Reggio Calabria / Identità e religione. Ecco perché è importante il “Restauro aperto” della Vara

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restauro vara

C’è il sentire di un popolo che da secoli prega e spera dietro ad una Vara, alla Madonna della Consolazione e da qui passa la cultura e l’identità dei reggini. In riva allo Stretto, infatti, a Reggio Calabria, si vive a settembre un momento collettivo che è la processione della Madonna, che accomuna giovani e vecchi, uomini e donne e gente proveniente da ogni dove. Identità e religione, dunque, sono strettamente correlati. Adesso la Vara è in restauro e la città vive da vicino i lavori e si riappropria dei simboli e prende consapevolezza della propria identità.

In un mondo dove tutto è sfuggente e nel contesto di una “società liquida”, – come sostiende il sociologo Bauman – la questione dell’identità è divenuta sempre più rilevante, se non proprio una vera ossessione per cui le ansie, i dolori e i sentimenti di insicurezza, derivanti dalla precarietà del vivere, trovano i singoli e le comunità sempre più spaesati o smarriti.

L’identità di un popolo passa anche dal senso dell’appartenenza di gruppo a una religione e l’importanza di questo gruppo di appartenenza in quanto riguarda il proprio concetto di sé . 

Ciascuna forma di identità, infatti, è frutto di un processo di costruzione e, contrariamente alle acquisizioni scientifiche del passato, l’identità non sembra essere più legata all’ambiente delle origini o a tutti quegli elementi che potevano contribuire a definirla, come la cultura delle origini, la lingua, la religione, ecc. ma può essere rimodellata dalle esperienze vissute, dalle persone con cui si viene a contatto e dalle varie appartenenze. Dunque, si tratta di un processo costruttivo e dinamico che si sviluppa di continuo e, come afferma Bauman, «l’appartenenza e l’identità non sono scolpite nella roccia, non sono assicurate da una garanzia a vita, sono in larga misura negoziabili e revocabili».

L’identità culturale e la modernità liquida

A rendere più complessi, e forse problematici, tali processi sociali e culturali è il contesto di mobilità, di flessibilità e mutevolezza, tipico della modernità liquida. Di fatto, costruire la propria identità risulta molto più difficile in una società in cui tutto si muove e tutto cambia con rapidità, non potendo più fare affidamento su dei punti di riferimento solidi che in qualche modo vengono rifiutati nel timore di incontrare la rigidità e la limitatezza, ma soprattutto per l’impossibilità di adattarli alle nuove e cangianti esigenze degli individui.

L’identità culturale attraversa una crisi profonda per effetto del processo di omologazione dei media, del crescente distacco dalla tradizione (memoria storica scritta e orale) e del processo di sradicamento dovuto all’emigrazione, alla mobilità territoriale per la ricerca di lavoro o di una patria o per fuga da situazioni politiche, economiche e di vivibilità impossibili (migrazioni dei popoli).

Il restauro aperto al Consiglio regionale

Per questo la scelta che ha fatto il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ed Segretariato Regionale del MiBACT per la Calabria di restaurare la Vara di Reggio Calabria è importante. Ma c’è di più: concluse le indagini preliminari al restauro della Vara a Reggio Calabria, il MiBaCT ha voluto rendere pubblico e visibile il restauro. Così ecco che è al via il “Restauro aperto” allestito per interagire con i visitatori e offrire la possibilità di assistere alle attività di restauro presso il palazzo del Consiglio Regionale a Reggio Calabria. Qui la Vara è stata portata, in spalla, dai portatori. 

La monumentale Vara è una macchina processionale composta da una struttura metallica, disposta per il trasporto a spalla per mezzo di barre di legno, su cui poggia una cornice d’argento, che accoglie il cinquecentesco dipinto di Nicolò Andrea Capriolo ed è decorata da altorilievi ed ex voto risalenti al XVIII secolo. Misura circa 6 m in altezza, 2,5 m in larghezza e 1,5 m in profondità. È composta da una struttura portante metallica e da sontuose lavorazioni artistiche, costituite da cornici e modanature rivestite da lamine in argento sbalzate, bulinate, cesellate. La base è arricchita da un candeliere a sette bracci digradanti, mentre la sommità accoglie lo stemma di San Giorgio ed una corona in argento.

