Per questo motivo preferiamo parlare non di ius scholae ma bensì della scuola come uno dei criteri possibili di acquisto della cittadinanza per i figli d’immigrati, insieme ad altre alternative. Rete G2 riconosce il primario e fondamentale ruolo della scuola, soprattutto ai fini dell’inclusione sociale, tuttavia raccomanda al Parlamento di adottare un testo che non leghi l’attribuzione della cittadinanza alla frequenza scolastica come unica ipotesi. Tale formula, soprattutto se unica ipotesi per tutte le seconde generazioni, rischia di apparire più una misura di indirizzo culturale, che di reale apertura ai diritti dei figli d’immigrati.
Cittadinanza a pagamento? No grazie: via il contributo di 200 euro
Infine riteniamo che, alla luce dell’introduzione di nuove forme di acquisizione della cittadinanza per i minori figli d’immigrati, basate sull’attribuzione, che introducono quindi il principio della cittadinanza come atto dovuto, debba essere escluso per i minori figli d’immigrati il contributo di pagamento di 200 euro previsto dell’art. 9 – bis comma 2, introdotto dalla Legge 15 luglio 2009, n. 94 , recante “Disposizioni in materia di sicurezza pubblica”.

Scritto da Laura Catanoso