Reggio Calabria, nasce una casa famiglia per i minori stranieri non accompagnati

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Reggio Calabria

Il sole tiepido scalda il palazzotto bianco in via Vespucci, quattro piani ancora vuoti ma che presto saranno riempiti dalle voci e dalle storie di quindici minori stranieri non accompagnati che saranno accolti in questa casa-famiglia a Reggio Calabria.
Dopo quasi dieci lunghi anni, sono terminati i lavori di realizzazione della struttura della Congrega della SS.Annunziata, grazie al lavoro instancabile del commissario Antonino Baccilllieri, e adesso con una cerimonia sobria è stata consegnata alla Curia arcivescovile per “i giovani bisognosi di sostegno e di accoglienza”. Il vescovo Giuseppe Fiorini Morosini, dopo la benedizione dell’edificio, lo ha affidato alla Comunità Papa Giovanni XXIII.
Qui, in questa casa-famiglia lavoreranno Claudio, Maria, Adriana, Giorgia: un’equipe preparata e pronta a far sentire “a casa” i ragazzini in fuga dal proprio paese che hanno affrontato il Mediterraneo e un viaggio difficilissimo. Dunque, questa sarà la seconda fase dell’accoglienza: quella post emergenza che prevede istruzione, integrazione, percorsi di inserimento lavorativo.
«È questo che ci distingue, la presenza di figure genitoriali di riferimento, nelle nostre accoglienze. In particolare a Reggio Calabria una quindicina di ragazzini, in fuga dal proprio paese, costituiranno una famiglia allargata di circa una ventina di persone», spiega Giovanni Fortugno, animatore generale del servizio immigrazioni della Comunità Papa Giovanni XXIII. In un contesto di tipo familiare questi ragazzini verranno aiutati ad integrarsi nelle scuole, e troveranno proposte di formazione professionale. Giovanni Paolo Ramonda, Responsabile Generale della Comunità spiega che «Un’accoglienza di tipo familiare garantisce ai minori accolti possibilità di maturazione grazie alla formazione di relazioni stabili, affettivamente significative, uniche e personalizzate. Le nostre case sono caratterizzate da modalità di condivisione adeguate alle esigenze delle diverse età e del livello di maturazione di ciascun soggetto».
In tutta Italia 750 cittadini stranieri sono stati accolti nelle pronte accoglienze della Comunità nell’ultimo anno; 558 sono stati gli ospiti di unità residenziali. In questo momento a questi numeri si aggiungono circa un centinaio di richiedenti asilo.
Qui, a Reggio Calabria, su questa riva del Mediterraneo si è messo in campo un esperimento di successo che ha fa lavorare in rete e in sinergia diverse associazioni del mondo cattolico: Coordinamento Ecclesiale “Emergenza sbarchi” della Diocesi di Reggio Calabria Bova (Caritas Diocesana, Migrantes, Comunità Papa Giovanni XXIII, Masci, Agesci, Cvx, Comunità di S.Egidio, Padri e Suore Scalabriniani) garantisce il sostegno alla persona nei momenti dello sbarco e nelle strutture di primo soccorso. Il coordinamento è intervenuto in collaborazione con Unhcr e Oim nella denuncia del traffico di ragazze per sfruttamento sessuale e di minori a rischio per il traffico di organi.
Terra bagnata dal Mediterraneo, dunque, Reggio e qui “sono sbarcati nell’ultimo anno più di sedicimila persone e tra queste sono stati 1053 i minori stranieri non accompagnati segnalati – afferma don Nino Pangallo, direttore della Caritas diocesana – di questi circa 800 hanno trovato una prima collocazione in strutture di accoglienza, ma di circa metà si sono perse le tracce”.
Una denuncia forte, chiara, che deve far riflettere sul “Sistema Italia”, sull’accoglienza e sul Regolamento di Dublino, perché se è vero che la macchina organizzativa messa in campo per far fronte all’emerga dello sbarco, degli arrivi, e quindi della prima assistenza, ha retto bene e ha dato risposte immediate e certe; c’è anche da capire che molti dei migranti che passano dal nostro Paese puntano ai paesi nordici, molto avanzati sul piano dell’accoglienza. Basta solo un dato per riflettere: Germania e Svezia ospitano rispettivamente 1.337 e 5.700 richiedenti asilo per ogni milione di abitante, contro i 432 dell’Italia. Quindi anche i minori non accompagnati che sfuggono da guerre, miseria e fame molto spesso hanno come meta d’arrivo il nord Europa dove ad attenderli spesso ci sono parenti o famiglie amiche, eppure per i Regolamento di Dublino non possono valicare le frontiere legalmente, ecco quindi che “scompaiono”, “fuggono” anche dall’Italia.
Per chi, invece, vuole restare sul territorio italiano, ecco che occorre mettere a punto un sistema di seconda accoglienza in grado di favorire l’integrazione e il ritornare alla vita.
La casa famiglia, dunque, sarà un tassello importante in difesa dei migranti in difficoltà.