“Nell’ambito delle indagini preliminari, il rilievo fotogrammetrico, che si è basato su tecniche di modellazione analitica, ha restituito – spiegano gli esperti – una modello tridimensionale che, grazie ai sofisticati software impiegati, presenta altissimi livelli di precisione e accuratezza. Il modello ottenuto, che rappresenta uno straordinario documento dello stato della Vara nella sua fase antecedente al restauro in corso, è stato utilizzato per la mappatura dei degradi e le indagini diagnostiche. Tra queste, le analisi metallografiche hanno permesso di caratterizzare i metalli che compongono la Vara – argento, rame e ottone – e determinarne la microstruttura, al fine di individuare e mappare la presenza di trattamenti superficiali, la direzione di eventuali linee di deformazione plastica, la misura degli spessori e, ovviamente, la presenza di fenomeni corrosivi e di altre patologie di tipo metallurgico”.

Adesso all’interno del cantiere aperto al pubblico è possibile visitare, un percorso espositivo per immagini, dedicato alla storia e al restauro della Vara.

Con il “Restauro Aperto”, dunque, si offre la possibilità di guardare in modo diverso un’opera d’arte, che ha un ruolo identitario profondo ed antico nella cultura della città dello Stretto. Si offre l’anticipazione del futuro di un’opera, che a mano a mano viene restituita alla sua origine.

La città e la Vara

Il rapporto che c’è tra la città e la Vara è un legame profondo, che va oltre la religione ed è il sentire di un popolo, è la sua storia, è la sua identità. Solo riconoscendo questo legame, promuovendo dei processi formativi che aiutino a ridefinire e rielaborare, dall’interno del proprio sistema culturale, i tratti fondamentali dell’identità culturale, liberandola da ciò che può ostacolarne lo sviluppo, si può uscire dalla crisi odierna della società liquida. Il processo di rielaborazione e ri-definizione dovrà realizzarsi all’interno del proprio contesto culturale e dei propri modelli culturali fino alla ri-appropriazione degli stessi e alla sua reinterpretazione. Così potrà svilupparsi una capacità selettiva che consentirà di far fronte a tutti gli altri modelli che arrivano e s’impongono ‘dal di fuori’. Pluralismo e dialogo non comportano necessariamente la perdita dell’identità, ma aprono all’alterità e, dunque, alla ricchezza delle diversità. E perché ciò avvenga servono dei percorsi di educazione interculturale che favoriscano il riconoscimento e la ri-appropriazione della propria identità per saper interagire con altre identità.

Osservare da vicino i simboli della propria cultura, della religiosità è dunque importante e l’ingresso in cantiere permette di osservare i restauratori al lavoro e di sentirsi partecipi delle scelte metodologiche. È questo un restauro dedicato ai visitatori, che desta interesse, curiosità e anche l’emozione di guardare da una nuova prospettiva un simbolo che ha partecipato alla storia della città, toccato nei decenni da centinaia di mani e affidato adesso alle cure delle mani dei restauratori e agli occhi dei visitatori. Si possono seguire i lavori anche attraverso la diretta video trasmessa all’interno della sala.

Visite guidate e convegni tra arte e memoria

Durante le visite, videoclip riassuntivi consentono ai visitatori di assistere anche alle principali operazioni effettuate nei giorni precedenti. In una mescolanza di proposte per il pubblico, il tutto è corredato da visite guidate e da alcuni convegni in programma dal titolo: “LA VARA, popolo, culto e memoria”, “Leggere la Vara tra testimonianze, arte, storia”, “Dentro e fuori il restauro della Vara”, che illustreranno l’importanza di questo bene etnoantropologico, testimonianza dell’identità e della storia delle istituzioni collettive e religiose del territorio. I giorni e il programma dei convegni saranno divulgati dal Segretariato Regionale MiBACT per la Calabria.

Il “Restauro Aperto” della Vara è visitabile presso Palazzo Campanella, con ingresso in Via Cardinale Portanova, tutti i giorni dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 17.30. Il sabato dalle 10.30 alle 12.30. Per prenotare le visite guidate (gruppi di min. 10 persone) è possibile scrivere all’indirizzo mail dell’Ufficio Relazioni per il Pubblico del Segretariato Regionale MiBACT per la Calabria: sr-cal.urp@beniculturali.it.

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